BS Giugno
2022

LA FAMIGLIA SALESIANA

UNA VOLONTARIA

Volontarie di don Bosco

Carta d’identità di una vita semplice e ordinaria che nasconde un fuoco.

Nome e cognome: Istituto Secolare “Volontarie di don Bosco” (VDB)

Siamo suore mancate? Mezze suore? Suore laiche? No: siamo consacrate secolari salesiane. Che cosa vuol dire? Abbiamo consegnato tutta la nostra vita a Dio attraverso i consigli evangelici ma niente ci distingue dagli altri cristiani: viviamo in una casa, andiamo a lavorare, facciamo la spesa, e viviamo nello spirito di don Bosco.

Data di nascita: 20 maggio 1917

Don Bosco aveva immaginato l’esistenza di persone esterne che potessero condividere in pienezza il carisma salesiano, ma non riuscì a mettere a fuoco l’idea di una consacrazione secolare, che all’epoca sarebbe stata incredibilmente visionaria. L’intuizione è di don Rinaldi. “Di don Bosco gli mancava soltanto la voce”, fu il suo terzo successore, ma tra i tanti incarichi trovava sempre il tempo per trascorrere le prime ore delle sue giornate in confessionale. Mi piace pensare che la nostra vocazione sia nata lì. Le confidenze di alcune ragazze lo spinsero a cercare una forma nuova per vivere il carisma salesiano. Formò un piccolo gruppo di affezionate oratoriane e propose loro di “fare del desiderio di spendersi per Dio e per don Bosco” una scelta di vita, continuando a condurre un’esistenza normale ma con la radicalità del dono totale di sé. Il loro modello doveva essere Maria, che “non aveva nulla di straordinario, benché in essa vi fosse tutto di straordinario”. L’inizio fu segnato dall’umiltà e dalla precarietà: i primi incontri si svolsero mentre l’Italia era ancora impegnata nella Prima Guerra Mondiale e le prime a professare furono tre. Il piccolo gruppo camminò nell’iniziale difficoltà a dare forma a un modo di vivere la consacrazione fino ad allora inconcepibile.

Fotografia: le VDB oggi

Attualmente le Volontarie sono circa 1200, sparse in quasi tutti i continenti. Alcune vivono abbastanza vicine tra loro, mentre altre si trovano in situazioni difficili, ad esempio si trovano a distanza di ore dalla più vicina o vivono in Stati che non vedono di buon occhio la presenza di cristiani. Il nostro stile di vita non si può quindi riassumere in un’unica immagine perché ognuna esprime il carisma in modo originale, a seconda della realtà in cui vive. Ognuna di noi appartiene a un Gruppo che si ritrova per il ritiro mensile, con la guida di una responsabile e l’assistenza di un sacerdote salesiano. I Gruppi si riuniscono in Regioni e tutte le Regioni del mondo fanno capo a un Consiglio Centrale guidato da una Responsabile Maggiore. Il nostro percorso nell’Istituto inizia con un periodo di Aspirantato e prosegue con la Professione dei voti, prima temporanea e poi perpetua.

Professione: qualsiasi!

Anche se molte lavorano in campo educativo o socio-sanitario, qualsiasi professione può essere per noi uno strumento per testimoniare la fede attraverso la dedizione, la competenza e la cura per le persone che abbiamo accanto. Affrontiamo il lavoro con la consapevolezza che è un’occasione per santificarci, per esercitarci ad amare e per scoprire la bellezza che si nasconde in ogni realtà umana.

Cittadinanza: la Famiglia Salesiana

Il carisma salesiano dà forma alla nostra appartenenza. Anche se non possiamo esporci troppo, il nostro legame con don Bosco e con don Rinaldi ci fa sentire a casa nella Famiglia Salesiana. Con gli altri membri del mondo salesiano condividiamo i tratti della spiritualità e della carità pastorale di don Bosco. Per alcune di noi il carisma salesiano è sempre stato come l’aria che abbiamo respirato fin da piccole. Altre invece hanno incontrato don Bosco proprio quando hanno scoperto questa vocazione e hanno iniziato ad apprezzarlo attraverso le parole di don Rinaldi. Il nostro fondatore indicava spesso alle prime vdb l’esempio di don Bosco, cercando di scoprirne i tratti interiori. Alle prime ragazze che provavano a seguire don Bosco nella quotidianità indicava in particolare la bontà, la purezza, la dedizione al lavoro, l’impegno per i più piccoli. Allo stesso tempo raccomandava la preghiera e trasmetteva la necessità di vivere ogni giorno la meditazione. Anche per noi oggi incarnare lo spirito di don Bosco nella quotidianità significa provare a comportarci come la candela che “mira in alto, illumina attorno, consuma sotto”. Con questa immagine don Rinaldi ci spinge a cercare l’unione con Dio, con lo sguardo sempre rivolto al Cielo anche nelle azioni più semplici della giornata; ci chiede un apostolato coraggioso, che però come la luce non punta a farsi guardare ma a illuminare il bene che è nascosto nelle realtà; non ha paura a consumarsi consegnando totalmente a Dio tutte le energie per il bene delle persone che le sono affidate.

In pratica? Don Rinaldi ci ha dato l’impegno di essere le “truppe di riserva” dei salesiani e delle suore, ci ha chiesto di essere dove loro non possono arrivare. Per questo il nostro modo di incarnare lo spirito salesiano non si esprime attraverso Opere nostre, ma è come sbriciolato nel nostro ambiente di vita: chi può si dedica ai ragazzi, ai poveri, agli ultimi; tutte viviamo il nostro lavoro e le relazioni come occasione per sperimentare l’amorevolezza, l’attenzione, la cura verso le persone che ci sono messe accanto. Facciamo questo con la sensibilità che la nostra femminilità ci offre: come don Bosco fu un padre, noi cerchiamo di vivere una maternità spirituale verso le persone che ci sono affidate. La esercitiamo con piccoli gesti e attenzioni, niente di straordinario ma, piccole cose che possono far sentire le persone ascoltate, rispettate nella loro dignità, valorizzate, accompagnate, amate.

Residenza: nel mondo (ma non del mondo)

Il nostro posto nella Famiglia Salesiana è quello delle avanguardie, delle estremità. Non possiamo accontentarci di stare nelle realtà dove le persone sono già raggiunte da Opere salesiane, perché sentiamo la spinta ad andare altrove, dove un prete o una suora difficilmente potrebbero essere accolti nella loro testimonianza esplicita. Il “Da mihi animas” ci invia ovunque. La nostra vita si svolge interamente “nel mondo”: ognuna di noi ha una casa, un lavoro, le attività di servizio più disparate in ogni campo della società. Questa condizione di vita ci accomuna alla stragrande maggioranza dell’umanità e la nostra forza sta proprio nel non poterci distinguere in nulla dalle altre persone, nel poter stare vicino ai fratelli accompagnandoli nella semplicità e nella fatica della vita quotidiana. Il nostro stare in mezzo agli altri è totale e ci permette di operare come il lievito nella pasta. La debolezza di trovarci spesso da sole negli ambienti di vita ci sprona ad aggrapparci a Dio e a cercare la comunione con le persone che abbiamo accanto.

Stato civile: consacrate

La presenza nel mondo ci espone molto al rischio di lasciarci trascinare dal “Fan tutti così”, facendo smettere il cuore di ardere, soffocato dalle spine o da altri pensieri, e adagiandoci ad una vita mediocre.

La consacrazione è il modo più radicale per affermare che, dietro la quotidianità, c’è un dono totale e radicale di sé. Non abbiamo una comunità che si prenda cura di noi, non viviamo la povertà di una religiosa (che vive in comunità), ma ci sosteniamo con il nostro lavoro. Non viviamo l’obbedienza dei religiosi, ma siamo radicate in ogni luogo in cui lavoriamo e operiamo. Attraverso il discernimento cerchiamo l’obbedienza nella volontà di Dio, e nelle leggi civili; proviamo a leggere i segni dei tempi e ad ascoltare il grido dell’umanità. Ci consegniamo totalmente a Dio per balbettare una risposta al suo amore che ci ha precedute e che ci sorprende sempre con la sua fedeltà e la sua vicinanza. Per noi che non viviamo in una comunità religiosa, la pienezza della consacrazione è la nostra unica forza, anche se sperimentiamo la debolezza, la solitudine, l’incapacità di risolvere situazioni più grandi di noi. Proprio in queste debolezze Dio ci mostra la sua misericordia, ricomincia sempre con noi dandoci nuove occasioni e si serve di noi, per quanto fragili e inaffidabili, per manifestare il suo amore alle persone che avviciniamo.

La consacrazione, anche se non emerge agli occhi degli altri, cambia il nostro sguardo e il nostro modo di stare nel mondo. Sapere che apparteniamo a Dio ci tiene innestate in Lui come i tralci alla vite e ci sostiene nelle tempeste. Se Dio è con noi, il nostro sguardo diventa più buono e capace di trovare segni di bene e di speranza.

Segni particolari: il riserbo

Spesso ci viene chiesto perché non riveliamo la nostra scelta di vita. La forza del riserbo sta nel nascondimento, nell’umiltà e nella libertà di portare ovunque una testimonianza. Dove non possiamo parlare esplicitamente, ci impegniamo perché i nostri gesti parlino per noi, nella consapevolezza che Dio può servirsi di qualsiasi strada e strumento, anche di noi, per accendere una scintilla in qualche anima.

Firma: la mia scelta

Naturalmente non posso mettere la firma su questa carta d’identità, però posso accennare al perché ho deciso di giocarmi la vita in questa vocazione. Da quando conosco don Bosco, ho scoperto che neanche io sono così disgraziata da non poter avere niente da dare, che Dio può servirsi persino di me per manifestare il suo amore. Prendendomi cura dei più piccoli ho scoperto che questo rendeva felice me, ho capito che se io volevo bene a dei ragazzi “difficili” e ricominciavo sempre con loro, allo stesso modo Dio voleva bene a loro e a me, allora ho desiderato donargli tutta la mia vita. Anche se non capivo come fare, mi ripetevo “io sto con don Bosco”. Quando ho scoperto questa strada (perché Dio trova i modi più originali per indicarti una strada, per quanto nascosta sia), mi sono sentita a casa e ho chiesto a Dio che mi facesse stare sempre unita a Lui: se non sapevo essere fedele io, che lo fosse Lui per me, affinché la mia vita potesse aiutare almeno un’anima ad avvicinarsi a Lui. Da quando sono consacrata non vivo sulle nuvole, non ho risolto nessun problema e non ho salvato il mondo, ma so di chi sono e ogni singolo momento della mia vita ha acquistato un senso. Ho trovato delle “Sorelle”, magari tanto diverse da me ma con cui posso condividere un cammino che mi rende felice e che spero possa spargere l’amore di Dio nei luoghi dove mi trovo.     

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