BS Febbraio
2022

LE CASE DI DON BOSCO

Guido Salza

Valsalice Il museo voluto da don Bosco

È uno specchio unico e inimitabile delle meraviglie del Creato.

Salendo tra le ville della collina di Torino si trova l’istituto Valsalice: oggi una grande scuola frequentata da un migliaio di giovani che crescono studiando nei corsi offerti, dalla media ai licei. Al terzo e al quarto piano dello storico edificio c’è il museo di storia naturale dedicato a don Bosco, suo fondatore. Infatti sia l’istituto sia il museo hanno ospitato il santo e hanno goduto i benefici diretti della sua opera, divenendo così luoghi importanti per la storia della congregazione salesiana.

Il museo nacque quando don Bosco divenne il proprietario di una collezione di centinaia di esemplari di animali allestita dal canonico torinese Gian Battista Giordano, che fu un predicatore di gran fama e cooperatore salesiano. Il canonico consacrava le ore libere a fare ricerca di uccelli rari, a imbalsamarli e a classificarli. Egli esponeva tale collezione nella sua casa, dove si davano appuntamento anche numerosi studiosi piemontesi in una sorta di salotto scientifico.

Alla morte del Giordano nel 1871, una donna propose a don Bosco questa collezione in ottimo stato: era la contessa Rita Malliano, vedova del conte Alberto Bruno di Cussanio, che venne in possesso del patrimonio naturalistico. La nobildonna, già benefattrice di don Bosco, ebbe un grave dissesto finanziario e perciò il nostro Santo per aiutarla, grato della carità da lei ricevuta, e per potenziare la scuola di Valsalice, acquistò la preziosa collezione.

Dalle Memorie biografiche di don Ceria (volume XIV; pagg. 167-168) sappiamo che don Bosco celebrò solennemente l’inaugurazione del museo zoo­logico il 5 luglio 1879, chiamando a presiedere la cerimonia pubblica un senatore del Regno.

Don Bosco intendeva utilizzare la raccolta di animali per la formazione scientifica dei suoi allievi dando anche in questo prova della sua capacità di lungimiranza. Il padre dei salesiani sin dall’inizio delle sue scuole volle che le scienze sperimentali fossero molto presenti nello studio dei giovani e incoraggiò l’acquisto di apparecchiature scientifiche e di materiale espositivo.

Sfogliando le pagine di una lettera di un direttore del museo di Valsalice nel passato si possono leggere queste riflessioni: un museo salesiano conserva grandi valori che aumentano nel tempo perciò è un bene da difendere per la congregazione, è una testimonianza a livello mondiale della Società fondata da don Bosco e del suo carisma missionario speso per i giovani. Inoltre anche i musei sono strumenti per l’evangelizzazione della società in quanto tutti contengono un qualche messaggio evangelico.

La lettera si chiude ricordando che in un museo salesiano è possibile salvaguardare il lavoro di una vita di un confratello. Tanti infatti sono i nomi dei salesiani legati al museo “Don Bosco” come il coa­diutore sig. Gaudi, suo conservatore fino al 1951, e don Verri, scopritore del quarzo geminato a cuore di Traversella, che, primo reperto del genere in Piemonte, è diventato l’emblema del museo stesso.

Momento di svolta per la storia del museo fu la direzione di don Giuseppe Brocardo, a cui nel 1967 venne affidato il rinnovo del museo e in due anni di assiduo lavoro, in cui coinvolse anche gli allievi, raggiunse un livello di allestimento che si presenta ancora attuale. Nel gennaio 1969 il museo fu inaugurato alla presenza del sindaco di Torino ed iniziava così dopo novant’anni di uso solo didattico interno la sua attività pubblica. Moltissime sono state le classi delle scuole della regione che nel corso di questi cinquant’anni sono venute in visita al museo oltre alle famiglie, le comitive turistiche, i singoli curiosi di scienze che hanno frequentato l’esposizione.

Don Brocardo ampliò sempre più il museo nella personale convinzione di doverlo al suo fondatore don Bosco e confidando nel suo aiuto.

Don Giuseppe con la sua competenza e l’aiuto di don Porrino e don Pederzani, fu artefice della ricchissima collezione di oltre 5000 minerali e rocce da ogni parte del mondo, ordinata secondo gli ultimi criteri scientifici che, con uno spiccato intendimento didattico, seguono il modello che suddivide i campioni per classi mineralogiche in base ai propri caratteri cristallo-chimici. La collezione mineralogica è ancora invidiata da specialisti ed arricchita di campioni di valore scientifico e museale che la inseriscono attualmente tra le maggiori esposizioni del genere in Piemonte e tra le più importanti d’Italia. La sua fruibilità ha generato in molti studenti l’interesse per la mineralogia.

Insieme alla sezione dedicata ai minerali al terzo piano è presente un allestimento di apparecchiature, di cui numerose antiche del xix secolo, adatte allo studio della fisica (strumenti di ottica, acustica, meccanica, elettromagnetismo e relative applicazioni) e della chimica, in buona parte ancora in uso nella scuola. Questa parte è stata arricchita in particolare da don Maj durante il suo incarico di curatore.

Salendo al quarto piano dell’istituto si trova il salone dedicato alla zoologia dei vertebrati e degli invertebrati. Molti esemplari appartengono alla fauna piemontese ed italiana, altrettanti alla fauna straniera e tra questi ultimi vanno segnalate alcune specie che vivono soltanto in Nuova Zelanda, molto rare e perciò difficili da trovare in altri musei.

Non sempre è stato facile ottenere gli animali che oggi si possono vedere esposti. Un esempio ne possono essere i lemuri che per oltre trent’anni il direttore del museo desiderò esporre senza riuscirci. Quando nel 1995 egli rivolse disperando un’ennesima domanda di una donazione di un esemplare di lemure al governo malgascio, portata a destinazione dal rappresentante dei superiori per il Madagascar, il governo malgascio finalmente decise la donazione di due specie al museo, come grande riconoscimento del lavoro che i salesiani svolgevano per la gioventù malgascia dalla fine degli anni Ottanta.

La tsansa e i trilobiti

Oggi il museo espone oltre mille esemplari dell’avifauna mondiale, tra le quali tutte le specie di uccelli di piccole o medie dimensioni d’Europa. Non mancano i pesci e gli affascinanti rettili come l’anaconda dalla lunghezza di oltre sei metri.

Nel 1892 si iniziò la collezione entomologica con esemplari catturati e preparati dagli allievi; poi arricchita da successive donazioni sia di missionari (dal Brasile, Colombia ed Ecuador) sia di importanti naturalisti, come la collezione del cav. Luigi Pezzi, il bibliotecario dei Savoia, oppure da acquisizioni. Un notevole patrimonio sono le specie esotiche di farfalle o di coleotteri oggi minacciate e quindi protette presenti nelle decine di scatole idonee a conservarle.

Straordinaria è la raccolta di migliaia di conchiglie di molluschi dal mondo, con la presenza di una Tridacna gigante di oltre 120 chili.

La collezione etnografica ebbe origine con i reperti provenienti dalla mostra missionaria dell’esposizione Colombiana di Genova nel 1892. Altre acquisizioni avvennero durante le successive esposizioni salesiane missionarie del 1898 e 1911, quando don Tonelli presentò parecchio materiale naturalistico ed etnografico dell’estrema parte meridionale dell’Argentina. La maggior parte degli oggetti ottenuti dal museo di Valsalice durante l’esposizione del 1925 fu dirottata da don Ricaldone al Colle Don Bosco per il nuovo museo.

Nelle vetrine della sezione di antropologia si possono vedere crani ed ossa preistoriche provenienti dal Chubut e dalla Patagonia risalenti fino a 10 000 anni a.C. Materiale molto interessante proviene dalla tribù Yanomami che vive alle sorgenti dell’Orinoco, dove fu molto attivo il missionario salesiano don Luigi Cocco. In Congregazione ci sono conservate soltanto due tsanse, un trofeo di testa umana svuotata e molto rimpicciolita: una a Quito in Ecuador nel museo allestito sulla tribù Shuar ed una a Valsalice. La tsansa testimonia il lavoro dei salesiani che hanno evangelizzato i Shuar, la più bellicosa tribù del sud America.

Nel 1900 si aggiunse la prima raccolta di fossili piemontesi. Oggi la raccolta paleontologica contiene numerosi campioni di fossili provenienti da ogni parte del mondo presentati nelle loro successioni geologiche e sicuramente da non perdere sono un paio di uova di dinosauro, spettacolari ammoniti, preziosi trilobiti e i pesci fossilizzati del monte Bolca vicino a Verona, importante giacimento fossilifero.

In ultimo si ricordano le interessanti raccolte a tema dell’erbario (le specie vegetali già determinate sono oltre 15 000), quali l’erbario con le specie descritte nella Bibbia o la serie di piante “Virgiliane”, cioè citate da Virgilio nelle sue opere e di cui si è cercato di trovare il corrispondente botanico attuale. La pregevolezza dell’erbario di carattere internazionale sta anche nell’autorevolezza dei ricercatori degli ultimi due secoli, che ne hanno raccolto i campioni: don Allioni, don Gresino, don Crespi che fu esperto in felci tropicali, don Cimatti che mandò materiale del Giappone e don Porta che donò un erbario di gran valore composto di 1200 specie.

Gli amici del Museo

Oggi il museo continua a vivere grazie alle donazioni dei benefattori, molto spesso exallievi, che stimano l’opera dei salesiani e conoscono le caratteristiche del museo di Valsalice apprezzandolo; oppure altrettanto importanti sono i contributi dei visitatori che permettono con le loro offerte l’acquisto di nuovi campioni o l’allestimento di nuovi punti di esposizione.

Grande riconoscenza si deve all’associazione degli Amici del museo don Bosco, composto da professionisti ed amanti della natura, che da anni collabora alla missione del museo prestando il proprio competente aiuto anche nell’organizzazione dei cicli annuali di conferenze di esperti sui diversi argomenti della scienza oppure nella preparazione di mostre temporanee.

Se la conoscenza di Dio è fondamentale per poterlo amare, il modo più semplice per conoscerlo, che don Bosco indicava ai suoi ragazzi, è quello di scoprirne la bellezza attraverso la contemplazione del creato.

Per questo il progetto del museo per i prossimi anni è di camminare con i giovani sulle orme dell’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco.       

Museo Storia naturale Don Bosco

Istituto salesiano Valsalice

Viale Enrico Thovez 37 – Torino

Tel. Centralino 011.6300611

Possibilità di visita nel fine settimana

con orario: 912 / 1518.

Necessaria la prenotazione telefonica.

Previo accordo telefonico anche nei pomeriggi feriali.

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