IN PRIMA LINEA
Antonio Labanca di Missioni Don Bosco
Una visita: MARIA AUSILIATRICE A BUENOS AIRES
Dove sono arrivati i Salesiani è arrivata la devozione a Maria Ausiliatrice. L’arrivo dei Salesiani in Argentina segnò il primo passo dell’espansione missionaria della Congregazione. I primi 10 Figli di don Bosco arrivarono nel Paese, il 14 dicembre 1875, poi sciamarono in tutti gli angoli del vastissimo Paese. Proprio nella capitale, Buenos Aires, edificarono una magnifica Basilica dedicata alla Madonna di don Bosco. Qui fu battezzato papa Francesco, che la amò sempre come la “sua” chiesa.
Pensate di visitare un tempio e vi trovate immersi in un testo sacro scritto per mano di architetti, di pittori, di scultori, di cesellatori. È quello che vi succede se entrate nella Basilica di Maria Auxiliadora a Buenos Aires, sede della parrocchia San Carlo nel quartiere Almagro. Una visione analoga e addirittura mistica ne ebbe il cardinale Eugenio Pacelli che, in veste di Segretario di Stato Vaticano, la visitò nel 1934 durante il Congresso eucaristico svoltosi nella capitale argentina.
Non si tratta di un’impressione esagerata se si ha modo di conoscerne l’idea progettuale e le tappe della sua costruzione. Così è stato per la delegazione di Missioni Don Bosco che nel novembre scorso, in vista dei 150 anni della prima spedizione salesiana oltreoceano, ha avuto la fortuna di visitarla con la guida del professor Flavio Sturla, docente di storia nell’attiguo Collegio Pio IX. Il tempio appare subito come uno scrigno in cui i Figli di Don Bosco hanno voluto radunare tutte le preziosità della fede, i suoi testimoni, la grande maternità di Maria.
Nell’anno 1900 furono gettate le basi della nuova chiesa su quella originaria dedicata a san Carlo Borromeo, molto più piccola. Lo scopo era quello di rendere omaggio in modo solenne alla Vergine Maria con il titolo di Ausiliatrice. Almagro assunse così il valore di una nuova Valdocco per l’intera America, 32 anni dopo l’inaugurazione del santuario a Torino.
Benedetta da don Bosco
Il progetto era stato affidato a don Ernesto Vespignani, un teologo che scrisse così con la pietra il suo trattato. Su una superficie totale di 1800 metri quadrati, la costruzione si articola su tre livelli (inferiore, intermedio e superiore) e con tre navate, una principale e due laterali. Lo stile architettonico si ispirò al Romanico lombardo, in ossequio a san Carlo arcivescovo di Milano.
Per iniziare a dare idea di dove si trovi il fedele di oggi nella storia della salvezza, la Basilica di Maria Ausiliatrice è composta di tre spazi: quello a livello terra (rialzato di un metro e mezzo e con accesso dalla gradinata esterna) che rappresenta la Chiesa Militante, quella che lotta in questo mondo testimoniando la fede per raggiungere il Cielo; quello inferiore, la cripta, che rappresenta la Chiesa Purgante, ossia le anime in Purgatorio che attendono la purificazione per accedere al Paradiso; quello superiore che rappresenta la Chiesa Trionfante, cioè quella che ha già raggiunto il Paradiso e gode della Grazia eterna.
È al livello di quest’ultimo che si trova il cosiddetto Camarín (camerino) della Vergine Maria: una struttura con quattro colonne e una sorta di piccolo tetto che segnala il luogo sacro. Vi si accede dalle due scalinate che fiancheggiano l’altare maggiore. Come le due gallerie laterali, presenta un soffitto di un intenso blu puntellato del giallo-oro delle stelle.
È voluto dall’intelligenza “teatrale” dell’architettura che, appena si superi l’ingresso in chiesa, lo sguardo si volga verso l’alto, appunto verso il Camarín dove si trova la statua in legno intagliato alta 1,4 metri di “Maria Ausiliatrice dei Cristiani con il Bambino Gesù in braccio”. È un’opera benedetta da don Bosco alla partenza dalla Francia, realizzata dallo scultore Paul-François Belouin, il quale dovette attenersi scrupolosamente all’immagine commissionata al pittore Lorenzone per il santuario di Maria Ausiliatrice sulla base delle precise indicazioni del Fondatore. Nel punto più alto dell’abside, sopra il Camarín, si trova la rappresentazione gloriosa dell’Agnello dell’Apocalisse, adorato e incensato da alcuni cherubini.
Le gallerie laterali superiori furono progettate per essere utilizzate dagli studenti del Collegio Pio IX. Anche qui c’è un’abbondanza di rimandi alla spiritualità salesiana, che dodici finestre illuminano in maniera festosa: san Giuseppe, rappresentato nella sua felice ascesa al cielo, accompagnato sulla terra da Gesù e Maria; san Luigi Gonzaga, raffigurato alla sua Prima Comunione amministrata da san Carlo Borromeo; san Giovanni Bosco nella Gloria (opera di Quintino Piana per la beatificazione del 1929); san Domenico Savio portato dagli angeli in cielo e incoronato (opera di Cirilo Katkoff del 1952).
Sopra la porta d’ingresso si trova l’organo, stimato dalla Città di Buenos Aires come patrimonio culturale della città. Proveniente dall’Italia, costruito nel 1910 dalla ditta Vegezzi Bossi, fu inaugurato nel 1911 dal musicista Luis Ochoa alla presenza del compositore Pietro Mascagni: l’ascolto di poche note suonate su quello strumento fa intuire che, nella complessità architettonica del Vespignani, fosse compresa anche la sonorità dell’ambiente: un’esperienza quasi ipnotica.
Il “parrocchiano” Francesco
Un altro Papa trova qui le sue radici: è Francesco, battezzato nel Natale 1936, due anni dopo il passaggio del suo predecessore.
Don Ramon Dario Perera, ispettore di Buenos Aires, dichiara: «Il santuario di Maria Ausiliatrice, la Basilica di Maria Ausiliatrice a Buenos Aires, è uno dei più importanti dell’Argentina. I Salesiani portavano con loro la devozione di Maria Ausiliatrice come avevano ben imparato a Valdocco. Il santuario attualmente riceve molte persone, soprattutto intorno al 24 maggio, che è la festa di Maria Ausiliatrice. Tutte le nostre opere, che sono numerose in Buenos Aires, fanno un giorno di pellegrinaggio. Non dobbiamo dimenticare che tra i devoti di Maria Ausiliatrice c’era papa Francesco, che è nato nel quartiere, è stato battezzato in questa basilica ed essendo arcivescovo di Buenos Aires non è mai mancato alla festa di Maria Ausiliatrice. Si dice che sia andato poco prima del Conclave di Roma, sia salito nel camerino della Vergine e sia rimasto un po’ in preghiera. Immagino come anche questo avesse imparato dai suoi genitori, che erano di lì, della parrocchia salesiana, e che avevano imparato da padre Pósol e dagli altri Salesiani la devozione a Maria Ausiliatrice. La chiesa è bella e intorno c’è un grande movimento che rende la festa di Maria Ausiliatrice davvero un evento molto importante».
Possiamo aggiungere un aspetto non secondario nella realizzazione di questo tempio: la coralità dei Salesiani coinvolti per dare lode a Dio e riconoscenza alla Madonna. Esso è infatti opera collettiva della comunità di Almagro: furono organizzate lotterie, concorsi e raccolte di offerte per poterne finanziare l’erezione. Una parte significativa degli arredi fu realizzata nei laboratori del Collegio Pio IX di Arti e Mestieri: centoventicinque anni fa gli studenti costruirono le panche e i confessionali, le ringhiere in ferro che circondano l’edificio e la Croce che corona la torre principale. Fra loro c’erano due allievi che sarebbero diventati celebri per altre ragioni che quelle artigiane: Ceferino Namuncurá, e Carlos Gardel, compagni di corso nel 1901. Il primo è proprio il giovane mapuche che fu accolto dai Salesiani e ora è riconosciuto dalla Chiesa come beato (un quadro che lo rappresenta è collocato sull’asse centrale della Basilica); l’altro divenne in tutta l’Argentina il più famoso cantante di tango. I due si sfidarono in una competizione per diventare la prima voce del coro del Collegio. Vinse Ceferino e a posteriori i sostenitori dell’avversario, lo “zorzal criollo” (il passero canterino creolo, così soprannominato) giustificarono la sua sconfitta dicendo che “solo un santo poteva battere Gardel».
L’ISPETTORIA DELL’ARGENTINA SUD
L’Ispettoria “Beato Ceferino Namuncurá” dell’Argentina Sud (ARN) è nata in tempi molto più recenti, nel 2010, frutto della fusione di altre tre Ispettorie: quelle di Buenos Aires (ABA), di Bahia Blanca (ABB) e di La Plata (ALP). Uno degli elementi distintivi dell’Ispettoria è stato il coinvolgimento attivo dei laici nell’animazione e nel governo delle opere salesiane, una scelta che ha caratterizzato fin dall’inizio la missione e che continua ancora a svilupparsi.
L’Ispettoria conta 143 Salesiani consacrati e un’ampia rete di ben 63 opere educative, pastorali e sociali distribuite su tutto il territorio. Tra queste si trovano 47 scuole e 14 Centri di Formazione Professionale, che educano formalmente oltre 60 000 studenti; 29 parrocchie, che accompagnano il percorso di fede e di vita di migliaia di persone; 65 tra oratori e centri giovanili, che rappresentano luoghi di aggregazione e crescita per migliaia di bambini e ragazzi; una università, l’Unisal di Bahía Blanca; 11 opere di accompagnamento sociale, rivolte a giovani in condizioni di vulnerabilità, che offrono sostegno educativo, formazione al lavoro e supporto per il recupero dalle dipendenze e diverse missioni tra i popoli originari.
«Ovviamente conoscevo la Basilica di Maria Auxiliadora di Almagro da quando ho iniziato a frequentare i Salesiani di Buenos Aires. Ma mi ha fatto impressione visitarla dopo il mio trasferimento alla Procura missionaria di Torino Valdocco, quattro anni dopo. Ho percepito una volta di più la grandezza dell’ispirazione che don Bosco ha ricevuto dalla persona di Maria, alla quale lui ha risposto “sì” realizzando un’opera così straordinaria ed estesa come la Famiglia Salesiana» (don Daniel Antùnez, presidente di Missioni Don Bosco).

















