BS Ottobre
2024

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Una generazione di “sdraiati”?

Ci sono anche giovani che non smettono di sognare un mondo all’altezza delle proprie aspirazioni e di camminare a testa alta e con i piedi ben piantati per terra per tradurlo in realtà con il proprio impegno tenace e quotidiano.

Una generazione “stesa sul divano”. Che affronta la vita in posizione orizzontale, senza slanci, senza ardore, senza entusiasmo. Che ha smarrito ogni senso di verticalità e la cui unica finestra sul mondo è spesso rappresentata dai tanti device tecnologici – dal computer allo smartphone, dal tablet all’e-book – che moltiplicano a dismisura i suoi terminali recettivi, senza però offrirle una più adeguata chiave di lettura della realtà che la circonda. Gli “sdraiati”: così li definisce il giornalista e scrittore Michele Serra, riferendosi in modo particolare agli adolescenti, anche se una simile categoria sociologica sembra ormai essersi dilatata a tal punto da includere al proprio interno anche molti giovani adulti.

Non sempre, infatti, il cammino verso l’adultità coincide con l’innescarsi di un dinamismo fatto di balzi in avanti, scalate ardimentose per raggiungere le vette più alte delle proprie aspirazioni, tensione inesausta verso il futuro. Talvolta esso assomiglia piuttosto a un rassegnato trascinarsi tra le secche stagnanti della precarietà e della disillusione, prigionieri di un’immobilità psicologica e relazionale prima ancora che fisica, in cui spesso amiamo crogiolarci anziché rimboccarci le maniche per costruire un cambiamento possibile. Una condizione di indolenza che non di rado tendiamo a giustificare con la difficile congiuntura storico-politica in cui ci ritroviamo a vivere, con la mancanza di opportunità offerte ai giovani da una società sempre più sfilacciata e in perenne crisi di identità come quella del terzo millennio, con il fallimento di ogni forma di solidarietà sociale in grado di garantire una dignità di vita a ciascun individuo. Ma, soprattutto, una forma mentis alla quale siamo talmente assuefatti da non farci nemmeno più caso, anestetizzati come siamo dalla quotidiana sovraesposizione a quella potentissima “arma di distrazione di massa” rappresentata dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Di fronte a un’analisi così pessimistica e, per molti aspetti, impietosa, non si può tuttavia fare a meno di porsi alcuni interrogativi cruciali: quali sono le cause profonde che spingono tanti giovani adulti a scegliere di veder scorrere inerte la propria vita, rimanendo allungati orizzontalmente nel mondo? E, soprattutto, la fotografia tracciata da una parte non trascurabile dell’immaginario collettivo è realmente esaustiva del modo d’essere di un’intera generazione che si affaccia alla condizione adulta nella presente fase storica?

Se è vero, infatti, che sono in aumento – e non solo in Italia – i cosiddetti Neet (acronimo di Not engaged in Education, Employment or Training), giovani che né studiano né lavorano e che, in diversi casi, sperimentano forme dolorose di disagio ed esclusione sociale, bisogna però considerare che ogni generalizzazione risulta fuorviante e, spesso, anche ingenerosa. Dietro le fredde percentuali sventolate dalle statistiche ufficiali si nascondono storie diverse e percorsi soggettivi, fatti non di rado di lavoro nero e sommerso, di una miriade di “lavoretti” precari e sottopagati, di scelte sbagliate e progetti di vita inconcludenti che finiscono con l’arenarsi in un vicolo cieco…

E poi, accanto ai tanti giovani che si smarriscono, che si lambiccano nella propria pigrizia e che trovano un alibi nella crisi imperante, ce ne sono molti altri che si danno da fare per costruire, mattone dopo mattone, un futuro migliore per sé e per la società in cui vivono, che affrontano immani sacrifici per tirarsi fuori da una condizione di svantaggio economico o sociale, che investono le proprie energie, la propria passione e la propria creatività per restituire slancio alla propria esistenza ed elevare lo sguardo verso orizzonti nuovi e inesplorati. Giovani che, spesso, fanno meno notizia dei loro coetanei che continuano a vivere “sdraiati” nella propria letargica apatia, ma che non smettono di sognare un mondo all’altezza delle proprie aspirazioni e di camminare a testa alta e con i piedi ben piantati per terra per tradurlo in realtà con il proprio impegno tenace e quotidiano.

Ah che bello, domani mi sveglio
e non vado a lavoro:
ho preso riposo
perché oggi ho comprato un telefono nuovo
e avrò molto da fare
per sincronizzare i contatti e
archiviare le foto degli ultimi anni,
salvati da un dito che altrimenti avrei dimenticato.
Ah che bello, domani mi sveglio
e non ho più un lavoro:
il contratto a progetto è finito,
è scaduto e ora attendo rinnovo.
Chiederò al sindacato, allo Stato,
agli amici cattivi un sussidio per ricominciare,
mentre passo i miei giorni sdraiato
a godermi la precarietà.
Ma, ma, ma, ma,
per fortuna ho un iPhone, un iPod, un iCloud
e non ho resistito,
ho comprato un iPad, un iMac, un iWatch
e non sono pentito!
E me la prendo con l’Isis se il mondo non va,
me la compro col leasing la mia dignità,
quanto meno ho un iPhone, un iMac, un iPod
e domani mi incazzo…
Ah, ah, ah che bello, domani mi sveglio
e che liberazione,
che mi sa faccio prima ad andare su Marte
che andare in pensione,
e mi offusco i pensieri giocando alla Play,
nei momenti più neri mi affido a Realtime,
qualche cuoco su Sky,
torno a casa dai miei e me guardo la Roma…
Ah, ah, ah che bello, domani mi sveglio
e son ricco sfondato,
e mi compro una barca, una macchina grande
e una casa col prato,
e mia moglie bellissima prepara il caffè,
i miei figli felici che corron da me…
Neanche il tempo di un tè
che mi si aprono gli occhi e mi sveglio sudato.
Ma, ma, ma, ma,
per fortuna ho un iPhone, un iPod, un iCloud
e non ho resistito,
ho comprato un iPad, un iMac, un iWatch
e non sono pentito!
E poi chi se ne frega della società,
che con tutti i miei giga me la vivo da qua,
per lo meno ho un iPhone, un iMac, un iPod
e domani…
Ah che bello, domani mi sveglio
e mi taglio le vene:
molto meglio per tutti,
io mi levo il pensiero e anche all’Inps gli conviene.
Nella tomba mi porto l’iPhone e l’iPad,
se vi serve qualcosa mandate un WhatsApp,
giocherò a Candy Crush, se ogni tanto vi va:
è ben accetta una vita…

(Mirkoeilcane, Per fortuna, 2018)

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