LA LINEA D'OMBRA
ALESSANDRA MASTRODONATO
Una fragile INTEGRITÀ
Abbiamo bisogno di naufragare per capire ciò che conta davvero, per scendere al fondo della nostra anima e identificare il nucleo imprescindibile della nostra identità intorno al quale rimettere insieme i pezzi di un’esistenza sconnessa e sparpagliata.

Rimanere “interi” in una società che ci vuole “liquidi”, adattabili, pronti a rivestire ruoli diversi o a cambiare maschera a seconda delle situazioni e dei contesti: c’è forse una sfida più complessa di questa per i giovani adulti che – oggi più di ieri – sono alla ricerca di una propria identità? Come si fa a non perdersi, quando tutti i punti di riferimento su cui siamo abituati a fare affidamento si sgretolano sotto i colpi di una realtà che cambia troppo in fretta? A non disperdersi in mille rivoli, quando dobbiamo fare i conti con un mondo che va in pezzi e ci chiede di navigare l’incertezza districandoci tra gli interstizi di una quotidianità sempre più caotica e frammentata?
Mai come in questo momento storico, in cui l’apparenza spesso divora l’essenza, parlare di “integrità” sembra quasi un anacronismo. Forse perché l’integrità viene spesso scambiata per rigidità, per mancanza di flessibilità e resilienza, per incapacità di assecondare il naturale fluire della vita. O forse perché la coerenza interiore e la fedeltà a se stessi sono valori ormai fuori moda, una merce sempre più rara – e talvolta poco valorizzata – sul mercato della credibilità. Quasi che essere “integri” comporti per forza di cose una certa riluttanza al cambiamento, il rifiuto di mettersi in discussione per accogliere nuovi punti di vista e diverse prospettive…
Ma rimanere “interi” di fronte ai contraccolpi dell’esistenza non vuol dire essere un monolite che non si fa scalfire da nulla e attraversa indifferente ogni terremoto e ogni tempesta. Significa piuttosto possedere un centro di gravità che non vacilla, una bussola interiore che ci permette di indirizzare i nostri passi, le nostre scelte e i nostri comportamenti verso la medesima direzione, individuando dei valori solidi e non negoziabili che ci aiutino ad orientarci in ogni situazione. Una virtù silenziosa, e al tempo stesso rivoluzionaria, che implica la capacità di “vivere nella verità”, rifuggendo da facili scorciatoie e compromessi e mantenendo in ogni circostanza la propria autenticità.
Una simile integrità del cuore, che già di per sé costituisce un bene “fragile” da proteggere e di cui avere cura, a maggior ragione rappresenta una conquista faticosa per le generazioni più giovani che, nel loro cammino verso l’adultità, non soltanto vedono andare in frantumi o quanto meno rimodellarsi le proprie convinzioni e certezze esteriori, ma soprattutto sperimentano un cambiamento interiore che non di rado coincide con il riconoscimento di nuovi desideri, nuove priorità, nuovi progetti per il futuro che talvolta comportano anche un riposizionamento valoriale che rischia di mettere in crisi la propria visione di se stessi e del mondo.
Di fronte a queste perturbazioni che scuotono le stesse fondamenta della nostra identità, è facile sentirsi “divisi”, spezzati a metà, in conflitto con se stessi, e dunque non più “interi”. E in questo smarrimento spesso tendiamo a trincerarci in un sordo individualismo per ridurre al minimo ogni possibile sconvolgimento che, dall’esterno, possa sconquassare il nostro universo interiore.
Ma, a volte, per trovarci abbiamo bisogno di perderci. Abbiamo bisogno di naufragare per capire ciò che conta davvero, per scendere al fondo della nostra anima e identificare il nucleo imprescindibile della nostra identità intorno al quale rimettere insieme i pezzi di un’esistenza sconnessa e sparpagliata. Perché è proprio nei momenti di disorientamento che possiamo imparare a decifrare la “scatola nera” della nostra interiorità e da lì ripartire per ricostruire la nostra integrità emotiva, riscoprendoci “interi” e “completi” anche nel nostro essere nel mondo.
Niente di nuovo,
qui c’è solo un ragazzo che diventa uomo,
un albero che trema,
un fiume che diventa oceano.
Niente di serio,
ho soltanto buttato i miei vestiti nel fuoco
e ho bevuto sotto questo cielo.
Ma il cuore è intero;
è tutto in mille pezzi,
ma almeno il cuore è intero.
Il cuore è nero,
forse dovrei ripartire da zero,
per amarmi da solo…
Se fossimo elefanti staremmo per estinguerci,
liberarci del mondo,
rimanendo per sempre
come navi nel fondo.
Perché spesso ci vestiamo da spiriti,
ma alla fine ci compriamo le armi
per paura degli altri, per paura degli altri…
Ma il cuore è intero;
è tutto in mille pezzi,
ma almeno il cuore è intero.
Il cuore è nero,
forse dovrei ripartire da zero,
per amarmi da solo…
Ma mi ricorderò di te,
mi ricorderò di stare sempre
almeno sette passi dal mare.
Perché ho bisogno di naufragare,
per trovare qualcosa di vero;
perché ho bisogno di naufragare,
per trovare qualcosa di vero.
Ma il cuore è intero,
il cuore è nero,
forse dovrei ripartire da zero,
per amarmi da solo…
(Dimartino, Cuoreintero, 2019)

















