FMA
Paola Cuccioli
Un prete, una contessa,
UNA CITTÀ
Quali caratteristiche possono avere in comune don Giovanni Bosco, la contessa Gabriella Pelletta di Cossombrato e Nizza Monferrato? Naturalmente la passione per i giovani e il desiderio di investire nel bene le proprie risorse.
Non sappiamo con certezza quando i due si incontrano per la prima volta, probabilmente a Torino. La città di Nizza M. diventerà il loro luogo di incontro privilegiato anche perché i mariti della contessa, due volte vedova (il primo il conte Giuseppe Billiani di Cantoira, il secondo il conte Melchiorre Corsi di Bosnasco) sono entrambi originari di Nizza detta della Paglia.
Il primo documento ritrovato che testimonia la loro vicinanza, è una lettera che don Bosco le scrive, per avvisarla che sarebbe andato a trovarla. Sarebbe partito con il treno da Torino per andare a “fare il carnevale” a Nizza nel suo casino di caccia. Le suggerisce come vorrebbe essere trattato: “Io sono un povero mendicante, e voglio che mi tratti in questo senso per la camera, per la mensa e per tutto, e quel pane e minestra che mi darà sia tutto per amore del Signore”. Dà anche indicazioni su come accogliere eventuali suoi visitatori: “Quelli che vengono per portare denari o trattare di cose che riguardino al bene delle anime venga[no] qualunque ore qualunque giorno, chè saranno sempre con gran piacere accolti. Chi viene per complimenti si ringrazi e si dispensi”. Don Bosco può fermarsi solo per pochi giorni, per quella che per lui è “la campagna più lunga che io faccia da tempo immemorabile”, perché deve andare a cercare … presso benefattori. A Torino, infatti, i numerosi ragazzi che popolano i cortili e le scuole di Valdocco, divorano molte pagnotte e il panettiere alla fine della settimana presenta sempre un conto salato. La contessa non si scoraggia e per avere qualche giorno in più il suo ospite, si offre di pagare il debito.
La casa della contessa sarà luogo di riposo per don Bosco e i primi salesiani, ma anche luogo di lavoro e di scelte importanti. Qui riceve don Domenico Pestarino, sacerdote salesiano che accompagna un gruppo di giovani che, il 5 agosto 1872, diventeranno Figlie di Maria Ausiliatrice, per definire alcuni punti sulle future regole. Qui accoglie numerosi sacerdoti per verificare, su incarico del Papa, la possibilità che diventino vescovi. Qui definisce l’apertura del liceo di Alassio.
La beneficenza della contessa va oltre l’ospitalità e si allarga anche ai chierici salesiani. In tempi di guerre e di servizio militare obbligatorio e per lunghi anni, don Bosco è seriamente preoccupato per i suoi seminaristi: imbracciare il fucile, macchiarsi le mani di sangue contrasta con il prendere tra le mani il calice e il pane che diventeranno il Corpo e il Sangue di Gesù. Trova diverse soluzioni tra cui quella di riscattare i giovani dalla leva, prevista dallo Stato, ma possibile solo con l’aiuto dei benefattori visti gli ingenti costi governativi. La contessa Gabriella sarà in prima fila con la suocera, Teresa Olivazzi di Quattordio vedova Corsi.
Nel novembre del 1871 don Bosco si ammala a Varazze; lei va a trovarlo con un medico e si fa mandare quotidianamente notizie dai salesiani sulla sua salute. Quando guarisce e dovrebbe tornare a Valdocco per la convalescenza, si offre di donargli una coperta per proteggerlo dal freddo inverno ed evitargli il mal di testa. Inizialmente don Bosco declina l’offerta, essendo molto liberato nelle sue esigenze, ma, ripensandoci, le risponde: “Sì, buona signora, le sarò riconoscente se mi provvederà un bello strato di biglietti da due lire; servirà mirabilmente a liberarmi dal mal di capo, che probabilmente dovrò incontrare al mio arrivo all’Oratorio!”. Non sappiamo se la contessa abbia effettuato il dono, ma di sicuro il 15 febbraio 1872 alla stazione di Porta Nuova, l’attendeva la sua carrozza.
La benevolenza della contessa si estende anche alle Figlie di Maria Ausiliatrice, in particolar modo quando la Casa-madre si trasferirà a Nizza Monferrato nel settembre 1878. Don Bosco acquista, infatti, l’antico convento dei frati Francescani, divenuto, dopo l’acquisto di una società enologica, cantina. Qui vi trasferirà le suore e le educande da Mornese, prima sede della Congregazione femminile da lui fondata. Alla contessa e alla sua famiglia il compito di cercare benefattori, per sostenere le spese e per inserire le suore nella città. Essi “Vanno, vengono, girano, vedono tutto, scorgendo ovunque la povertà che sa di miseria” e prima di accomiatarsi, in modo discreto, porgendo loro la mano per salutare Madre Mazzarello, la contessa “fa scivolare un biglietto da cento” nelle sue mani. Il genero, il conte Cesare Balbo si offre, presiedendo i lavori, di mandare i suoi coloni ad aiutare a dissodare il terreno. Don Bosco ringrazia i suoi benefattori con una lettera.
La gratitudine di don Bosco si esprime in diversi modi: piccoli gesti concreti, offerte di preghiere, consigli spirituali, visite al Papa e spesso attraverso gesti simpatici. Nel 1877 è di passaggio a Vallecrosia. Le suore entusiaste vogliono manifestargli la bontà e il sostegno della popolazione locale e gli mostrano l’ultimo dono ricevuto. Don Bosco approva soddisfatto e alla vista del “cavolo enorme, così bianco e così bello che sembrava un gran mazzo di fiori”, mentre le incoraggia nel proseguire a farsi ben volere, se lo fa regalare e con il suo biglietto da visita lo fa spedire a Torino alla contessa Corsi, affinché sappia che “don Bosco la ricorda”.
Gabriella Pelletta di Cossombrato non è una donna di cui si ricordano gesta memorabili, ma la sua eredità è il contributo educativo, civile, sociale, economico, di cui rimangono tracce profonde nella memoria, in particolar modo quella salesiana. Da qui scaturisce l’interesse per il rapporto di Nizza Monferrato con lei e con don Bosco.

















