La Buonanotte
B.F. Disegno di Fabrizio Zubani
Un pezzo di CIOCCOLATA

Nel 1933, a Parigi, nacque una bambina in un’amorevole famiglia. Il suo nome era Francine. Nel 1940, suo padre Robert fu catturato dai tedeschi e mandato in un campo di prigionia in Austria. Poi toccò alla madre e a Francine. Furono stipate su un treno diretto a Bergen-Belsen.
A ogni prigioniero fu concessa solo una piccola borsa.
La madre, Marcelle, scelse con cura. Tra i pochi oggetti essenziali, nascose due pezzi di cioccolato: un tesoro inimmaginabile, da conservare per quando la fame o la disperazione diventavano insopportabili. Bergen-Belsen non era un luogo di morte rapida. Era peggio. La fame era costante. Le malattie si diffondevano incontrollate. I cadaveri si accumulavano come oggetti usa e getta. La speranza diminuiva di giorno in giorno.
Francine aveva dieci anni. Un giorno, notò una donna in disparte rispetto alle altre. Sola. Stava partorendo un bambino ed era nel mezzo del travaglio. Troppo debole per gridare, troppo debole per sopravvivere da sola.
Francine infilò la mano in tasca. Sentì odore di cioccolato. Quello era l’ultimo pezzo. Lo mise nelle mani della donna.
Quel piccolo gesto, quasi invisibile, cambiò tutto.
Lo zucchero diede forza alla donna. Energia sufficiente per sopportare il dolore. Contro ogni previsione, nacque una bambina sana e strillante in quel luogo progettato per cancellare la vita.
E, contro ogni previsione, sia la madre sia la neonata sopravvissero.
Poche settimane dopo, il campo fu liberato dalle truppe alleate. Francine, Marcelle, Robert sopravvissero.
Il tempo passò.
Francine è cresciuta. È diventata insegnante. Decenni dopo, durante una conferenza, una donna chiese di parlare e disse che doveva fare qualcosa prima di incominciare.
«Mi chiamo Yvonne» disse «Sono una psichiatra di Marsiglia. Sto cercando Francine Christophe».
Francine alzò la mano. Yvonne si avvicinò e le posò delicatamente qualcosa nel palmo.
Un pezzo di cioccolato.
«Sono la bambina. Sono nata a Bergen-Belsen» disse a bassa voce.
Cinquant’anni prima, una bambina affamata aveva scelto la compassione anziché la sopravvivenza individuale. Perché neanche l’inferno può cancellare l’amore e la compassione.














