BS Giugno
2024

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Un “INSIGNE BENEFATTORE”
da non dimenticare

Della trentina di lettere di don Bosco al banchiere Giuseppe Antonio Cotta non siamo riusciti a rintracciarne alcuna. Fortunosamente però ne abbiamo recuperate altre, con le quali possiamo meglio conoscere i rapporti di don Bosco con l’“insigne benefattore che veniva in persona a portargli denaro”, ma che è piuttosto dimenticato.

Il “banchiere della Provvidenza”

Giuseppe Antonio Cotta (1785-1868), nato a Torino da famiglia baronale, divenne console del commercio della città, banchiere e membro di importanti istituzioni. Senatore del regno di Savoia dal 1848 e del Regno di Italia dal 1861, ne frequentò attivamente le sedute fino al trasporto a Firenze, quando non vi poté più assistere per malferma salute. L’impegno socio-caritativo esercitato tutta la vita – era celibe – gli valsero il titolo civile di “Grande ufficiale dell’Ordine Mauriziano”, quello ecclesiastico di “Commendatore dell’ordine di S. Gregorio Magno” e, significativamente, i soprannomi di “banchiere limosiniere” o “banchiere della Provvidenza”.

I primi rapporti con don Bosco (1850-1851)

Iniziarono abbastanza presto, probabilmente nel momento in cui il Cotta sedeva in Consiglio comunale (1849-1852). Infatti il 29 giugno 1850 don Bosco lo invitò espressamente a Valdocco a partecipare alla festa, posticipata, di S. Luigi e di S. Giovanni.

“Ill.mo Signore / Sebbene sia persuaso che poco tempo avrò da poter disporre della venerat.ma persona di V. S. Ill.ma, tuttavia le mando l’orario della nostra festa affinché se un ritaglio di tempo il permettesse, venga a vedere una festa, che per noi è la più bella. Nella speranza che saranno appagati questi miei desideri con tanto rispetto mi reputo a grande onore il potermi dire Di V. S. Ill.ma / Obbl.mo servitore/ D. Bosco”.

Il senatore, che il 1° marzo aveva sentito in senato il collega Ignazio Pallavicini parlare favorevolmente dell’Oratorio di Valdocco, dovette presumibilmente accogliere il gentile invito.

I rapporti fra il Cotta e don Bosco si strinsero ulteriormente nei mesi seguenti tanto che il 19 febbraio 1851 presso il banchiere venne stipulato il contratto di compra in comune della casa Pinardi e di terreni attigui da parte di don Bosco, don Borel, don Roberto Murialdo e don Cafasso. Don Bosco riuscì ad avere a disposizione la cifra da versare (28 500 lire) ma le 3500 lire di spese accessorie furono date dal banchiere stesso.

Di fronte a tale generosità, e confidando ovviamente in quella futura – nel corso dell’anno infatti il banchiere avrebbe offerto altre 8700 lire – si comprende come don Bosco il 20 luglio successivo lo abbia invitato per la posa ufficiale della prima pietra dell’erigenda chiesa di S. Francesco di Sales. Non solo, ma data la sua professione, don Bosco gli affidò il ruolo di tesoriere all’interno dalla Commissione organizzatrice della lotteria in favore della suddetta chiesa (dicembre 1851).

Anni dopo (1858-1860)

Non si hanno più notizie dei rapporti fra don Bosco e il senatore fino all’11 ottobre 1858 quando il santo gli fece pervenire “un paio di pere”. Commovente nella sua semplicità il biglietto di accompagnamento: Benemerito Signore, / sono andato alcuni giorni a Castelnuovo di Asti colla maggiore parte de’ nostri ragazzi per far loro godere un po’ di campagna. Desiderava portarle di là qual che rarità delle nostre vigne, e mi parve che un paio di pere del nostro giardino forse sarebbero dalla bontà di Lei gradite. Ella dunque sia cortese di accettarle, non già pel valore commerciale che è nullo, ma come segno di gratitudine da parte mia e da parte dei miei ragazzi… Sac. Bosco Gio’”.

Gli aiuti finanziari del banchiere all’Oratorio di Valdocco continuarono, fino ad offrire a don Bosco nel luglio 1860 oltre 30 mila lire (poco meno della metà dell’esborso totale) per l’acquisto di casa Filippi. Se ne dovette ricordare il santo che il 1° novembre 1861 gli annunziò preghiere in suffragio dei suoi defunti: “Benemerito Signore / nel desiderio di dare un segno di gratitudine verso di V. S. B. pei molti tratti di carità compiuti verso questa casa, ho pensato di farle cosa gradevole e consentanea alla bontà del suo cuore coll’offerire secondo la pia di Lei intenzione quanto dimani si fa in questa nostra chiesa. Ella dunque offra per quei fini che meglio crederà le messe, preghiere, comunioni, ed altri esercizi di pietà che in tale giorno noi of[f]riamo al Signore… Sac. Bosco Gio”.

Due lotterie (1861-1868)

Cassiere, come si è detto, nella partecipatissima lotteria del 1861 (208 mila biglietti venduti), dovette affrontare un “incidente di percorso”. Vincitori dello stesso premio – un quadro – risultarono gli acquirenti di due biglietti staccati da matrici diverse. La Commissione organizzatrice nella seduta del 23 novembre 1862 accettò il suggerimento del tesoriere: tentare una via conciliativa, con l’offerta di 500 lire a chi dei due non fosse stato favorito dalla sorte in una nuova estrazione; in caso di disaccordo, allo stesso sarebbe andato il valore economico del quadro, una volta fatto stimare da competenti (5000 lire). Cosa che di fatto avvenne. Avrà il Cotta rimpiazzato la cifra persa da don Bosco? Chissà?

Per la terza volta nel 1866 il Cotta fu nominato cassiere della lotteria di oggetti lanciata “a favore degli Oratori maschili… in Torino e per l’ultimazione di una chiesa in Valdocco [Maria Ausiliatrice]. Il Cotta ne poté vedere la conclusione con l’estrazione del 1° marzo 1867.

Ma ormai anziano la salute peggiorava e in occasione di un imminente pericolo di morte a don Bosco che lo invitava a confidare nella Vergine Ausiliatrice, avrebbe promesso, se fosse guarito, di offrire per sei mesi 2000 franchi per la chiesa in costruzione. Cosa che fece pochi giorni dopo per la prima rata e successivamente le altre, venendo poi a morire ottantatreenne pochi mesi dopo l’inaugurazione della chiesa.     

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