I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
Un caffè con il boia
Un giorno don Bosco uscendo dalle carceri, sbagliò scala ed entrò in una stanza, che prima non aveva mai visto. Là trovò un uomo con moglie e figlia, i quali al vederlo entrare rimasero confusi ed interdetti. Don Bosco si accorse dello sbaglio, ma augurò a tutti un cordiale Cereja (il saluto piemontese di riguardo).
Quelle tre persone evidentemente non erano abituate a visite e tantomeno ad essere trattate con rispetto. Risposero timidamente con aria incerta e chiesero a don Bosco che cosa desiderava. «È che mi sento un po’ stanco e avrei proprio bisogno di una tazza di caffè. Ne avete avanzato un po’?»
Non se l’aspettavano e con gioia e premura esclamarono: «Sì sì!» E la figlia corse a farlo. L’uomo guardava don Bosco con una specie di commozione: «Ma lei, don Bosco, sa in casa di chi è venuto?»
«Certo che lo so, in casa di un bravo uomo».
«Ma io sono il boia!»
«Io so che siete un buon cristiano (e questo era vero, poiché tutte le mattine che vi era un’esecuzione capitale, esso mandava cinque franchi ad una chiesa vicina, facendo celebrare Messa pel morituro). Questo mi basta e voglio che siamo amici».
Quel povero uomo, che in vita sua non si era mai visto trattato così cordialmente era sbalordito. Il boia e la sua famiglia erano pesantemente disprezzati da tutti e quando li incrociavano per strada si voltavano ostentatamente.
Arrivò il caffè, ma con una tazza sola.
«Ci vogliono altre tre tazze» disse don Bosco. «Il caffè lo prendiamo insieme!»
«Questo poi no», rispose il carnefice, «troppo onore! Io prendere il caffè in sua compagnia?»
Le tazze arrivarono e don Bosco lo sorbì piano piano conversando amabilmente con la famiglia.
La notizia corse subito fra le guardie carcerarie. «Don Bosco è un brav’uomo e un santo prete!» esclamavano.
E lo favorivano sempre, lasciandolo entrare fuori orario senza permesso avvertendolo se qualche carcerato si ammalava. Per questo, anche quando fu proibito l’accesso alle carceri, don Bosco fu sempre libero di andare e venire fino al 1870.
Le guardie carcerarie andavano spesse volte a visitarlo e a confessarsi all’Oratorio.
Il boia venne per più anni alle funzioni nella chiesa di Valdocco, ma un giorno fu riconosciuto dai giovani, che cominciarono a deriderlo e umiliarlo e da quel momento non entrò più nell’Oratorio. Passeggiando per la città passava sempre nei dintorni, fermandosi sui viali a guardare quei tetti e quella cupola, che gli ricordavano un uomo che forse solo al mondo gli aveva professato stima ed affetto sincero.
Anche un suo figlio frequentò l’Oratorio. Era gentile e dotato. Si confessava da don Bosco, per il quale nutriva un grande amore. Voleva entrare nella carriera ecclesiastica; ma quando seppe che, per la professione del padre, gli era chiusa la via al seminario, ne provò tanto dispiacere, che si ammalò e morì, assistito da don Bosco.
















