I FIORETTI DI DON BOSCO

B.F.

Un amico è per sempre

Il diciottenne Giovanni Bosco, negli anni di Chieri, patì sovente la fame. Lo salvava un amico, Giuseppe Blanchard, che spesso se ne accorgeva, e andava da sua madre, venditrice di frutta, a riempirsi le tasche di mele o di castagne. La brava donna vedeva, e faceva finta di non vedere. Più di una volta, a tavola, Giuseppe si riempiva le tasche di frutta per la stessa ragione. Suo fratello Leandro un giorno levò la voce: «Tu mamma non vedi mai niente. Giuseppe ti porta via la frutta a chili, e tu non te n’accorgi nemmeno».

«Me ne accorgo benissimo» rispose la donna «Ma so dove la porta. Quel Giovanni è un bravo ragazzo, e la fame è una cosa brutta alla sua età». Giovanni supplicava il suo giovine amico a non disturbarsi per lui, ma Giuseppe insisteva con tanto affetto, che doveva accettare.

Don Bosco divenne famoso, ma non si dimenticò mai di lui.

Nel 1876, passando per Chieri, don Bosco vide Giuseppe Blanchard. Era diventato un vecchietto anche lui. Passava per la strada con in mano un piatto e una bottiglia di vino. Don Bosco, lasciando i preti con cui stava parlando, gli andò incontro festoso: «Caro Blanchard! Come sono contento di rivederti. Come va?»

«Bene, bene, signor cavaliere» rispose impacciato. La faccia di don Bosco divenne mesta: «Perché mi chiami cavaliere? Perché non mi dai del tu? Io sono il povero don Bosco, sempre povero come quando tu mi toglievi la fame».

Si rivolse ai preti che gli si erano avvicinati: «Signori, questo è uno dei primi benefattori del povero don Bosco. Ci tengo, sai, che lo sappiano. Perché tu hai fatto tutto ciò che potevi per me. Ogni volta che verrai a Torino, devi assolutamente venire a pranzo da me».

Dieci anni dopo, nel 1886, Blanchard seppe che la salute di don Bosco era poco buona, e si recò a Torino per trovarlo. Nell’anticamera il segretario gli disse: «Don Bosco sta male e riposa. Non può ricevere nessuno».

«Ditegli che c’è Blanchard. Vedrete che mi riceverà».

Don Bosco, al di là della porta, riconobbe la voce. Si alzò con stento e gli venne incontro. Lo prese per mano, lo fece entrare e sedere accanto a sé: «Bravo Blanchard, ti sei ricordato del povero don Bosco. Come va la tua salute, la tua famiglia?»

Parlarono a lungo. Era quasi l’ora di pranzo: «Vedi, sono vecchio e malandato. Non posso scendere a pranzo con te: le mie gambe non sopportano più le scale. Ma voglio che tu scenda a pranzo tra i miei salesiani».

Chiamò il segretario: «Farai accomodare questo mio amico nel refettorio del Capitolo, al mio posto. Pregherò per te, Blanchard, e tu non dimenticare il tuo povero don Bosco».

Confuso, il vecchietto di Chieri pranzò quel giorno al centro del Capitolo Superiore della Congregazione, e raccontò la sua amicizia con Giovanni a Chieri e il suo incontro di dieci anni prima.           

LA STORIA

Il racconto si trova nelle Memorie Biografiche MB I, 298 e seguenti.

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