BS Marzo
2022

LE CASE DI DON BOSCO

Loris Biliato

Tolmezzo Un’opera tra i gioielli della Carnia

Un ambiente sereno, ricco di tradizioni, vitalità e salde radici cristiane.

” I figli di don Bosco vennero a Tolmezzo il 7 ottobre 1926 per assumere la direzione del Collegio Convitto Comunale. Da molto tempo le Autorità di Tolmezzo, in specie, e gli amici ed exallievi salesiani locali, sentivano il bisogno di affidare gli allievi che frequentavano le scuole cittadine a mani sicure di educatori i quali oltre all’apporto morale, dessero anche impulso alle scuole che a stento si reggevano data la riluttanza dei genitori a collocare i figlioli presso famiglie private o ad un collegio non organizzato su basi religiose” (dalle prime righe della Cronaca della Casa).

Quando, il 7 ottobre, giungono a Tolmezzo per dirigere il Collegio Convitto Comunale tre Salesiani: il direttore, un chierico come assistente e un salesiano coadiutore, le condizioni appaiono miserevoli; erano solo sette gli allievi precedentemente accettati. Si trattava di cominciare ex novo, sotto tutti i punti di vista. Dai sette ragazzi dell’inizio, già ai primi di dicembre i giovani salgono a ventotto.

L’anno scolastico 1927-1928 inizia con cinquanta convittori. La Cronaca del tempo ricorda che l’ambiente era già sereno e salesiano. Nel successivo anno scolastico i convittori sono già settantacinque. Il 27 marzo 1928 alle 9 di mattina mentre i ragazzi sono a scuola, una fortissima scossa di terremoto semina panico e rovine mentre nel Collegio si aprono crepe senza però comprometterne la struttura.

24 maggio 1932, posa della prima pietra di un nuovo edificio di proprietà dei salesiani con al piano terreno il teatro e al piano superiore un grande dormitorio per i convittori. Il teatro risulta uno dei più grandi della provincia e permette l’avvio di un Oratorio festivo per i ragazzi a partire dagli 8 anni mentre attira numeroso pubblico alle recite teatrali preparate dai convittori.

Il primo dicembre 1934 nel teatro si installa un apparecchio cinematografico sonoro che viene inaugurato con la pellicola “Tom Mix alla riscossa”.

Nel 1937-38 si apre il Ginnasio interno con le prime due classi mentre nel giugno 1940 iniziano gli esami di ammissione alla prima classe della nuova scuola media unica che unifica tutti i trienni successivi alle elementari.

Un momento difficile per il Collegio salesiano di Tolmezzo è stato il periodo dal settembre del 1943 al maggio del 1945, durante la seconda guerra mondiale. La zona di Tolmezzo dopo l’armistizio dell’8 settembre venne occupata dalle truppe tedesche. Il 1° ottobre una commissione di ufficiali germanici e caucasici visita il Collegio in vista di un’eventuale requisizione. Il 12 ottobre il Collegio viene requisito come sede di medicazione e smistamento feriti. Il 30 ottobre viene adibito ad ospedale cosacco mentre il teatro viene usato per le rappresentazioni dei cosacchi che si sono stabiliti in Carnia. Il 22 febbraio 1945 nel pomeriggio, cinque cacciabombardieri sganciarono una decina di bombe sul ponte vicino al Collegio mandando in frantumi la maggior parte dei vetri e scardinando porte e finestre. Verso la fine di aprile circolano voci sulla resa delle armate tedesche in Italia e il cortile diventa luogo di bivacco di cavalli e carriaggi dei cosacchi provenienti da tutta la Carnia che sostano la notte, per riprendere al mattino la via del nord.

Per iniziativa dell’Arcivescovo di Udine si forma un comitato per l’accoglienza dei reduci e il Collegio Don Bosco diventa centro per il pernottamento e lo smistamento dei reduci italiani che attraversano il confine, assicurando pasti caldi, cure mediche e distribuzione di pacchi di vestiario. L’afflusso maggiore si ebbe nella settimana dal 30 aprile al 6 maggio. Il 2 maggio al mattino entrano ufficialmente a Tolmezzo le squadre dei partigiani. Il 6 maggio verso le ore 18 entrano in paese i carri armati degli alleati. Alla metà di giugno si comincia la riparazione, l’imbiancatura e la pulizia dei locali in vista dell’apertura del nuovo anno scolastico.

Il 10 luglio del 1950 si inaugura il “grest”, oratorio quotidiano per i ragazzi della città. Nel primo giorno oltre 200 iscritti delle classi elementari e medie, si continua per tutto il mese di agosto e fino al 30 settembre.

Il terribile sisma

Alle ore 21 del 6 maggio 1976 arrivano improvvise tre scosse di terremoto, la prima quasi di avviso, non forte ma ben sentita, una seconda la più disastrosa, seguita a pochi secondi da una terza assai forte calcolate all’8° e 9° grado della scala Mercalli con un valore di magnitudo pari a 6.5, fra i più alti mai registrati nell’Italia settentrionale. I ragazzi che si trovavano nella sala TV, dopo la prima scossa scendono in cortile passando poi la notte all’aperto su materassi stesi per terra. Il fabbricato con la Cappella è il più lesionato, dato che si sono riaperte le crepe provocate dal terremoto del 1928, mentre l’edificio con la cucina e la mensa, costruito nel 1959, risulta fin da subito ancora agibile. Il Comune chiede ai salesiani di aprire una mensa che funzionerà dal 7 al 31 maggio fornendo pasti con punte di 800 al giorno. Il Collegio con i suoi ampi cortili diventa centro di smistamento di camion che arrivano con alimentari, vestiario, suppellettili e medicinali.

Il 2 agosto riapre il grest, da quell’anno aperto anche alle ragazze, con attività in parte nel Collegio e in parte nei prati vicini alla Cartiera.

Il 15 settembre nuove scosse di terremoto dell’8° e 9° grado della scala Mercalli rovinano quello che era stato faticosamente riparato durante l’estate e costringono tanta gente di Tolmezzo e della Carnia a partire verso Grado, Lignano e la zona costiera.

Nello stesso giorno arrivava nel Collegio il prefabbricato, già da tempo ordinato in Austria, in previsione del nuovo anno scolastico. Nei giorni successivi inizia il montaggio della struttura lunga 44 metri e larga 15, capace di ospitare 8 aule e un salone. Sarà pronto per l’11 ottobre ad accogliere i ragazzi e per la prima volta anche le ragazze, per il primo giorno di scuola. È stato certamente il modo più degno per festeggiare il 50° dell’opera la cui solenne celebrazione era stata fissata proprio per il 10 ottobre 1976 e rimandata ovviamente per cause di forza maggiore.

Tra gli exallievi del Collegio e dell’Oratorio, possiamo annoverare due vescovi: il vescovo salesiano monsignor Tito Solari arcivescovo emerito di Cochabamba (Bolivia) e monsignor Pietro Brollo che è stato arcivescovo di Udine, numerose vocazioni di sacerdoti e religiosi tra cui l’ultima, in ordine di tempo, del sacerdote salesiano don Matteo Rupil che ha potuto celebrare una delle sue prime S. Messe nel cortile del “suo” Oratorio.

Giovani magnifici

Tolmezzo si trova al centro di un territorio, la Carnia, alla confluenza di varie vallate costellate da tanti piccoli paesi. La denatalità è una piaga che si fa molto sentire e i paesi si vanno svuotando da vari decenni ma non perdono la loro identità, le loro tradizioni e il forte senso di appartenenza. È partito da poco il progetto diocesano delle collaborazioni pastorali volto a formare cristiani che diano testimonianza di dialogo, collaborazione, partecipazione alla vita della chiesa in forza del loro battesimo, rallentato però dalla cultura identitaria legata al paese di origine. I giovani, che respirano questa cultura, allo stesso tempo hanno un’anima globalizzata in cui sogni e progetti sono allineati ai valori del nostro tempo. Il mix di questi due ingredienti li rende ragazzi a tutti gli effetti figli del nostro mondo come in qualsiasi altra parte d’Italia ma con un legame verso il paese di provenienza che lascia in loro un forte senso di comunità.

I salesiani sacerdoti prestano da sempre servizio ministeriale nelle numerose chiese dei vari paesi sparsi per le valli della Carnia e sono molto apprezzati per questo. Senza di noi la domenica tante comunità resterebbero senza Eucarestia domenicale. In alcune zone riusciamo a supplire alla mancanza di catechisti e questo regala un senso di gratitudine e di speranza. Siamo generalmente apprezzati dalla gente per le attività che facciamo in favore dei giovani.

La nostra opera

È presente nella nostra casa una scuola primaria e quella secondaria di primo grado. Durante l’estate è molto vivo l’oratorio con le attività organizzate per tutti i ragazzi del territorio (grest, campi, oratorio serale), durante la stagione invernale si dà la possibilità ai ragazzi e ai giovani di continuare la vita di gruppo iniziata attraverso degli appuntamenti mensili del “grest live”.

In questi ultimi anni il desiderio di essere presenti tra i ragazzi che non frequentano la nostra casa ed esprimere la nostra missione in “uscita” ha spinto la comunità a investire un confratello nell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali del territorio. È molto frequentata la cappella esterna dedicata a Maria Ausiliatrice, punto di riferimento per confessioni e celebrazioni eucaristiche per persone che vengono da tutte le valli.

I punti di eccellenza

La nostra casa è ricercata soprattutto per l’offerta scolastica che assicura una preparazione solida e ricca. L’Oratorio trova il suo momento di maggiore vitalità ed apertura sul territorio nelle attività estive che coinvolgono centinaia di ragazzi e giovani provenienti da tutta la Carnia nell’esperienza del Grest, nei tornei serali, nei campi mobili. Quest’ultima esperienza nata da alcuni anni porta i ragazzi delle medie a percorrere il “Cammino delle Pievi”, un pellegrinaggio della durata di una settimana, attraverso i sentieri delle montagne della Carnia, dormendo in rifugi, canoniche, malghe… e visitando nelle varie tappe le “Pievi”, chiese antiche che nel passato hanno rivestito un ruolo spirituale, sociale e anche militare molto importante per questo territorio e che ancora oggi sono portatrici della presenza del Risorto in questo tempo. Con questa esperienza l’Oratorio fa della sua casa tutta questa terra con la sua storia, le sue ricchezze e continua ad essere segno dell’amore di Dio per i ragazzi e i giovani che lo abitano.

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