BS Giugno
2024

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Tempo di leggerezza,
ovvero l’arte di svuotare

Vediamo se questo tempo ci rincuora, / se questa estate ci consola… / E nuoteremo con il cuore in gola / fino all’orizzonte, / perché in fondo noi in quell’orizzonte / ci crediamo ancora, / ci crediamo ancora…

Un’altra estate è alle porte e, come ogni anno, si fa strada in ognuno di noi il desiderio di ritagliarci un tempo prezioso di pausa e di riposo: un tempo “vuoto” – come ci ricorda la stessa etimologia della parola “vacanza”, da vacans, participio presente del verbo latino vacare, cioè mancare, essere privo – in cui riappropriarci di una libertà e di una leggerezza che durante il resto dell’anno spesso ci sono precluse. 

Nella corsa a ostacoli dell’esistenza, in molti casi, facciamo infatti fatica a sperimentare dei momenti di autentica spensieratezza. Le nostre giornate di giovani adulti sono scandite da inderogabili impegni di lavoro, appesantite da mille incombenze e occupazioni, programmate meticolosamente in modo da sfruttare appieno ogni singolo istante, e persino il tempo “libero” dedicato alla socialità e allo svago si trasforma non di rado in uno slalom – tra una cena con gli amici e un allenamento in palestra, tra una gita fuori porta e un pomeriggio di shopping – per cercare di incastrare il maggior numero possibile di attività nel poco tempo a disposizione. Un’interminabile apnea che attraversa gran parte dell’anno lavorativo, lasciandoci ben poco spazio in cui ci sia concesso di risalire in superficie e, finalmente, respirare una salutare boccata di ossigeno.

Nessuno stupore, dunque, se con l’approssimarsi dei mesi estivi e delle tanto desiderate ferie matura in noi il bisogno di rallentare i ritmi della nostra quotidianità frenetica e irrequieta: di svuotare, togliere, alleggerire, per fare spazio alla semplicità di momenti vissuti all’insegna dell’essenzialità e di una rigenerante levità. In altre parole, a ciò che può renderci veramente felici!

Un’esigenza, questa, che appare tanto più urgente e necessaria in questi tempi di crisi, in cui il nostro cuore è spesso gravato da piccole e grandi preoccupazioni, dal «peso di vivere» – come lo definisce Calvino nella prima delle sue “Lezioni americane” – che, facendo calare un opprimente velo di inquietudine sulle nostre giornate, ci spinge per reazione a ricercare una leggerezza da cui ci sentiamo sempre più alieni.

Lungi dal configurarsi come un futile desiderio di evasione, come una fuga dalle proprie responsabilità nel segno di un superficiale disimpegno, questa insopprimibile volontà di leggerezza risponde al bisogno di ristorarsi nello spirito e ritemprarsi nel corpo, ritrovando un proprio equilibrio interiore e ritagliandosi uno spazio di genuino “ben-essere”. Come ci insegna, infatti, Sant’Agostino con straordinario acume, la leggerezza di cui abbiamo bisogno non risiede nella “vanitas”, cioè nell’ozio fine a se stesso, nell’allontanamento elusivo dalla realtà che ci porta a fuggire i problemi del quotidiano e i dolori dell’esistenza per rifugiarci a tempo indeterminato in una dimensione onirica e falsamente consolatoria, bensì nella ricerca della “veritas”, grazie alla quale possiamo sfrondare la nostra quotidianità di tutto ciò che è inessenziale, superfluo, artificioso e recuperare una spontaneità e una libertà interiore che ci consentano di tornare a noi stessi e al cuore delle cose che fanno bella la nostra vita e la rendono degna di essere vissuta.

È la semplicità di un tempo vissuto come dono, in cui sperimentare un contatto intimo e profondo con la natura e con il suo silenzio, in cui godere con lentezza e senza fretta della compagnia delle persone che amiamo, in cui aprirci alla scoperta di nuove esperienze e relazioni e in cui sospingere lo sguardo verso orizzonti inesplorati. Un tempo di rinascita, durante il quale ciò che conta non è tanto cambiare luogo, quanto mutare prospettiva, per lasciare che la nostra anima stanca e infreddolita possa essere rigenerata dalla luce calda ed avvolgente di una stagione che è metafora della fioritura di rinnovate energie con le quali predisporci ad affrontare le tante sfide che ci attendono.

Lo vedi? Arriva un’altra estate,
lo so, non ci credevi più,
che è stato buio l’inverno,
troppo duro, un inferno,
e così immobile la primavera.
Ma tu ora dove sei?
Dimmi dove sei?
Che oggi ti porto via…
E ce ne andiamo al mare,
chissà che effetto fa?
Vediamo se questo tempo ci rincuora,
se questa estate ci consola…
Lo vedi, amico? Arriva un’altra estate
e ormai chi ci credeva più!
Che è stato duro l’inferno,
ma non scaldava l’inverno:
hai pianto troppo questa primavera.
E tu ora dove sei?
Dimmi dove sei?
Che oggi, se vuoi, ti porto via…
E ce ne andiamo al mare,
chissà che effetto fa?
Vediamo se questo tempo ci rincuora,
se questa estate ci consola…
E nuoteremo con il cuore in gola
fino all’orizzonte,
perché in fondo noi in quell’orizzonte
ci crediamo ancora,
ci crediamo ancora…
Tu ci credi?
Io ci credo ancora!
E ce ne andiamo al mare,
chissà che effetto fa?
Lo vedi? Arriva una tempesta…
E ce ne andiamo al mare,
chissà che effetto fa?
Che poi magari ci consola…

(Diodato, Un’altra estate, 2020)

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