EROI
Sarah Laporta
Sogno ALBANIA
Incontro con don Michele Gentile
Un bigliettino dei superiori cambiò la mia vita e il seme gettato è diventato una pianta rigogliosa.
Ti puoi presentare?
Sono Michele Gentile, salesiano sacerdote, missionario in Albania. Sono nato a Rignano Garganico, piccolo paese del Gargano il 29 aprile del 1940. Di famiglia contadina, quinto su 8 fratelli e sorelle. In famiglia c’era già uno zio salesiano don Angelo Gentile, che sarà il pioniere di tante vocazioni salesiane e un fratello don Antonio anche lui salesiano.
Il paese, pur non essendoci una casa salesiana, ha dato alla chiesa numerosi Figli di Don Bosco e numerose vocazioni maschili e femminili di vari ordini religiosi.
Ho frequentato l’aspirantato a Torre Annunziata (Napoli) e il noviziato a Portici concluso con la professione religiosa il 16 agosto del 1957.
Dopo il liceo in Sicilia e la laurea in ingegneria a Bari, ho fatto gli studi teologici a Torino concludendoli con l’ordinazione sacerdotale il 3 aprile del 1971 a Bari. Dopo un ventennio di lavoro pastorale in varie case salesiane della Puglia, la Provvidenza mi ha preparato l’occasione per realizzare la vocazione missionaria.
Arrivo in Albania e prime attività
Dopo la visita della prima delegazione pontificia in Albania la S. Sede ha invitato ufficialmente i Salesiani a venire in Albania per prendersi cura dei giovani.
Don Fedrigotti, responsabile dei Salesiani in Italia, mandò questo biglietto a don Luigi Testa, ispettore dell’Italia meridionale il 13 giugno: “Caro don Luigi, ti mando questo autografo del Rettor Maggiore, sui problemi dei giovani tuoi “dirimpettai…”. Don Testa lo stesso giorno lo inviò al sottoscritto, allora direttore della Comunità di Lecce, dicendomi di fare una visita in Albania per rendermi conto di persona della situazione.
Così nel luglio del 1991, il sottoscritto con altri due confratelli fa una prima visita in Albania rendendosi conto del degrado materiale e spirituale in cui si trovava l’Albania dopo la caduta del comunismo.
Don Viganò e le due Opere di Scutari e Tirana
Nel mese di ottobre 1991, don Antonio D’Angelo presenta al Rettor Maggiore l’esperienza fatta in agosto, pregandolo di aprire, dopo il “Progetto Africa”, un fronte missionario verso l’Est-Europa, terra di giovani affamati di pane e assetati di futuro. A conclusione dell’incontro don Viganò concluse con poche parole: “Andremo in Albania. La Santa sede ha fatto pressione per aprire una presenza salesiana, ma fino ad oggi non ho ancora risposto. Ho capito che è arrivato il momento”.
A fine mese di dicembre l’ispettore mi chiama per comunicarmi che dovendo fare un nome al Rettor Maggiore di un salesiano dell’Ispettoria disponibile per l’Albania, aveva pensato a me e mi chiedeva se ero disponibile. Risposi che ero totalmente disponibile avendo anche fatto esperienza con gli albanesi in Italia e poi in Albania durante l’estate.
E così si realizza la mia vocazione missionaria. Già nell’ultimo anno di aspirantato, ascoltando la testimonianza di missionari si era acceso in me il desiderio di partire per le Missioni. Ma il Signore volle creare un’occasione speciale per realizzare quel sogno. E così a 52 anni potevo dar inizio con altri 6 confratelli di varie ispettorie alla presenza del carisma salesiano in Albania con l’apertura di due case salesiane: a Scutari e a Tirana. Seguiranno nel tempo l’apertura di due Opere nel Kossovo a Prishtina e a Gjilan e un’altra a Lushnje in Albania.
Prima di recarci in Albania, il Rettor Maggiore ha voluto incontrare a Roma tutti i confratelli destinati all’Albania, con alcune raccomandazioni. Fra le altre cose ci disse:
“Partendo per l’Albania, come per le Missioni, non si va a trovare le comodità. La situazione in quella terra è difficile: si richiede quindi coraggio e sacrificio. È attraverso il sacrificio accettato che passa la fecondità apostolica e vocazionale.
In questo lavoro non sarete soli, ma sentitevi sempre vicina la Congregazione e le vostre Ispettorie. Andate a nome della Congregazione”.
Arrivo in Albania a Scutari il 24 settembre 1992
A Lecce grande festa per il mandato missionario nella Basilica di San Domenico Savio domenica 20 settembre per i Salesiani partenti. E il 24 settembre nel ricordo di Maria Ausiliatrice finalmente si sbarca in Albania.
Domenica 27 settembre il Nunzio apostolico monsignor Ivan Dias accoglie e presenta al popolo albanese nella chiesa dei Francescani di Scutari il gruppo dei Salesiani indicando il campo di lavoro: la scuola professionale, il centro catechistico e l’Oratorio Centro giovanile. Durante la Messa il Nunzio semina alcuni semi in un vaso chiedendo al Signore e a Maria Ausiliatrice che quei semi possano diventare piante rigogliose.
I primi confratelli destinati in Albania sono stati don Michele Gentile, don Oreste Valle e il confratello coadiutore sig. Francesco Gippetto per l’Opera di Tirana e don Zef Gashi, don Renato Torresan e i due chierici Skënder Qerimi e Lekë Oroshi per l’Opera di Scutari.
E così ho iniziato l’esperienza missionaria che ha cambiato la mia vita. Un mondo totalmente diverso da quello italiano, una lingua per me molto difficile da imparare, una nazione multireligiosa, che usciva da una dittatura proclamatasi atea. Ho dovuto accettare una realtà diversa da quella in cui ero vissuto fino ad allora e condividere con il popolo albanese i primi anni della ripresa economica, sociale e religiosa.
A Tirana si prende visione dei cattolici della nostra zona pastorale Lapraka e della situazione. Si individua una sala per poter celebrare la Messa la domenica e alcuni locali con ampi cortili liberi per eventuali attività oratoriane.
Ci si impegna su vari fronti: l’aiuto alle famiglie povere, l’oratorio, la catechesi e la costruzione della scuola professionale. Ci si muove per conoscere le famiglie cattoliche e così invitarle alla frequenza della Messa e alla preparazione ai sacramenti.
Ricordo in modo indelebile il primo giovedì santo (1993) vissuto in Albania. Celebro l’ultima Cena attorniato da pochi giovani e fedeli su un tavolo in un salone che era stata la sala mensa della scuola ufficiali comunista fino a due anni prima. Un’altra esperienza indimenticabile, una delle messe della notte di Natale celebrata in un villaggio in un capannone, usato come stalla, dove sono accorsi numerosi bambini e fedeli con delle torce e candele (non c’era la luce): i bambini seduti su una trave o sulle proprie ginocchia, come si usa in Albania, e al momento della consacrazione un asino presente nella stalla che raglia. I bambini scoppiano a ridere ed io: “È il suo modo per adorare il Signore” e tutti zittiscono.
Difficoltà immense per poter iniziare la nostra missione a Tirana, dove era stato previsto un Centro di formazione professionale. Ex-proprietari del terreno non permettevano la costruzione degli ambienti per la scuola e l’oratorio. Per tre anni abbiamo dovuto lottare contro la burocrazia, contro gli ex-proprietari e finalmente il 19 aprile del 1996 l’inaugurazione dei primi edifici della scuola con la presenza del presidente della Repubblica Italiana on. Scalfaro e quello albanese Sali Berisha. E l’anno successivo l’inaugurazione degli ambienti dell’Oratorio alla presenza del Rettor Maggiore don Vecchi, che ritornerà in Albania dopo un anno per ricevere le professioni religiose dei primi 5 salesiani.
Un’altra esperienza forte ho dovuto viverla a Scutari nel periodo della guerra civile nel marzo del 1997. Per le strade cannoncini e carri armati dovunque. Di notte impossibile dormire per i continui spari. Paura di uscire dalla città, ma anche la necessità di andare a celebrare la Messa domenicale e le funzioni della Settimana Santa nei vari villaggi. E il coraggio ti viene, quando sai che c’è il Signore accanto a te.
Lo stesso accadde nella città di Scutari nel febbraio dell’anno successivo, quando di notte alcuni facinorosi assaltarono la nostra casa. I 5 novizi per salvarsi si calarono dalla finestra del primo piano con le lenzuola insieme al Direttore-Maestro don Rudi, che però nel cadere si ruppe tutte e due le gambe.
Per più di 15 anni ho servito come amministratore parrocchiale o come parroco vari villaggi dei dintorni di Scutari. Ho assistito all’emigrazione in Italia e in America di tanti giovani e famiglie in cerca di lavoro o di uno standard di vita migliore. Sono andato in varie città in Italia e anche in America per incontrare molte di queste famiglie, che con tanto affetto mi hanno ricevuto e aiutato a ricostruire le chiese nei loro villaggi di origine.
Ora mi trovo a Tirana. Per 7 anni ho lavorato pastoralmente in una zona periferica della parrocchia. Sono stato a contatto con tanta gente povera, immigrata dal Nord dell’Albania e stabilitasi in periferia, che ha conservato alcuni segni di fede, ma che aveva ed ha bisogno di approfondire i valori cristiani per poter affrontare il materialismo dilagante anche qui. Questo mi ha messo alla prova di come sono capace di testimoniare Cristo e di farlo conoscere soprattutto alle persone che si dicono cattoliche solo perché nate in famiglie di tradizione cattolica.
Per questo avevo preso l’impegno non solo di celebrare la Messa la domenica, ma di visitare continuamente le famiglie, incontrare i genitori nelle loro case, donare un sorriso a tutti e soprattutto ai bambini. Tuttavia non mancarono e non mancano le gioie spirituali nel vedere alcuni accettare la proposta cristiana e viverla in profondità, anche da parte di giovani provenienti da famiglie musulmane o betashi. Prego il Signore che supplisca alle mie incapacità.
Futuro della Congregazione in Albania
Dopo 33 anni di presenza salesiana in Albania, posso dire che il Signore ha benedetto queste due opere di Tirana e di Scutari. A Tirana una scuola elementare, media e liceo con circa 800 allievi, una parrocchia, un Oratorio-centro giovanile molto frequentato da bambini con le loro mamme, da ragazzi e giovani di varie religioni e un centro diurno per circa 100 ragazzi Rom. E così anche a Scutari con l’Oratorio-Centro giovanile molto frequentato e una Parrocchia, convitto e corsi professionali. Una nuova presenza è sorta nel Sud dell’Albania, a Lushnje con parrocchia e oratorio. E dall’Albania si è estesa l’Opera salesiana anche nel vicino Kossovo dove la presenza salesiana già esistente come parrocchia ha avuto un balzo con due nuove scuole. La visita dei Rettori Maggiori, don Chavez, don Vecchi e don Ángel Fernández Artime è stato un incoraggiamento a proseguire con coraggio e a consolidare queste opere. Quel seme gettato nel terreno nel giorno della presentazione da parte del Nunzio è diventato una pianta rigogliosa e si prevede per il futuro una crescita di opere per cui i Superiori hanno pensato di creare una delegazione dipendente dall’Ispettoria Meridionale.


















