In Prima Linea

Markus Schauta dal Don Bosco Magazin (traduzione di Marisa Patarino)

Siria la speranza sconfigge la paura

I Salesiani di Don Bosco non hanno abbandonato Damasco negli anni della guerra. Nonostante i rischi, il Centro Don Bosco è rimasto aperto nella capitale siriana.
Oggi circa 1200 bambini e ragazzi frequentano la struttura ogni settimana.


Benvenuti a Damasco!» Don Munir Hanachi preme sull’acceleratore e guida abilmente l’autobus Don Bosco attraverso gli stretti spazi liberi nel traffico intenso. Sembra che la vita proceda come al solito, nella capitale della Siria. Il traffico si è fermato, in un locale si arrostiscono spiedini di carne alla griglia, la sera si possono bere birra libanese e cocktail americani nei bar del quartiere di Bab Touma. Gli scontri a Damasco sono cominciati dieci anni fa. Nel mese di luglio del 2012 scoppiarono aspri combattimenti tra l’esercito siriano e i ribelli nelle periferie della città. La direzione ispettoriale domandò ai Salesiani se volessero lasciare la Siria. «Abbiamo deciso di restare», ha detto don Hanachi, Direttore della Comunità salesiana di Damasco.
Negli anni che sono seguiti, il conflitto non è mai cessato. «L’aspetto più difficile era la paura», dice il sacerdote. Molti giovani che frequentano il Centro Don Bosco vivono in zone lontane della città. Il percorso dalle loro case al centro non era sicuro, perché c’era il rischio di attacchi. E anche nella casa Don Bosco non era escluso che un colpo di mortaio potesse colpire il cortile in qualsiasi momento. D’altra parte, frequentare il centro ha aiutato i giovani a distrarsi dal pensiero della guerra. Qui potevano incontrare gli amici e giocare insieme: alcune ore di pausa dalla catastrofe in cui erano precipitate le loro vite. Ogni volta don Hanachi ha dunque dovuto decidere se correre il rischio di mandare l’autobus Don Bosco a prendere i giovani.
Nella primavera del 2018 l’esercito siriano ha preso il controllo delle ultime periferie. La guerra però non è del tutto cessata. I soldati effettuano decine di controlli ai posti di blocco militari della città e Israele lancia ripetutamente missili contro obiettivi militari nell’area metropolitana di Damasco.


Toscana siriana


La Casa Don Bosco, intonacata di bianco, circondata da un piccolo giardino e con una recinzione in ferro battuto, si trova in una tranquilla strada laterale nel quartiere Al Salheya. Attraversando uno stretto vialetto, don Hanachi con-duce l’autobus al cortile per il gioco ubicato dietro l’edificio. Il cortile e il pianterreno della casa sono gremiti di bambini e ragazzi. Sul palco dell’Aula Don Bosco, due ali d’angelo di cartone sono montate su pali. Manar Hanoun è il primo a salire sul palco e a collocarsi tra le ali, che ora sembra siano cresciute sulla sua schiena. I bambini ridono e scattano foto con i loro smartphone. Si forma presto una lunga fila. Tutti vogliono una foto che li ritragga come se fossero angeli.
Tre volte alla settimana Hanoun va ad aiutare i Salesiani impegnandosi nel ruolo di animatrice. La giovane, che ha venticinque anni, vive con i suoi genitori a Maarat Sednaya, un insediamento cristiano a nord di Damasco. Con le sue coltivazioni di uva e olivi e i tetti di tegole arancioni delle case, questa zona ricorda la Toscana. Hanoun spiega che nel corso della guerra alcune volte sono avvenuti scontri anche qui. Regnava una grande incertezza. «Grazie al cielo, la casa della mia famiglia e il nostro quartiere non sono mai stati colpiti da armi da fuoco», aggiunge la giovane. Per studiare Hanoun doveva andare a Damasco. «Ho frequentato il primo anno di università nel 2012, al culmine dei combattimenti». Molte volte i suoi genitori non le permettevano di recarsi nella capitale. Hanoun ha dunque perso varie lezioni e non ha sostenuto puntualmente alcuni esami. «Ho perso due anni», dice. Hanoun soffriva molto per quelle limitazioni. Era sempre triste, non aveva voglia di fare nulla. «I giorni passavano, tutto diventava insignificante». A Sednaya, i Salesiani gestiscono un luogo di incontro per i giovani. Là Hanoun incontrò don Hanachi. «Quell’incontro ha cambiato la mia vita», dice oggi la giovane. Il sacerdote ha saputo suscitare in lei l’interesse per le idee di don Bosco e Hanoun ha iniziato a impegnarsi come animatrice. «Questo incarico mi ha aiutata ad acquisire una visione positiva». Oggi a Maarat Sednaya le case sono in maggioranza vuote. «La maggior parte della popolazione è emigrata in Australia, in Canada e in altri Paesi», spiega Hanoun. Anche lei sta anche pensando di la-sciare il Paese.


La guerra ha distrutto i sogni


«Molti giovani hanno perso ogni speranza», dice il salesiano Dany Kerio, che ha organizzato un ballo nel cortile. Al suono della musica agitava le braccia come se fossero state ali, saltava avanti e indietro e i ragazzi lo seguivano. Il salesiano dice che sebbene i giovani qui siano allegri e ridano, non si deve dimenticare che quasi tutti hanno subito tragiche perdite. I nove anni di guerra hanno rubato tanti sogni professionali e familiari.
Il futuro non sembra roseo nemmeno per la Siria. Secondo la Società tedesca per la cooperazione internazionale (Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit, GIZ), le risorse economiche della Siria sono ora pari solo a un ottavo rispetto al livello prebellico. Le sanzioni imposte dagli Stati dell’Unione Europea e dagli Stati Uniti continuano a contribuire al protrarsi dell’emergenza economica. Il governo di Assad si sente obbligato a impegnare parte delle proprie risorse per i suoi alleati. La Russia, ad esempio, si è assicurata una partecipazione agli utili dei giacimenti di petrolio e gas e dell’estrazione di fosfati. La crisi sta riducendo il valore della sterlina siriana. Il reddito mensile medio è pari a circa 50 dollari e l’affitto di un’abitazione costa il doppio. Chi può svolge un secondo lavoro.
Il salesiano Kerio si impegna però a fare il possibile affinché i giovani rimangano in Siria. Per creare prospettive concrete, i salesiani concedono microprestiti. A sei giovani è stato offerto un aiuto economico fino a un massimo di 3000 dollari statunitensi, che ha permesso loro di avviare un’attività in proprio. Il progetto proseguirà nel 2020 e sarà esteso alla città di Aleppo.

Noleggiare invece di acquistare


Le difficoltà economiche obbligano le persone a cercare alternative. Rita Zukhen ha potuto realizzare la sua idea grazie a un microcredito dei salesiani: offre abiti a noleggio. «Molti non possono più permettersi il lusso di acquistare un costoso abito da sera da indossare in una sola occasione», afferma. La venticinquenne presenta la sua collezione di abiti da sera e gli accessori coordinati in una vetrina. Noleggiare un abito costa tra i 12 e i 25 dollari. Acquistare un abito da sera nuovo costerebbe 100 dollari o anche di più. I suoi guadagni non sono ancora sufficienti a permetterle di vivere del proprio lavoro e per questo Rita vive ancora con i suoi genitori, ma è fiduciosa. Per incrementare la sua attività durante l’inverno, quando tradizionalmente si celebrano pochi matrimoni, Rita vuole ampliare la gamma delle sue offerte, proporre più accessori e anche jeans e magliette.

Il centro Don Bosco si espande


L’autobus Don Bosco solleva molta polvere, mentre attraversa un insediamento abbandonato ai margini di Ghouta, una cintura verde di oasi che circonda la capitale e dove prima della guerra si coltivavano frutta, verdura e riso. Le case in rovina testimoniano degli scontri che sono stati combattuti qui fino al 2018. Le persone che vivevano qui sono fuggite, in altre zone della Siria, in Libano, in Europa. I lavori di ricostruzione sono solo sporadici, se non del tutto assenti. I campi si estendono dietro le rovine. I salesiani hanno acquistato un terreno edificabile in questa zona, non lontano da Jeramana, un sobborgo cristiano da cui proviene la maggior parte dei ragazzi che frequentano il centro di Damasco. Il centro è ormai diventato troppo piccolo, per il gran numero di giovani che vi si recano. Oltre a uno spa-zio per il gioco e alla chiesa, il nuovo centro offrirà ai giovani un percorso di formazione professionale. «Dai corsi per idraulici a quelli per sarti e per progettisti di siti web, saranno offerte molte opportunità di formazione», ha detto il sacerdote. Il sole pomeridiano conferisce all’erba una tonalità verde intensa. Don Hanachi guarda con fiducia il terreno appena acquistato: «Il centro di formazione permetterà ai giovani di ricostruire la Siria dopo nove anni di guerra».

DON BOSCO A DAMASCO


Attualmente nella sede dei Salesiani di Don Bosco di Damasco, fondata nel 1992, vivono tre sacerdoti e un coadiutore. Circa 1200 giovani frequentano il centro ogni settimana. I più giovani sono in età scolare, i più grandi frequentano le scuole superiori o hanno già completato il loro corso di studi. Circa 60 adolescenti e giovani adulti aiutano i salesiani impegnandosi come educatori e animatori.

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