IL TEMPO DELLO SPIRITO
Don Silvio Roggia
Semi piantati a Valdocco che
FIORISCONO IN INDIA
Don Bosco ci ha creduto sul serio, e questa settimana che ho passato in India è uno dei fiori il cui seme è stato piantato da lui a Torino, nel suo primo oratorio. “Nessuno sa quanto bene fa il bene che fa”, era solito dire. Vale sempre e dappertutto.
Carissimi tutti,
sono su un volo di Etihad di ritorno dall’India a Roma con scalo ad Abu Dabi.
Domenica scorsa ero atterrato a Hyderabad e stasera, la domenica dopo, siamo decollati da Chennai. Una settimana molto ricca di incontri: tanti volti, strette di mano e inchini a mani giunte – il tradizionale saluto, namaste, il cui significato sempre mi affascina: “Mi inchino davanti al divino che porti dentro di te”.
Non è il momento di fare la cronaca o il riassunto: scelgo solo una carta dal mazzo, una di quelle con due volti ma con lo stesso valore, come ad esempio il fante di fiori.
I fiori subito colorano la memoria perché in India sovrabbondano come segno di accoglienza. Il più caratteristico è stato al St Bede College, Yelagiri Hills, dove a noi ospiti è stato offerto il tradizionale bouquet e la collana intrecciata di corolle fiorite, ed è stato persino cosparso di petali il percorso davanti a noi. Ad animare questa accoglienza così suggestiva erano ragazzi e ragazze del St Bede College, con oltre 5000 studenti. I più vengono da zone rurali, isolate e con poche opportunità.
Chi ha iniziato quel centro già una cinquantina di anni fa è stato un missionario salesiano di origine francese: Francis Guezou. Allora le condizioni erano ancora più critiche e povere per chi abitava nei villaggi sperduti su quelle alte colline (Yelagiri 1410 m pianura, sottostante sui 300 m). Da qui la determinazione di don Francis nell’introdurre appena possibile tra i corsi informali di formazione professionale l’iniziazione alla tecnologia informatica, questo già negli anni ’90. Aveva intuito che il digitale era la strada del futuro e voleva assolutamente che chi era più ai margini potesse già allora fin da subito accedere alle stesse opportunità di chi in città aveva tanti mezzi in più a disposizione.
Oggi al College che copre tutti i livelli di qualificazione universitaria (Undergraduate, Postgraduate, Master, PhD – Doctorate) è affiancato Bosco Soft, una grande impresa del settore che dà impiego a oltre 200 professionisti, i più laureatisi nel college. È una firm all’avanguardia nel campo dell’informatica, con servizi di alta specializzazione in IA valorizzati da centinaia di istituzioni dentro e fuori dell’India.
Ecco cosa è fiorito: il genio di riuscire a mettere insieme chi rischia di rimanere ai margini, e non solo con qualche aiuto, ma con il meglio che si possa offrire, in questo caso nel campo della tecnologia digitale, in un paese che è oggi tra i più all’avanguardia in questo campo.
Una dinamica simile l’ho incontrata in diversi altri gruppi di giovani con cui ho avuto modo di interagire questa settimana: è l’altro volto della stessa carta. Sono ragazzi e giovani che stan vivendo diverse fasi del loro cammino verso o già dentro la vita salesiana. Han condiviso le loro storie di vita, che a un certo punto, per sentieri diversi, si sono incrociate con la storia di don Bosco, incontrato dal vivo, come succede tutti i giorni ai giovani nel college di St Bede. Qualcuno ha cominciato proprio là il suo cammino vocazionale.
La scelta qui non è una promettente carriera, ma una vita spesa tutta perché altri giovani possano incontrare ancora quella mano amica che li aiuta a trasformare il loro futuro. Sono entusiasti e generosi. Non fanno rumore o notizia in un paese di oltre un miliardo e 400 milioni di persone, ma il potenziale di futuro che attraverso di loro si prepara per tante altre vite è enorme.
Mentre sto volando verso Roma il profumo di questo ricordo vivo è per me una bella iniezione di fiducia. Così vorrei che fosse anche per voi. C’è un tesoro incalcolabile in ogni giovane vita e aiutare questi semi a germogliare e i germogli a fiorire cambia la nostra storia, cambia e fa crescere in meglio questa nostra famiglia umana, dando concretezza alla speranza. Ciò che fiorirà e porterà frutto è molto più di quanto ci sia dato adesso di percepire, qualunque sia il meridiano o il parallelo su cui ci troviamo a vivere.
Don Bosco ci ha creduto sul serio, e questa settimana che ho passato in India è uno dei fiori il cui seme è stato piantato da lui a Torino, nel suo primo oratorio. “Nessuno sa quanto bene fa il bene che fa”, era solito dire. Vale sempre e dappertutto.
È notte fonda, con qualche stella che fa capolino dall’oblò. Chiudo qui e vi regalo una manciata di Ave Marie da quassù, chiedendo a Lei di darci un po’ di quella fiducia che ha seminato nel cuore di Giovanni Bosco, fin dal suo primo sogno a nove anni.
















