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Birgit Baier Foto: FMA Slovacchia

Segni di speranza sbocciano

Alla periferia di Nitra e Kosice, due città della Slovacchia, le Figlie di Maria Ausiliatrice lavorano al servizio delle famiglie rom. Riescono a vedere lentamente i primi risultati positivi, ma devono perseverare e avere pazienza. Ancora oggi molti rom vivono in condizioni disumane.

Una strada sterrata disseminata di buche conduce a Orechov Dvor. I container in cui vivono le famiglie sono circondati da campi e prati, a quattro chilometri di distanza dal centro della città di Nitra.

Fino al 2005, i rom vivevano nella città di 77 000 abitanti della Slovacchia occidentale, ma è poi stato costruito un “villaggio” per loro e sono stati sistemati là. Molti cittadini di Nitra ritenevano che la loro presenza in città non fosse più sostenibile. Da allora, sembra che la vita di queste persone sia precipitata verso il basso, come in una spirale.

A Orechov Dvor vivono 56 famiglie, per un numero globale di circa 400 persone. Suor Anna Chrkavà e due sue consorelle fanno ogni giorno le pendolari dall’appartamento in affitto all’ottavo piano di una casa nel quartiere di Klokocina in cui vivono e l’insediamento dei rom. Nel 2012 il sindaco di Nitra ha chiesto alle Figlie di Maria Ausiliatrice se potevano prendersi cura delle famiglie rom. Suor Anna presta il suo servizio nell’insediamento di queste famiglie da due anni e ha alle spalle un’utile esperienza pluriennale: in precedenza aveva lavorato con famiglie rom in una zona problematica nella città di Kosice, nella parte orientale del Paese.

I ragazzi si sposano presto

Il gruppo che presta questo servizio comprende anche una suora della Congregazione dello Spirito Santo e una volontaria del vides. Una Figlia di Maria Ausiliatrice lavora al centro che si prende cura delle madri e dei loro figli di età inferiore a tre anni. Suor Anna lavora come educatrice nella scuola d’infanzia. Le suore e la volontaria offrono inoltre un percorso della durata di un anno durante il quale i bambini si preparano per raggiungere la preparazione richiesta per iscriversi alla scuola statale.

«È ancora consuetudine che i figli dei rom si sposino presto. Spesso i matrimoni sono combinati tra le famiglie», spiega suor Anna. L’incidenza dell’abbandono scolastico, soprattutto tra le ragazze, è relativamente alta. Pochi ragazzi hanno terminato gli studi in una scuola statale, solo alcuni hanno frequentato una scuola superiore, in cui sono stati esposti al pregiudizio e all’ostilità dei compagni di classe. «La pressione psicologica cui sono sottoposti è enorme. I ragazzi non riescono a sostenerla e a un certo punto smettono di andare a scuola», ammette la Figlia di Maria Ausiliatrice.

Inoltre, nelle famiglie rom non ci sono modelli di ruolo per quanto riguarda l’istruzione. Molti anziani presentano un basso livello di scolarizzazione. La maggior parte delle famiglie vive dei sussidi erogati dallo Stato e del denaro che arriva dai bambini e dalle madri. Alcuni si dedicano a modeste attività. Le condizioni di vita dei rom sono generalmente contraddistinte da povertà materiale, scarsa esperienza e condizioni precarie di salute e di igiene.

Molti di loro hanno esperienze di uso di sostanze stupefacenti. L’abitudine di sniffare la colla, che permette di percepire la realtà in modo distorto per alcune ore e attutisce gli stimoli della fame, è già diffusa tra i bambini.

«Il nostro obiettivo è spezzare questo circolo vizioso. Quando incontriamo le giovani madri e i loro figli, ci impegniamo affinché si sentano accolte e preziose come esseri umani», dice suor Anna. È stato creato un sistema a punti con piccoli incentivi per motivare le persone a cambiare il loro comportamento. «Concentrando la nostra attenzione sulle donne, vediamo se si prendono cura dei loro figli, diamo loro consigli sull’igiene personale e sulla preparazione dei pasti. Andiamo anche in visita dalle famiglie per vedere se vengono rispettati gli accordi con noi e con l’ufficio di assistenza sociale, verificando ad esempio se mandino a scuola i bambini più grandi», dichiara la religiosa, che ha 55 anni. Alla fine del mese, a seconda del punteggio, le madri ricevono abiti, generi alimentari o altri articoli che la Congregazione riceve da benefattori per le famiglie.

La scuola d’infanzia è un’istituzione statale in cui lavorano le suore. Sebbene il piano educativo sia stabilito, l’anno scorso le religiose hanno potuto allestire uno spazio con materiale Montessori per aiutare i più piccoli a conoscere e amare la “dimensione religiosa della vita”, come la definisce Suor Anna «È molto importante praticare i valori fondamentali della vita in comune».

Desiderio di cambiamento

Ora le Suore riescono a vedere piccoli segni di speranza. Ad esempio, un gruppo di giovani dell’insediamento, che sono stati accompagnati dalle Suore fin da quando erano piccoli, aiuta nelle attività ricreative proposte durante le vacanze estive. L’anno scorso alcuni volontari del vides locali, il cui incarico all’estero era stato annullato a causa del Coronavirus, hanno lavorato a Orechov Dvor. Hanno prestato il loro aiuto soprattutto nel doposcuola e per le attività del tempo libero. Suor Anna ha detto che i giovani rom si sono sentiti stimolati dall’impegno dei volontari. «È sorto in loro il desiderio di prestare a loro volta opera di volontariato. La svolgerebbero volentieri all’estero. È bello vedere come i più piccoli siano edificati dal loro esempio». Suor Anna sorride mentre parla di questi progressi. Si avverte l’entusiasmo con cui vive il suo lavoro, anche se non è sempre facile.

Dietro il desiderio dei giovani c’è anche un’aspirazione generale al cambiamento. Vogliono lasciarsi alle spalle la miseria in cui vivono. Questo è però un percorso arduo, di lungo respiro. Le Figlie di Maria Ausiliatrice accompagnano le famiglie a piccoli passi. Alla fine, però, tutti devono seguire il loro cammino. Ed è difficile in un gruppo etnico quasi chiuso agli apporti esterni.

Un gruppo di giovani donne rom a Kosice dimostra però che è possibile. Le donne si sono riunite per vivere insieme in un appartamento, con l’aiuto di una Suora. Qui hanno l’opportunità di seguire un percorso di istruzione. Qui possono uscire dal circolo vizioso delle tradizioni e cercare di costruire un nuovo inizio. Qui possono apprendere e dare alla loro vita una nuova prospettiva.       

Il lavoro delle Figlie di Maria Ausiliatrice con i Rom in Slovacchia

L’Ispettoria slovacca delle Figlie di Maria Ausiliatrice, di cui fa parte anche una comunità in Azerbaigian, ha sedici sedi. 85 suore lavorano in scuole d’infanzia, in altre scuole, parrocchie, centri giovanili, in un ambulatorio psicoterapeutico e nell’accompagnamento dei rom.

In Slovacchia vivono cinquecentomila rom. Costituiscono il dieci per cento della popolazione. Molti di loro si erano stabiliti nella Slovacchia orientale. Questa minoranza etnica in Europa ha una storia che risale a oltre 600 anni fa. Nel corso di questo periodo di tempo si sono consolidati molti pregiudizi, ancora diffusi. I rom hanno vissuto molte esperienze dolorose di espulsioni, necessità di fuggire e omicidi. Il cambiamento della situazione politica negli anni ’90 dopo la fine del comunismo ha portato anche nuovi problemi per i rom in Slovacchia. Prima erano protetti da leggi che non sono state recepite nella nuova legislazione. Molti rom vivono isolati e in condizioni disumane alla periferia delle città. Spesso mancano loro servizi essenziali come l’acqua corrente, l’elettricità o la raccolta dei rifiuti.

I rom Olasski sono una minoranza con una storia, un dialetto e tradizioni specifici.

 

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