IL CRUCIPUZZLE
ROBERTO DESIDERATI
Scoprendo Don Bosco
Inserite nello schema le parole elencate a fianco, compatibilmente con le lunghezze e gli incroci. A gioco completato risulteranno nelle caselle gialle le parole contrassegnate dalle tre X nel testo. La soluzione nel prossimo numero.

Parole di 3 lettere: Bai, His, Ian, Lee, Per.
Parole di 4 lettere: Fefè.
Parole di 5 lettere: Adone, Inter, Ispra.
Parole di 6 lettere: Crespo, Enzima, Esarca, Iprite, Risciò, Singer.
Parole di 7 lettere: Alianti, Zittire.
Parole di 8 lettere: Arenaria, Dervisci, Fardelli, Ferrista, Losanghe.
Parole di 9 lettere: Abitacolo.
Parole di 10 lettere: Allotropia, Coleotteri, Estremista, Inabissato, Sbarazzina, Secretaire.
Parole di 11 lettere: Adempimento.
Parole di 13 lettere: Sacrificabile.
La soluzione nel prossimo numero.
DALLE CELLE ALL’ORATORIO

Nelle XXX di Torino, a metà Ottocento, erano detenuti anche ragazzi molto giovani. Celle affollate, condizioni dure, scarse prospettive di reinserimento. Molti erano apprendisti o figli di contadini arrivati in città in cerca di lavoro. Bastava un piccolo furto o una rissa per finire dietro le sbarre. Una volta usciti, quasi nessuno offriva loro una seconda possibilità. Quando il giovane sacerdote Giovanni Bosco iniziò a visitarli, comprese che la detenzione non risolveva il problema. Quei ragazzi non erano segnati da un’indole criminale, ma dall’assenza di sostegno familiare, educativo e professionale. Senza un’alternativa concreta, il ritorno alla marginalità era quasi inevitabile. Torino stava attraversando una fase di trasformazione profonda. L’espansione urbana e le prime attività industriali attiravano manodopera dalle campagne. Crescevano le opportunità, ma anche le disuguaglianze. In questo contesto, l’adolescenza povera diventava una zona grigia: troppo giovane per essere autonoma, troppo sola per essere protetta. L’esperienza in carcere portò don Bosco a una convinzione operativa: intervenire prima dell’arresto, non dopo. Offrire un luogo stabile dove i giovani potessero studiare, imparare un mestiere, trascorrere il tempo libero in modo ordinato. Nacque così l’oratorio, primo nucleo di quella che diventerà l’opera dei Salesiani di Don Bosco. Il principio era chiaro: prevenire è più efficace che reprimere. Presenza costante, regole semplici, formazione professionale e attenzione personale. Un’impostazione che si distingueva in un’epoca in cui l’approccio dominante era soprattutto punitivo. Non repressione, ma prevenzione. «Qui con voi mi trovo bene», amava dire ai giovani. L’intuizione maturata tra le mura del carcere segnò l’inizio di un modello educativo destinato a diffondersi ben oltre Torino. Non un gesto isolato di assistenza, ma una strategia sociale: ridurre il rischio di devianza offrendo opportunità concrete prima che fosse troppo tardi.
Inserite nello schema le parole elencate a fianco, scrivendole da sinistra a destra e/o dall’alto in basso, compatibilmente con le lunghezze e gli incroci. A gioco ultimato risulteranno nelle caselle gialle le parole contrassegnate dalle tre X nel testo.

(La soluzione del numero precedente)


















