COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
SALVATAGGIO DELL’UMANO 6
Salviamo il SENSO DI DIO
Sarebbe un grave errore non coinvolgere Dio nel lavoro educativo. D’altronde proprio Dio si intende di educazione: ha educato un popolo intero.

Il profeta Osea mette sulle labbra di Dio parole di straordinaria tenerezza: «Quando Israele era bambino, io l’ho amato e l’ho chiamato ad uscire dall’Egitto perché egli era mio figlio… Gli ho insegnato a camminare prendendolo per mano. L’ho tenuto tra le mie braccia. L’ho attirato a me con affetto e amore. Sono stato per lui come uno che solleva il bambino fino alla guancia. Mi sono abbassato fino a lui per dargli da mangiare».
Tema: Dio
Un bambino di otto anni svolse così l’impegnativo tema su Dio. «Una delle attività principali di Dio è fare le persone. Le fa per metterle al posto di quelle che muoiono, in modo che ce ne siano abbastanza per occuparsi delle cose qui sulla terra. Lui non fa i grandi, ma solo i neonati. Secondo me è perché sono più piccoli e più facili da fabbricare. Così non deve sprecare il Suo tempo prezioso ad insegnare loro a parlare e camminare, ma lo fa fare alle mamme e ai papà. Penso che sia un buon sistema.
Il secondo compito importante di Dio è ascoltare le preghiere. Dio vede tutto e sente tutto ed è dappertutto, il che lo tiene piuttosto occupato. Perciò non dovreste fargli perdere tempo scavalcando i vostri genitori e chiedendogli qualcosa che loro vi hanno detto che non potete avere.
Gli atei sono persone che non credono in Dio. Non credo che ce ne siano nella nostra città, perlomeno fra quelli che vengono in chiesa.
Gesù è il Figlio di Dio. Lui faceva tutte quelle cose difficili, come camminare sull’acqua e compiere i miracoli e cercare di parlare di Dio a gente che non voleva ascoltare.
Adesso aiuta Suo Padre ascoltando le preghiere. Si può pregare tutte le volte che si vuole e si è sicuri di essere ascoltati perché hanno sistemato tutto in modo che Uno dei due è sempre in servizio.
Si dovrebbe andare sempre a catechismo perché fa felice Dio e se c’è qualcuno che è bello far felice è proprio Dio. Non saltate il catechismo per qualcosa che ritenete più divertente come andare al mare. È sbagliato.
Se non credete in Dio, oltre che essere atei, sarete anche molto soli, perché i vostri genitori non possono venire con voi dappertutto, Dio invece sì. È bello sapere che c’è quando si ha paura del buio o quando non si sa nuotare tanto bene e i ragazzi grandi ti buttano dove non tocchi.
Ma non si deve pensare sempre solo a quello che Dio può fare per noi. Penso che qui mi ha messo Dio e che può riprendermi indietro quando vuole.
Ecco perché credo in Dio».
Le radici e i rami
Un’educazione spirituale e religiosa in famiglia, che sia costruttiva e orientata alla personalità del bambino, lo rispetta come una personalità attiva, che agisce, e lo accompagna per la sua strada. Questo tipo di educazione, chiamata anche «religiosità familiare», è un processo comune di crescita nel quale, per citare Tagore, i genitori sono come radici che penetrano nel terreno e i figli come rami che si protendono nell’aria. Questi rami simboleggiano ciò che verrà, ciò che si sta sviluppando, la speranza. L’educazione religiosa diventa importante per bambini e adolescenti quand’è vissuta, concreta, utile tutti i giorni, quando possono capirla e sperimentarla. Da diverse ricerche emergono due aspetti di particolare importanza.
✦ I bambini si formano precocemente delle immagini di Dio. In questo genitori e nonni, scuola materna ed elementare svolgono un ruolo significativo. Simone de Roos, una psicologa olandese, indica a tale proposito un nesso importante: i bambini che vivono con i genitori in un rapporto caratterizzato dall’attaccamento sicuro, che si sentono e si sanno accettati in ogni aspetto della loro personalità, considerano Dio un essere amorevole e premuroso, mentre i bambini con attaccamento insicuro vedono in Dio un’istanza poco protettiva e incline a punire. Per comprendere il divino e abbracciare la fede sono quindi fondamentali le persone di riferimento primarie. È la «religiosità familiare» a formare il rapporto del bambino con Dio. Quanto più il bambino si sente apprezzato, quanto più si sa accettato in tutti i suoi sentimenti, anche quelli malvisti dalla società, tanto più si sente protetto nella sua fede, tanto più si fida delle sue immagini interiori ed è consapevole delle proprie forze spirituali.
✦ L’educazione spirituale e religiosa si concretizza nei rituali, siano essi il rituale serale, il pasto comune, la preghiera o la passeggiata domenicale. La rinuncia ai rituali, quale che sia il motivo, comporta anche una perdita di spiritualità. Il rituale, con le sue infinite ripetizioni, esprime vicinanza e sicurezza affettiva. Mostra ai bambini che i genitori sono con loro: posso lasciarmi cadere perché mi sento protetto. E la preghiera spiega al bambino che esiste un essere superiore che ci sorregge senza che il suo sostegno sia legato a condizioni di alcun genere.
Compagni di strada
La parola educare viene dal latino ducere, condurre. L’educatore è colui che conduce fuori (e-ducare) il bambino, dall’inconscio alla coscienza, dall’informe alla forma, dalla confusione alla chiarezza, dal generale al particolare, all’unicità che corrisponde al suo carattere. Questo tipo di educazione riesce però soltanto se io prendo per mano il bambino senza tirarlo, se sono in rapporto con lui. Essere in rapporto significa qualcosa di più della forma attiva del «tirare fuori». Significa che tra me e il bambino c’è un vincolo, che mi sento intimamente legato a lui. C’è sempre reciprocità. I genitori non sono soltanto attivi e i figli passivi. E tra genitori e figli c’è un rapporto, nel bambino può crescere qualcosa, fluisce qualcosa dai genitori a lui.
I genitori non insegnano soltanto dal di fuori, ma trasmettono al figlio la saggezza, l’amore, la forza che hanno dentro di sé. Ciò vale anche per la spiritualità. Non gliela devono insegnare attivamente, lo rendono semplicemente partecipe della propria spiritualità perché sono in stretto rapporto con lui.

















