BS Aprile
2026

COME DON BOSCO

PINO PELLEGRINO
SALVATAGGIO DELL’UMANO 4

Salviamo l’UOMO INTERIORE

«Alla nostra età si è alla ricerca di noi stessi, è il momento in cui ci si forma mentalmente e fino a quando non ci si riesce ci si sente più o meno brutti» (Pasquale, 17 anni).

Lo scrittore Michele Serra: “Oggi si può essere mascalzoni, mediocri e anche scemi, ma la cravatta giusta al momento giusto, aggiusta tutto. Chi non si firma è perduto!”.

Ormai tutto è spettacolo, tutto è look! “Appaio, dunque sono!” “Luccico, dunque esisto!”.

La mania esibizionistica è arrivata persino nella scuola. Ormai la cartella è scomparsa. Oggi c’è lo zainetto con tutto il seguito di astucci profumati, colori, penne, quaderni griffati da uno stilista di fama.

Non è tempo di salvarci dalla civiltà del guscio, del lustrismo?

Siamo arrivati a leggere sui giornali fatti come questo, successo nel 2014 a Genova Voltri: una mattina, appena scesa nel cucinino, la figlia si avventa contro la madre, la strattona e la ferisce.

La madre sbalordita non capisce il perché di tanta furia.

Ad un tratto la ragazza le urla. “Perché mi hai fatta brutta!”. Davvero: urge salvarci dalla civiltà del guscio. Salvarci perché lo spostamento dall’interiorità all’esteriorità è una trappola, un inganno.

Durante le Crociate due mercanti veneziani avrebbero trafugato il corpo di san Marco con un trucco: lo avrebbero nascosto in un maiale macellato, approfittando del fatto che la religione musulmana proibisce tassativamente di toccare carne di maiale.

E così, nascosta in quell’involucro, la salma di san Marco fu portata a Venezia ed il leone alato (simbolo dell’evangelista Marco) divenne lo stemma della Serenissima. Tra l’apparire e l’essere può esservi un abisso come tra il maiale e san Marco!

Salvarsi dal look, poi, perché il dominio dell’apparire genera malesseri incalcolabili.

Questione di intelligenza

Ricerche aggiornate ci fanno sapere che il 73% dei genitori italiani è disposto a sostenere qualsiasi spesa, pur di migliorare l’aspetto del figlio! Ogni anno almeno ventimila ragazze italiane si sottopongono alla chirurgia facciale per rifarsi il naso. L’apparire messo al vertice della scala dei Valori annebbia il cervello: vi sono persone che lavorano anni per appiattirsi la pancia e non fanno niente per imparare ad essere felici!

Salvarci dal look, infine, perché vogliamo essere intelligenti. Esattamente questo significa essere intelligenti (da intus legere): oltrepassare l’apparenza e arrivare al paese dell’anima. Questa è intelligenza che ci salva dagli inganni.

Pensiamo a Schubert: 154 cm di statura, ma con ‘dentro’ una ‘scintilla divina’, come gli riconosceva Beethoven. Pensiamo ad Andersen, brutto come l’anatroccolo di una sua famosa fiaba.

Pensiamo a san Francesco d’Assisi, uno scricciolo d’uomo (43-45 chili), a Giotto, anche lui piccolo e ben in carne. Insomma, la verità è che la forma non fa la torta, il camice non fa il medico, la barba non fa il filosofo. Il ricercatissimo Bernardo Provenzano non cessò d’essere un pericoloso mafioso quando si vestì da vescovo per sfuggire alla cattura.

Abbiamo compreso che sostenere il salvataggio dell’uomo interiore è tifare per la vittoria dell’intelligenza sulla stupidità.

Lo specchio

È un po’ la storia di tutti gli adolescenti. Il bambino si trovava molto bello con il guscio che conosceva. Durante l’adolescenza ci si continua a chiedere: sono bello? Sono brutto?

Ci si sente a disagio con quell’acne sul viso. Ci si sente troppo alti, troppo grassi, goffi. Ci si sente come un appartamento dove stanno lavorando i muratori e in cui non c’è un angolo tranquillo per riposare. Si è in piena mutazione: all’interno come all’esterno.

Durante questo periodo si è completamente assoggettati allo specchio, al riflesso inerte rinviato dal cristallo, al riflesso vivo che si cerca di leggere negli occhi degli altri. Lo si spia per vedere se stessi conformi a un’immagine ideale. Ma è uno specchio che non mostra mai veramente quello che gli altri vedono quando ci guardano, perché un viso non rivela la personalità se non quando si anima. Un sorriso può illuminare tratti che, fissi, sembrano sgradevoli. Occhi belli e ben truccati sono solo una facciata che può trarre in inganno, ma lo sguardo che parla da dentro è molto più importante: non si trucca.

Talvolta non si sa neppure più chi si è e che cosa si vuole mostrare di sé. Ci si sente in imbarazzo con il proprio essere (ciò che si è) e con la propria apparenza (ciò che si vuol mostrare di sé).

Agnese, 17 anni: «Io non mi considero né bella né brutta, ma come sono; ho il mio modo di essere bella, anche se non piaccio a tutti. È chiaro che se sono vicino a una ragazza che è veramente bella, è sicuro che mi sentirò inferiore anche se penso che questa ragazza potrebbe assomigliare a un maiale. È anche chiaro che, se sono con un ragazzo che ha interesse per me, cercherò di valorizzarmi un po’ di più, senza strafare».

Poiché non ci si conosce ancora, si cerca di piacersi negli sguardi degli altri. Per questo siamo pronti a calarci in una forma che non è la nostra. La cosa peggiore è che la forma che credevamo così seducente è talvolta proprio ciò che fa fuggire colui o colei che volevamo sedurre.

In ogni caso, bruttezza e bellezza non esistono in assoluto. Si può soffrire molto scoprendo la bruttezza interiore in qualcuno la cui bellezza fisica ci aveva sedotti. Ci si è ingannati su una persona credendo che fosse bella dentro così come lo è esteriormente. Al contrario, basta innamorarsi di qualcuno che si credeva brutto per scoprire che, quando si ama, tutto questo non ha più alcun significato.

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