COME DON BOSCO
PINO PELLEGRINO
SALVATAGGIO DELL’UMANO 1
Salviamo la MERAVIGLIA
Ci sono soltanto due modi di vivere. Uno è pensare che nulla sia un miracolo, l’altro è pensare che tutto sia un miracolo (Albert Einstein).
Il dono di Sara

All’entrata della scuola si era formato un nutrito capannello di mamme che aspettavano i loro bambini. Naturalmente i bambini erano il soggetto della chiacchierata.
«La mia bambina fa dei disegni incredibili!» diceva una. «Pensate che il mio Fabio batte suo padre a scacchi!» incalzava un’altra. «La mia bambina ha imparato a usare il computer molto meglio di me!»
Pareva che tutte avessero dei bambini eccezionali.
Solo una mamma era rimasta silenziosa. La guardarono con aria vagamente incuriosita.
Lei disse: «La mia Sara sa fare una cosa: sa stupirsi. Davanti ad ogni cosa mi dice sorridendo a braccia
aperte: “Mamma, che bello!”»
Quattro mosse
Fanno paura quei ragazzi che conoscono ogni cosa del computer, ma non sanno nulla della bellezza della poesia. Ragazzi disincantati, aridi, senza vibrazioni interiori.
Ragazzi poveri. Non conoscono il punto esclamativo, ignorano lo stupore.
Uno dei massimi scrittori tedeschi, Wolfgang Goethe, un giorno ha confidato: «Esisto per stupirmi!»
Magnifico programma da rilanciare oggi con urgenza. Perdere lo stupore è perdere un tesoro.
Lo stupore ingentilisce. Le stelle per chi viaggia sono una guida, per gli studenti un problema, per i poeti sono gocce d’oro.
Lo stupore è una forma di innamoramento. Chi si stupisce dei fiori, non li calpesta, non li coglie per sé, ma li lascia crescere, liberi e belli nei prati.
Lo stupore vaccina contro la mentalità predatoria ed aggressiva che ci fa dimenticare che non abbiamo il ricambio dell’unica Terra.
Lo stupore apre il cancello della preghiera. I mistici dicono che, ad un certo momento, lo stupore si inginocchia per lodare Chi ha disseminato le sue impronte digitali ovunque.
Non è solo simpatica, ma è prima di tutto, vera questa brevissima favola orientale: “Una volta il passero disse al mandorlo: ‘Parlami di Dio!’ e il mandorlo fiorì!”.
Insomma, lo stupore è un valore di fondo per la nostra umanizzazione. Che fare, dunque? Proponiamo quattro mosse.
Rompiamo le scatole! Scatola è l’ascensore, scatola è l’automobile, scatola è il telefono, il tablet, lo smartphone. Se vogliamo salvare lo stupore, dobbiamo rompere, per quanto ci è possibile, tutte queste scatole per andare a vedere i colori del mondo e goderci l’azzurro del cielo.
Rifacciamoci gli occhi. Il menù che ci offre il creato è davvero inesauribile. Qualche rapido assaggio.
Il seme di cocomero ha la potenza di estrarre una quantità di terra che è l’equivalente di duecentomila volte il suo peso! Il filo prodotto dal ragno è millequattrocento volte più sottile del capello umano. Una manciata di neve fresca racchiude mezzo milione di cristalli, uno diverso dall’altro. Nulla sarebbe più facile che continuare per concludere che l’universo è il più grande scaffale di sorprese.
Liberiamoci del ‘complesso del geometra’. Ha tale complesso, ad esempio, chi davanti ad una vetrina non dice mai : ‘Guarda che bello!’, ma sempre e solo: ‘Chissà quanto costa!’.
Per chi ha questo complesso esiste solo il geometrico e non il fascinoso. Anche qui lo sbaglio è da cartellino rosso. Non è fascinoso il velluto degli anemoni? E il merlo nero sulla neve bianca? E l’aria che vibra nella gola dell’allodola e diventa canto? E il salto di pesci, la simmetria delle stelle marine, la coda dello scoiattolo, il mistero del fondo dell’occhio del gatto? No, le meraviglie non mancano, manca la nostra meraviglia.
Il grandissimo geniale Albert Einstein aveva questa opinione. «Vi sono due maniere di vivere la vita: una è quella in cui nulla sembra miracolo, l’altra è quella in cui tutto è miracolo!»
Tutto è miracolo. Questa è la nostra scelta perché una società nella quale non si può più godere di un albero perché “è bello”, è una società di lupi. Questa è la nostra scelta perché vogliamo morire giovani il più tardi possibile!
NON PERMETTERGLIELO!
A volte un semplice dettaglio può avere conseguenze molto gravi. Quando Dio mise in movimento il globo terrestre, facendolo ruotare intorno al sole, gli impresse al tempo stesso una rotazione su se stesso, come una trottola. E così creò gli anni, e i giorni con le loro notti.
Tutto ciò che fosse nato sulla terra, si sarebbe adattato a questi ritmi di veglia e di riposo. Con un dettaglio così semplice come quello di far girare il pianeta su se stesso, creò i tramonti.
Bisognava, tuttavia, rompere la monotonia del sorgere e del tramontare del sole, della durata dei giorni e delle notti. Bisognava far passare il sole da tropico a tropico perché scaldasse e risvegliasse la natura da nord a sud, e da sud a nord, come già faceva da est a ovest.
A Dio bastò inclinare un pochino la trottola. Un pochino e basta. In modo che non girasse di punta né di fianco, ma solo appena inclinata. Quando il sole si fosse trovato da quella parte, gli avrebbe offerto l’anca, e quando si fosse trovato dall’altra parte, l’avrebbe colpita sulla scapola. E fu così che vennero le primavere e gli autunni, come gli inverni e le estati. E molti alberi impararono a vestirsi e a spogliarsi.
Solo inclinando un pochino, appena un pochino, l’asse del nostro pianeta, nacquero le stagioni e i loro ritmi: ci fu la festa dello studente e si popolarono le spiagge del mare. Ci fu la neve sugli abeti del nord e la carta argentata sugli alberelli di Natale del sud.
La saggezza si rivela nel saper fare cose ammirevoli con piccoli gesti. Dio è saggio. Almeno per chi vuole riconoscerlo. Gli stolti, per quanto guardino, non vedranno mai nulla. Si lamentano del freddo d’inverno e del caldo d’estate.
Se Dio glielo permettesse, raddrizzerebbero di nuovo la Terra.
«No, Signore Dio! Non permetterglielo, per favore».

















