STORIE DI GIOVANI

KIRSTEN PRESTIN

Riaccendi il sogno Il virus non ci ha fermati

#DreamOn è una campagna, attiva sui social media, che vuole dare voce ai giovani. Come hanno vissuto la pandemia di Covid-19 nel mondo? Quale loro sogno si è infranto? Quali progetti hanno dovuto sospendere a causa del coronavirus? Giovani di venticinque Paesi parlano dei loro sogni e delle loro speranze al tempo del Covid-19.

«Ho sempre avuto il desiderio di diventare meccanico aeronautico o pilota. E poi avrei voluto avere successo nel mio lavoro, in modo da poter comprare una casa per i miei genitori. Oggi nutro ancora questo sogno, anche se il coronavirus rende la situazione difficile», scrive Kent, di diciannove anni, dalle Filippine, riferendosi alla sua situazione attuale. La pandemia ha fatto precipitare tutta la sua famiglia in una profonda crisi. Tutti i suoi famigliari si sono ammalati di Covid-19 e sono stati in isolamento o ricoverati in ospedale.
I suoi nonni sono stati colpiti dal virus in modo particolarmente grave. La morte di suo nonno, avvenuta a casa a seguito degli effetti del coronavirus, è stata uno shock per Kent, che ha dovuto affrontare così la morte per la prima volta. Il ricordo lo addolora ancora oggi.
«Quando mio nonno morì, i miei genitori e mia nonna erano ricoverati in ospedale. Poiché era deceduto a causa del coronavirus, mio nonno fu sepolto immediatamente, senza la possibilità di celebrare un funerale. La cosa peggiore è stata dover dare la notizia a mia madre e a mia nonna in ospedale. Vederle piangere disperatamente perché non avevano potuto dire addio a mio nonno è stato uno dei momenti peggiori della mia vita».
Kent e suo fratello hanno smesso di studiare per aiutare finanziariamente i loro genitori. Il coronavirus ha peggiorato la situazione economica della famiglia. Nonostante queste esperienze che l’hanno traumatizzato, Kent continua a mantenere vivi i suoi sogni.
La sua fede e il legame con i Salesiani di Don Bosco gli danno forza.

#DreamOn – dare voce ai giovani
Kent ha partecipato alla campagna #DreamOn con altri 150 giovani circa. Questa campagna, attiva sui social media, vuole dare voce ai giovani. Come vivono la pandemia di Covid-19 nel mondo? Quale loro sogno si è infranto? Quali progetti hanno dovuto sospendere a causa del coronavirus? Giovani di venticinque Paesi parlano dei loro sogni e delle loro speranze al tempo di Covid-19. Sono arrivati contributi dal Brasile, dal Cile, dall’India, dalla Corea del Sud, dalla Tanzania, dalle Filippine, dal Vietnam e da molti altri Paesi. Sono messaggi di speranza, ma anche sguardi preoccupati al futuro.
Per molti giovani la chiusura delle scuole è stata un problema. È stato necessario rinviare il conseguimento della laurea, cancellare le feste dopo il diploma di scuola superiore, non è stato possibile avviare stage e molti hanno anche perso il lavoro.
Il coronavirus si diffonde in un momento cruciale della vita di molti giovani: l’inizio della loro vita professionale. La preoccupazione di ottenere buoni voti e di conseguire la laurea con un buon punteggio corre come un filo rosso attraverso le dichiarazioni dei partecipanti alla campagna. Molti nel contesto della crisi si impegnano anche per comprendere quali valori e quali obiettivi siano importanti per loro nella vita. «Questa pandemia ha dimostrato che le persone sono ricche di amore e che al mondo non ci sono solo individui cattivi», scrive Mario Jorge, di vent’anni, dal Brasile.
Altri sentono che la loro relazione con Dio si è rafforzata e utilizzano questo tempo per imparare qualcosa di nuovo, come riferisce Anju, di diciassette anni, dello Sri Lanka: «Ora ho più tempo libero. Vorrei utilizzarlo per essere più creativo e per considerare l’evoluzione degli avvenimenti in modo più critico».
I giovani, soprattutto se provengono da famiglie povere, sono molto preoccupati. «Non avevamo denaro per acquistare cibo e abiti pesanti per l’inverno e per pagare le bollette. Per fortuna mia zia è venuta ad aiutarci e ha comprato generi alimentari per noi. È stato difficile, mi sentivo sola e avevo paura», scrive Lindi, di quindici anni, dal Sudafrica.
«È importante che siamo presenti nella vita dei giovani anche in momenti in cui il contatto non è possibile e vige la quarantena, che li sosteniamo nella comunità e li ascoltiamo», sottolinea il Dottor Nelson Penedo, Direttore Generale di Don Bosco Mission Bonn.
«Nei momenti di crisi i giovani vogliono e devono essere ascoltati!» I giovani mostrano anche molta solidarietà. «Appena la pandemia sarà finita, voglio aiutare le persone costrette a vivere per strada. Anche se nella società sono invisibili e non se ne tiene conto, sono tra i più gravemente colpiti dalla pandemia», sottolinea Thomasz, cileno, di diciannove anni.

«Dobbiamo aiutarli a continuare a coltivare i loro sogni»
Don M.C. George, del dicastero per le missioni salesiane, dice: «Siamo particolarmente preoccupati per gli adolescenti che hanno avuto un’infanzia difficile. Con il nostro aiuto è stata data loro una seconda possibilità e avevano così acquisito nuova speranza e fiducia. Temiamo che ora cadano di nuovo in un baratro e che non vedano più una luce in fondo al tunnel. Molti nostri studenti non hanno competenze digitali o dispositivi per l’apprendimento on-line. Come Salesiani di Don Bosco, vogliamo offrire prospettive a giovani svantaggiati, emarginati a livello sociale e geografico.
Dobbiamo stare vicino ai bambini e ai giovani. È nostro compito sostenerli finanziariamente e materialmente, ma soprattutto infondere in loro serenità, dare loro ispirazione e motivarli.
Dobbiamo aiutarli a prendere decisioni e portare avanti le loro attività.
Dobbiamo aiutarli a continuare a coltivare i loro sogni, ad avere fiducia e speranza per loro stessi, per le loro famiglie e la società.
Mi auguro che i giovani diventino protagonisti. Don Bosco chiedeva ai giovani di essere insegnanti e modelli per altri giovani della comunità. Quando a Torino scoppiò un’epidemia di colera, esortò i giovani ad andare ad aiutare le persone che ne erano state colpite e il suo invito fu accolto. Oggi i giovani stanno facendo la stessa cosa.
Possiamo pensare che in futuro i giovani assumeranno un ruolo di guida nel mondo. E faranno un ottimo lavoro!».

IL RETTOR MAGGIORE
Tanti nostri giovani sono stati eroici nel portare aiuto ai poveri. In questo senso, abbiamo fornito, soprattutto ai ragazzi delle nostre opere, utili indicazioni pedagogico-educative e didattiche. Quando i ragazzi capiscono sono più attenti spesso di noi adulti. Non ci siamo rinchiusi all’interno delle nostre case, ma abbiamo formato, con l’aiuto di giovani volontari, gruppi di aiuto e condivisione. Credo di poter dire che questo è avvenuto in tutto il “mondo salesiano”.
Fin dal primo momento abbiamo indetto una campagna mondiale salesiana di aiuto ai più colpiti: abbiamo potuto raggiungere oltre 63 nazioni mediante l’invio di aiuti economici offerti da tante persone buone e generose, che sono al nostro fianco ogni giorno, a volte anche senza che ce ne rendessimo conto.
Purtroppo, abbiamo perso almeno un’ottantina di confratelli. All’inizio si pensava che la pandemia interessasse soltanto gli anziani, ma ci siamo resi presto conto che Covid-19 colpisce tutti. E purtroppo ritengo che queste morti non siano ancora finite. È uno degli aspetti del grande dolore causato dalla pandemia: quello di tanti morti in tante famiglie, di tanti bambini che hanno perso i loro genitori senza poterli salutare con dignità di tanti fratelli e sorelle nelle nostre comunità religiose e di tanti sacerdoti nelle diocesi. Questa è ed è stata la realtà. Cerchiamo di viverla con fede e speranza.

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