FMA
Emilia Di Massimo
Reti (IN)VULNERABILI
Le Figlie di Maria Ausiliatrice creano «reti buone» per i figli abbandonati da questo mondo distratto e indifferente.
In varie aree geografiche della Spagna, le Figlie di Maria Ausiliatrice lavorano in rete con i Salesiani mediante la cepss (Coordinadora Estatal de Plataformas Sociales Salesianas) convinti che il Sistema Preventivo sia anche oggi una risposta educativa alle situazioni di rischio in cui si trovano bambini, giovani ed adulti. La risposta salesiana si concretizza in un ambiente familiare dove ognuno trova il proprio posto, si promuove il protagonismo giovanile, ci racconta José Alberto García, direttore della Casa Hogar Mornese di Jerez de la Frontera.
Queste case sono esperienza di accoglienza per quanti vogliono impegnarsi nell’educazione integrale dei giovani collaborando anche nella Pastorale giovanile delle Piattaforme Sociali, ci dice la coordinatrice suor Maria Angeles García, creando un ambiente educativo capace di promuovere la maturazione dei ragazzi, rispondendo ai bisogni socio-educativi, favorendone l’inserimento sociale-lavorativo, con un’attenzione particolare all’infanzia, ai giovani, alle donne a rischio di esclusione sociale.
Una risposta educativa, ancora oggi
Lasciamo spazio ad alcune testimonianze. “Essere educatore: un’opzione di vita. Ricordo ancora la prima volta che mi avvicinai ad una casa salesiana per lavorare in Casa famiglia. Da quel momento è iniziato un cammino di vita che ancora oggi, dopo 15 anni, continuo a percorrere di pari passo con le suore. Insieme a loro vivo il carisma salesiano ed un cammino di crescita spirituale. Il lavoro che svolgo è missione, è impegno, è una vocazione alla quale sono stato chiamato da Dio per essere vicino ai ragazzi più vulnerabili, per dedicare loro il mio tempo e la mia vita, soprattutto ai giovani più bisognosi, continuando così il sogno di don Bosco e di Maria Mazzarello. L’incontro con il carisma salesiano ha cambiato la mia vita ed oggi il mio servizio è trasformare il cuore dei bambini, dei giovani attraverso l’accompagnamento, con uno sguardo cristiano, guidato da Maria Ausiliatrice”.
“Mi sono sentita veramente accolta, sia come partecipante sia come volontaria. Mi hanno aiutata a formarmi e a trasformarmi!” (Aldenir Alves)
“Gli educatori della Fondazione Maria Auxiliadora fanno del loro meglio per aiutare gli studenti e in ogni modo possibile. Insegnano e correggono con amore. Avranno sempre un posto nel mio cuore”. (Irene Yemi)
“Durante il percorso formativo all’Associazione Valponasca sono stata aiutata a migliorare aspetti della mia vita personale e lavorativa, a consolidare molte conoscenze. Mi sono sentita accompagnata fin dal primo giorno dalla responsabile del corso: Sara ha creduto in me e nelle mie capacità, nel mio impegno e nel mio lavoro”. (Karol Gisela Domínguez Mafla)
La casa della speranza
La Fondazione Canaria Maín ha una particolarità: cerca di comunicare speranza. Senza scopo di lucro, accoglie, sotto la direzione di suor Ana Maria Cabrera, migranti. Canaria Maín offre loro una casa, una formazione, i documenti per realizzare il sogno per il quale hanno rischiato la vita. Attualmente ospita 46 giovani in sette case, tra Gran Canaria e Fuerteventura, con una lunga lista di attesa. Moussa Ndiaye ha giocato d’azzardo fin da quando era solo un bambino, guidato da un unico pensiero: ottenere soldi per la sua famiglia. Non ricorda nulla del viaggio, solo che è stato in ospedale per due giorni per riprendersi dal difficile viaggio dalla Mauritania, dove ha trascorso tre anni a pescare per risparmiare denaro. Sapeva il pericolo che correva, suo zio è morto a bordo di una barca ma si è chiesto quale altra opzione aveva. Non sapeva che sarebbe finito su un’isola ma non gli importava: vedere la terra gli bastava per restituirgli il sorriso. Lo stesso che mostra adesso a 18 anni – quattro anni dopo – mentre gioca a carte in casa.
Una testimonianza di emancipazione è di Jean Thea, un giovane di 23 anni, della Guinea Conakry, abita a Gran Canaria da otto anni. “Sono arrivato nel 2015 in barca; il viaggio è durato circa quattro giorni. Per arrivare alle Canarie sono passato dalla Guinea, dal Mali, dall’Algeria e dal Marocco, cercando di guadagnare denaro per arrivare in Europa, la mia meta. Con l’aiuto del Salvamento Marítimo siamo arrivati a terra. Ci hanno portato al Centro di Internamento di stranieri, in seguito sono stato due anni in un Centro per minorenni. Quando sono arrivato alla Fondazione Canaria Maín ho frequentato un corso di animazione socioculturale, ho iniziato gli studi universitari per diventare Educatore sociale. Attualmente lavoro come educatore nella Fondazione Canaria Maín. Il mio processo migratorio non è stato facile ma ho trovato persone che mi hanno aiutato soprattutto a superare la nostalgia della mia famiglia, ad inserirmi in una realtà totalmente nuova”.
Le Piattaforme Sociali sono reti per i vulnerabili ma i loro “ambienti” li rendono in grado di affrontare ogni fragilità con speranza.

















