FMA

Emilia Di Massimo

Quanto costa la gentilezza?

Suor Scolastica Jung, coreana, oggi è missionaria in Etiopia. «Vivere con le ragazze 24 ore su 24 è un grande dono; come una mamma condivido le loro difficoltà, le loro gioie e le loro sofferenze. Un tratto della mia storia è nella loro e viceversa».

Una strana sensazione

«Sono stata battezzata a 5 anni, provengo da una famiglia buddista in seguito diventata cattolica. Frequentavo ogni domenica la parrocchia, era la mia seconda famiglia, ma quando sono entrata nel periodo dell’adolescenza non ci volevo più andare, nonostante ciò, quando avevo 16 anni, la mia mamma mi ha costretta a frequentare l’Estate ragazzi dai Salesiani».

L’inizio di una storia così accattivante ci fa chiedere a suor Scolastica Jung, coreana, di dirci il finale e così prosegue il suo racconto: «Dai Salesiani non ero contenta per niente, non mi piaceva, trovavo tutto noioso. Inoltre ho avuto un incidente: mi sono fatta male ad un piede e questo mi ha irritata ancora di più. Volevo tornare a casa. Una sera, prima di cenare, avevo bisogno di sostituire la benda della ferita, sono andata dall’infermiera e le ho chiesto con arroganza se poteva cambiarmela; quando mi ha risposto che potevo andare dopo cena ho iniziato a bisticciare con lei. Al termine della serata, mentre stavo andando in dormitorio, ho sentito una voce che gentilmente mi chiamava con il mio nome coreano: “Kyoung-Jin!”. Mi sono girata e ho visto l’infermiera: era disponibile ad aiutarmi. Ho sentito una strana sensazione, mi sono chiesta come mai non fosse inquieta con me sebbene nei suoi confronti non mi fossi comportata bene.

In seguito ho riflettuto ulteriormente ed ho pensato alla frase di Esopo: “Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato” ed ho iniziato a comprendere che davvero essa non ha prezzo. Dopo l’Estate ragazzi avevo scoperto in me un amore grande che mi accoglieva così come ero e mi amava con tanta pazienza. Un amore aveva cambiato la mia vita e aveva cominciato a dare forma ad un sogno: seguirlo! Ho compreso sempre più che quell’amore si chiamava Dio».

Imparare dai bambini

«Dopo l’università ho deciso di intraprendere la formazione per diventare suora salesiana ed in seguito missionaria, infatti nel 2012 sono partita dalla Corea per camminare con Lui ovunque mi avrebbe condotta, senza nessuna paura».

Negli anni successivi suor Scolastica è stata in Italia, a Malta, negli Stati Uniti, attualmente è in Etiopia, a Gubrie. «Ogni nazione e ogni luogo sono un incontro con Lui, ciascuno è stato speciale e significativo per la mia vita religiosa. Ho imparato che cosa significa essere missionaria all’oratorio di Malta da una bambina, un giorno nel quale avevamo l’adorazione con i piccoli e con i ragazzi. Il papà è venuto a prenderla mentre lei era in cappella. Quando ha sentito che il padre la chiamava è andata da lui e gli ha detto che non poteva andare via perché c’era Gesù. Il papà si è inginocchiato accanto a lei ed ha iniziato a pregare accanto alla sua piccola.

In Etiopia svolgo la missione educativa con le ragazze più povere e con le giovani che desiderano diventare suore, ricordando sempre l’esperienza vissuta da adolescente, quella che vi ho raccontato, ed accorgendomi che da quel giorno Gesù mi chiede ogni giorno di amare come Egli mi ama. Vivere con le ragazze 24 ore su 24 è un grande dono; come una mamma condivido le loro difficoltà, le loro gioie e le loro sofferenze. Un tratto della mia storia è nella loro e viceversa. Anche Maria Mazzarello, Cofondatrice del nostro Istituto, ha fatto così quando viveva con le giovani a Mornese: con amore paziente faceva sentire a ciascuna il suo affetto conquistandone il cuore. Ovviamente sono consapevole che c’è ancora molto strada da percorrere per diventare tra le giovani un concreto segno del Suo amore preveniente», ci dice sorridente suor Scolastica.

«Prima di partire per la missione non ho sognato di vivere quanto ho vissuto in questi dieci anni. Non avevo mai pensato che sarei andata in diversi paesi, che avrei incontrato tanta gente e che avrei fatto diverse esperienze. Ogni volta che sono stata disponibile mi sono accorta che il Suo sogno diventava realtà sia per me sia per la gente che incontravo, infatti sono convinta che Egli continuamente compie il sogno che ha per me, per la missione che mi affida. Ai giovani vorrei dire di non aver paura di seguirlo ma di avere fiducia in Lui: realizzerà promesse colme di un amore inimmaginabile, fedele sempre e per sempre! Vi lascio anche una frase scritta dalla giornalista Anne Herbert su una tovaglietta di carta, in una tavola calda della California, nel 1982 e che da allora ha fatto e continua a fare il giro del mondo: “Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso non dimenticando mai che la gentilezza generare gentilezza tanto quanto la violenza genera violenza”».       

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