FMA
Emilia Di Massimo
Quando si può solo PEGGIORARE…
Il mal d’Africa si prende all’improvviso, è inspiegabile, oltretutto si attacca al cuore interamente e non si guarisce, eventualmente si può solo peggiorare, come testimonia suor Carmelina Dolo che ci parla della sua Africa.

“Una famiglia cattolica, non praticante ma molto sensibile all’altro, infatti la mia casa era un porto di mare dove chi aveva bisogno poteva chiedere sebbene fosse solo filantropia eppure tutto questo mi ha aiutato molto a vedere l’altro con uno sguardo diverso.
Da adolescente ho frequentato l’oratorio di via Marghera, a Roma, ero una sportiva entusiasta che osservava le Figlie di Maria Ausiliatrice dedite alle giovani, sorridenti ed impegnate, forse sarà stato questo che ha interrogato la mia vita? Ho deciso di essere come loro. Dopo la professione religiosa sono stata in diverse case come insegnante ma tutto questo non mi bastava, in me c’era un forte desiderio missionario che non mi lasciava tranquilla anche se non ero più giovanissima. Sognavo di svolgere la missione in America Latina, immaginavo la foresta amazzonica invece, partendo due mesi per Abidjan, la mia vita divenne l’Africa. La mia prima missione fu il Congo Brazza, attualmente mi trovo in Gabon”.
Sappiamo che il famoso mal d’Africa si prende all’improvviso, è inspiegabile, oltretutto si attacca al cuore interamente e non si guarisce, eventualmente si può solo peggiorare, come testimonia quanto affermato da suor Carmelina Dolo alla quale chiediamo di parlarci della sua terra africana. “Ho potuto immediatamente constatare, durante gli anni vissuti in alcuni paesi dell’Africa, quanto la situazione giovanile, particolarmente quella femminile, sia precaria. Spesso la cultura locale relega la donna al ruolo di “guardiana della famiglia”, non necessariamente istruita, sottomessa al compagno da tutti i punti di vista. Diverse giovani vedono infranti i loro sogni molto presto, non raggiungono la soglia della scuola media e si ritrovano ad avere un figlio giovanissime poiché la donna è anzitutto madre e procreatrice. Tale situazione di maternità precoce spesso interrompe il futuro a cui pensavano: essere madre significa occuparsi di un figlio e quindi dover lavorare per sopperire alle sue necessità. In molte delle nostre missioni quindi si sono creati Centri di promozione della donna, Centri di Alfabetizzazione (per le meno fortunate negli studi primari) con lo scopo di offrire alle giovanissime madri l’opportunità di guadagnare onestamente il necessario senza essere alla mercé del compagno o di altri eventuali profittatori. Fortunatamente la situazione evolve in diverse nazioni e le giovani riescono ad arrivare a livelli culturalmente più alti, a creare associazioni femminili a favore della protezione e dell’evoluzione della donna: le donne per le donne. I giovani subiscono l’influenza delle reti sociali e purtroppo sono molto spesso vittime della droga, della violenza, in risposta alla povertà dilagante, al fenomeno delle famiglie “ricostituite” o monogamiche; la loro insoddisfazione degenera in svariati fenomeni di violenza. La scuola e i Centri Giovanili sono una grande risposta salesiana a quanto espresso, in essi i giovani trovano accoglienza, amicizia, ascolto, possono sviluppare le loro capacità. Abbiamo licei con 1200 alunni, scuole professionali e tecniche, desideriamo arrivare al singolo, proporre rispettando la libertà di ciascuno, offrire la bellezza del Vangelo nel quotidiano, accompagnare per un vero impegno nella società”.
«Ho imparato a benedire»
Chiediamo a suor Carmelina che cosa abbia imparato in questi anni.
“Tante cose, ma credo che tre siano fondamentali: ho imparato a sorridere, qui il sorriso è contagioso, non si può non sorridere, la gente è sorridente nonostante tutti i grandi problemi che ha, il sorriso apre all’altro, apre alla confidenza. Ho imparato a benedire; benedire qualcuno è un grande dono che si può fare, è la paterna mano di Dio che accarezza, è riconoscere l’altro come amato da Lui. Ho imparato a fidarmi della Provvidenza, vivendo nella precarietà: precarietà di acqua, di abitazioni, di lavoro, eppure si esclama sempre: “se Dio vuole!”
La mia Africa è una meravigliosa avventura, giorno dopo giorno, può esserlo di tutti, basta mettersi in gioco, perché il missionario non è un eroe, è qualcuno che vuole imparare, camminare insieme, che vuole sorridere, benedire e fidarsi della Provvidenza”.
Affermava papa Francesco: “Dal punto di vista dell’evangelizzazione non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore.”
Se qualcuno volesse vedere come si declinano le sue parole, potrebbe contattare suor Carmelina e raggiungerla per farsi contagiare dal mal d’Africa.



















