BS Aprile
2024

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Quando la noia fa paura

Ma non è un sentimento di cui avere paura. Non è una condizione esistenziale da combattere a tutti i costi. Al contrario, va accolta come un’opportunità privilegiata, al riparo dalla febbrile preoccupazione del “fare”.

Il sentimento della noia è stato spesso associato – nella letteratura come nel pensiero filosofico, nella rappresentazione artistica come in psicologia – a una condizione di inedia e nichilismo. Una sensazione di vuoto, che scaturisce dall’assenza di interessi e di passioni, ma ancor più profondamente dallo smarrimento del senso stesso della vita, che ci fa precipitare in una situazione di angoscia esistenziale da cui facciamo fatica a risalire a galla.

Di fronte alla monotonia di una quotidianità in cui, come spettatori inerti, vediamo scorrere pigramente i nostri giorni, incapaci di dare autentico valore al tempo che ci è stato dato in dono, siamo letteralmente sopraffatti da un’apatia sorda e disincantata, un «deserto emozionale» – come lo definisce Umberto Galimberti – che si traduce in una strutturale indifferenza nei confronti della vita e nella difficoltà a proiettare sul futuro aspirazioni e desideri.

Nessuno stupore, dunque, se per sfuggire al vuoto annichilente della noia ci affanniamo a riempire le nostre giornate di ogni sorta di impegno e occupazione. Se non riusciamo a stare fermi e sentiamo il continuo bisogno di cambiare luogo, attività, abitudini e frequentazioni, nella spasmodica ricerca di esperienze sempre nuove e differenti che spezzino la routine dell’«eterno ritorno dell’uguale». Se persino durante quel poco tempo “libero” che ci rimane negli intermezzi di settimane sempre più frenetiche e convulse non possiamo fare a meno di inventarci qualcosa da “fare”. Qualsiasi passatempo, anche il più effimero e inconsistente, si rivela utile per vincere quell’horror vacui che tanto ci spaventa… L’importante è “usare” appieno ogni singolo istante del tempo che abbiamo a disposizione, non lasciare alcun “vuoto”, nell’illusoria convinzione che solo un’esistenza in cui non ci sia spazio per l’attesa e per la noia possa davvero essere considerata una vita “piena” e appagante.

Eppure già gli antichi, nella loro lungimirante saggezza, avevano compreso che per essere davvero felici l’otium non è meno importante del negotium, anzi è proprio nei momenti di pausa dalle tante occupazioni che scandiscono la nostra quotidianità che possiamo assaporare un tempo prezioso dedicato a noi stessi, alla cura della nostra interiorità, alla riscoperta di una creatività che troppo spesso viene soffocata dalla sovrabbondanza di stimoli che ci giungono dall’esterno. Un tempo “sospeso” in cui rimanere in silenzio, per riuscire di nuovo ad ascoltare – isolandoci per qualche istante dal clamore del mondo e dall’onnipresente brusio degli strumenti tecnologici che fa da sottofondo alle nostre giornate – la voce impalpabile delle emozioni e dei desideri più profondi che albergano dentro di noi.

La noia, dunque, non è un sentimento di cui avere paura. Non è una condizione esistenziale da combattere a tutti i costi. Al contrario, va accolta come un’opportunità privilegiata, al riparo dalla febbrile preoccupazione del “fare”, per conoscere meglio se stessi e riuscire a sintonizzarsi con i propri bisogni più autentici e con il “tempo lento” del proprio vissuto interiore. E se ciò è vero per i bambini, che ogni tanto hanno bisogno di sperimentare la noia per imparare ad ascoltare le proprie risonanze emotive e per allenarsi ad attivare la fantasia, non lo è di meno per i giovani adulti, che attraverso l’esperienza “distesa” della noia hanno l’occasione di abitare una dimensione diversa da quella, spesso frenetica e irrequieta, con cui sono abituati a confrontarsi.  

Quanti disegni ho fatto,
rimango qui e li guardo:
nessuno prende vita,
questa pagina è pigra.
Vado di fretta
e mi hanno detto che la vita è preziosa,
io la indosso a testa alta sul collo.
La mia collana non ha perle di saggezza,
a me hanno dato le perline colorate
per le bimbe incasinate con i traumi
da snodare piano piano con l’età.
Eppure sto una pasqua, guarda, zero drammi:
quasi quasi cambio di nuovo città,
che a stare ferma a me mi viene,
a me mi viene
la noia, la noia, la noia, la noia…
Quanta gente nelle cose vede il male,
viene voglia di scappare come iniziano a parlare.
E vorrei dirgli che sto bene,
ma poi mi guardano male,
allora dico che è difficile campare…
Muoio senza morire
in questi giorni usati,
vivo senza soffrire:
non c’è croce più grande!
Non ci resta che ridere
in queste notti bruciate,
una corona di spine
sarà il dress-code per la mia festa.
È la cumbia della noia,
è la cumbia della noia…
Allora scrivi canzoni?
Sì, le canzoni d’amore
e non ti voglio annoiare,
ma qualcuno le deve cantare.
Cumbia, ballo la cumbia,
se rischio di inciampare almeno fermo la noia,
quindi faccio una festa, faccio una festa,
perché è l’unico modo per fermare,
per fermare
la noia, la noia, la noia, la noia…
Muoio perché morire
rende i giorni più umani;
vivo perché soffrire
fa le gioie più grandi…

(Angelina Mango, La noia, 2024)

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