La Buonanotte
B.F. Disegno di Fabrizio Zubani
«Potrò dargli un PUGNO»
Un uomo di 26 anni fu condannato a dieci anni di prigione per tentato omicidio. L’uomo da tempo colpiva il suo bambino con raffiche di pugni, legandogli le mani dietro la schiena. Un giorno, l’aveva quasi ucciso, solo perché aveva bevuto un sorso d’acqua senza il suo permesso. Davanti al giudice l’uomo aveva ammesso: «L’ho colpito diverse volte, poi lui è andato in camera sua. Voleva di nuovo vomitare, non stava più in piedi. Gli avrò dato altri 5 o 6 colpi. Ho perso la pazienza perché pensavo lo facesse per dispetto».
«Era un bimbo come “annichilito”, scrisse l’esperta dell’ospedale: «Emergeva il suo importante dolore ma anche il suo non lamentarsi mai, né dei tubi, né delle manovre dei sanitari».
C’erano tutti i segni che qualcosa di terribile gli fosse accaduto: «È un bimbo molto spaventato che chiede sempre scusa – annotava la psicologa – nonostante il dolore e il pianto, non si lamenta, non tenta di allontanare ciò che gli crea dolore o frustrazione, nemmeno quando uno dei tubicini dell’ossigeno scivola dandogli noia, non dice nemmeno che ha fastidio».
L’impressione di «un bambino abbandonato a se stesso» era stata anche testimoniata, a posteriori, dalle maestre che avevano notato lividi, atteggiamento remissivo e spaventato, vestiti «non consoni» e, nell’ultimo periodo, i suoi occhi che si chiudevano all’improvviso: «Si addormentava di continuo».
Segnali confermati anche dalla zia, a cui il piccolo aveva detto: «Devo mangiare tanti spinaci, così diventerò più forte di lui e potrò dargli un pugno».
Gesù, voltatosi verso di loro, disse:
«Figlie di Gerusalemme, non piangete per me,
ma piangete per voi stesse e per i vostri figli.
Perché se fanno questo al legno verde,
che cosa sarà fatto al secco?»
(Vangelo di Luca 23:27-31)
















