BS Febbraio
2024

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Persi nell’Infosfera

Dove si va? Ci siamo persi, / sembra di stare nella casa degli specchi.
La duplicazione del reale in cui siamo immersi nell’altrove spaziale e temporale del metaverso contribuisce a modificare in profondità la nostra percezione del mondo, delle relazioni con gli altri, delle esperienze che facciamo e persino di noi stessi.

Le nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione, l’Intelligenza artificiale e le sue molteplici applicazioni in campi sempre più ampi e diversificati della nostra vita quotidiana, la duplicazione del reale in cui siamo immersi nell’altrove spaziale e temporale del metaverso contribuiscono a modificare in profondità la nostra percezione del mondo, delle relazioni con gli altri, delle esperienze che facciamo e persino di noi stessi. Se, da un lato, tutti questi strumenti moltiplicano le possibilità materiali ed esistenziali che ci vengono offerte, permettendoci di oltrepassare i limiti di una realtà necessariamente vissuta nel qui ed ora del presente e dischiudendoci opportunità fino a qualche decennio fa del tutto impensabili, dall’altro lato sembrano acuire in noi il senso di incertezza e di smarrimento nei confronti del futuro e, non di rado, ci lasciano addosso la sensazione per molti aspetti paradossale di aver fatto un passo indietro sul piano della libertà e di un’autentica capacità di scelta. Anziché allargare i nostri orizzonti e arricchire la nostra quotidianità di prospettive inedite e feconde, essi finiscono spesso con il sommergerci di stimoli, proposte, esperienze e sollecitazioni che, “consumati” in maniera superficiale e frettolosa, non fanno altro che accelerare il nostro ritmo interiore, rendendoci schegge impazzite che attraversano la vita a velocità supersonica, senza più riuscire a distinguere l’essenziale dal superfluo e a rintracciare un senso nel repentino scorrere degli eventi. Piuttosto che regalarci maggiori opportunità tra cui scegliere e grazie alle quali accorciare le distanze con gli altri, sono forieri di un’esistenza ancora più vuota e monotona e ci consegnano a nuove solitudini.

Di fronte ai tanti cambiamenti, in gran parte ancora di difficile interpretazione, indotti da questa ennesima rivoluzione tecnologica e all’affermarsi di quella che è stata ribattezzata l’“età dell’Infosfera”, i meno attrezzati sembrano essere proprio i giovani adulti, desiderosi, al pari dei loro fratelli minori, di confrontarsi con questa nuova dimensione virtuale e di sfruttarne appieno le potenzialità, ma decisamente meno a loro agio nel rapportarsi alle profonde trasformazioni in atto rispetto ai cosiddetti “nativi digitali”. Ai loro occhi, la nuova realtà immateriale e illusoria modellata sul paradigma di una fittizia omologazione appare ancora più incerta e sfuggente, popolata dai fantasmi dell’inautenticità e dell’individualismo che, come mostri crudeli e insensibili, confondono ogni traccia o segnale che possa rivelarsi utile ai fini di un’efficace ricerca di senso e, in tal modo, rendono sempre più arduo individuare stabili riferimenti sulla base dei quali orientarsi. Finché non subentra una sorta di assuefazione che impedisce persino di accorgersi del carattere corrosivo e straniante di una simile condizione.

Per poter ricominciare a discernere il vero dal falso, le esperienze e le relazioni autentiche da quelle “virtuali” costruite sui social, abbiamo, allora, bisogno di tirarci fuori da questa “casa degli specchi” di cui spesso siamo letteralmente prigionieri e di allontanarci per qualche momento da questo altrove fantasmagorico in cui ci sentiamo persi, per tornare a calarci, anima e corpo, nel tessuto connettivo della nostra concreta quotidianità. In questo modo, potremo forse ritrovare la nostra bussola interiore e restituire senso al nostro essere nel mondo: un mondo reale, fatto «di carne e di sangue» – come avrebbe detto Feuerbach – e non costruito sulla base di qualche freddo algoritmo.   

Ogni giorno resto a galla in mezzo a un mare mosso,
vado piano quando è verde e accelero col rosso,
seicento battiti al minuto come un pettirosso,
ma, se chiamano i parenti, dico: “È tutto a posto!”.
Posso imparare a vivere e scordarlo subito,
se vivere significa comportarsi da suddito,
archiviare su pennetta ogni pensiero stupido:
tu dimmi come fai…
Su mille strade da percorrere
ti mostrano soltanto forse le prime due o tre,
me ne sto andando più lontano solo per vederci chiaro,
se vuoi, puoi venir con me!
Dove si va? Ci siamo persi,
sembra di stare nella casa degli specchi.
Come si fa? Com’è che scegli
le circostanze e il senso vero degli eventi?
Dove si va? Ci siamo persi,
sembra di stare nella casa degli specchi.
Come si fa a restare attenti,
se questa noia corrode poi i nostri denti?
Dimmi cosa faccio di male, dico quello che mi pare,
è paradossale: serve una vita per farsi accettare
e un minuto per farsi ignorare.
È da pazzi! Solo autoritratti,
siamo tutti distratti,
finché l’ultimo social ci rende assuefatti.
Volevo cambiare universo,
ma adesso c’è già il metaverso;
qualcuno mi bussa da dentro,
non voglio più perdere tempo,
ho un timer cucito nel petto,
mi sento una bomba ad innesco,
se esplodo rimane il deserto,
ma intorno è già tutto un deserto.
Su mille strade da percorrere
ti mostrano soltanto forse le prime due o tre,
me ne sto andando più lontano solo per vederci chiaro,
se vuoi, puoi venir con me…
Dove si va nei brutti tempi?
Quando le incertezze sono teste d’Idra che ricrescono,
si intrecciano, ti mordono coi denti
e tu le tagli, ma non basta mai…
Dove si va? Ci siamo persi,
noi che non facciamo parte né di squali e serpi:
è meglio perdersi che immergersi con gli altri
pensando di non ritrovarsi mai…
Make the world change,
make the world change!

(Gabriele Mvsa feat. DJ Fastcut, La casa degli specchi, 2022)

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