IN PRIMA LINEA
Antonio Labanca di Missioni Don Bosco
PERCHÉ farle SOFFRIRE di più?
I missionari salesiani, sul fronte dell’educazione scolastica e dell’accoglienza dei giovani negli oratori, incorrono in queste situazioni non da oggi, ma recentemente hanno modificato il passo per adeguare maggiormente i loro “standard” di attenzione alla condizione femminile.
Nana ha quattro anni compiuti. È nata e vive ad Odumase, distretto di Suryani in Ghana. Ogni tanto la mamma le parla del lavoro che faceva da piccola sul lago Volta, come aiutante di un pescatore. Ma non aggiunge particolari: è stato per lei un periodo di sofferenza a causa dello sfruttamento subìto, arrivato fino alle minacce e alla violenza.
Mutinta vive a Lusaka, capitale dello Zambia. Sta per compiere quattrodici anni e da diversi mesi sono iniziate per lei le difficoltà a gestire l’igiene mestruale. Gli assorbenti usa e getta non sono accessibili per il bilancio della sua famiglia. Fra i banchi di scuola si sente a disagio, per questo preferisce rimanere a casa. Ha perso finora un totale di un paio di mesi di lezione.
Sono due situazioni ricorrenti in tutta l’Africa, soprattutto in quella a sud del Sahara. Rappresentano il punto di origine di una sfida che investe la condizione femminile in due momenti di fioritura alla vita: l’inizio del percorso di condivisione del tempo con i propri pari, fuori dalla famiglia, e l’inizio del ciclo riproduttivo che determinerà nel profondo l’identità e le opportunità della vita.
Nana frequenta la scuola materna “Maria Goretti” di Odumase; Mutinta va spesso al centro giovanile “Don Bosco” di Lusaka, un po’ distante da casa. I salesiani hanno pensato anche a loro per progettare nuovi interventi in queste strutture che gestiscono, con la precisa consapevolezza di mettere a disposizione delle giovani dei loro Paesi quanto occorre per aspirare ad un futuro di qualità migliore.
La donna è decisiva per uno sviluppo armonico del mondo. Lo è particolarmente nel continente africano, dove le nascite sono equilibrate fra i due generi ma l’aspettativa di vita è maggiore per quello femminile. E tuttavia le consuetudini sociali non sono sufficienti a garantire alle donne la loro piena realizzazione. A incominciare dalle questioni connesse all’igiene, e dunque alla salute.
Un progetto ambizioso
Le attività della comunità salesiana di Odumase comprendono la parrocchia “Maria Ausiliatrice” con otto cappelle sul territorio circostante, due scuole primarie e una scuola media inferiore e il centro per la tutela dell’infanzia “Don Bosco Boys Home” con 55 bambini. Completano le opere due oratori, una scuola tecnica con 500 alunni e un ostello per ragazzi con 200 posti letto. Ad animare questo complesso di interventi sono presenti tre sacerdoti e due salesiani coadiutori, ai quali si aggiungono due giovani tirocinanti e uno studente universitario salesiani.
Padre Iribe Robertson Sung, che dirige la scuola materna “Maria Goretti”, spiega che «l’istruzione spesso non è accessibile a tutti, soprattutto ai bambini in età prescolare.». Nonostante le intenzioni, il Governo non considera fra i suoi impegni il completamento delle scuole pubbliche per i bambini fra i 3 e i 6 anni. Questo è particolarmente pesante in molte aree del Paese, dove la gente continua a lottare con la povertà e la mancanza di infrastrutture di base. I salesiani a Odumase suppliscono come possono: la scuola materna “Maria Goretti” è un tassello di questo intervento. «Ma l’attuale struttura» spiega padre Iribe «non è sufficiente a soddisfare la domanda crescente. La mancanza di aule e di servizi igienici adeguati limita fortemente la capacità della scuola di accogliere tutti i bambini che desiderano frequentarla».
Per affrontare queste sfide, i salesiani stanno lanciando in quel contesto un progetto ambizioso: la costruzione di due nuove aule e dei relativi servizi igienici che permetterà di accogliere 90 bambini all’anno; non è solo questione di spazi in più, ma di allargare l’offerta di un ambiente educativo sicuro e vicino alle case degli alunni. «Inoltre, i più piccoli potranno essere accompagnati a scuola dai fratellini più grandi che frequentano la scuola elementare che sorge nello stesso plesso: è una grande comodità per le famiglie della comunità» osserva il salesiano. Due nuove classi permetteranno ai bambini già iscritti al primo anno di completare la loro formazione nello stesso ambiente e ogni anno ci sarà la possibilità di accogliere trenta nuovi scolari.
Un aspetto che può sfuggine a noi che abitiamo un Paese ricco, è la previsione di un’ampia batteria di servizi igienici nel contesto delle aule scolastiche. Non tutte le abitazioni, in un ambito rurale come quello di Odumase, sono dotate di ambienti dedicati ai bisogni personali, o i sanitari non sono sempre tenuti in perfetta pulizia. L’accesso a servizi adeguati (acqua potabile, scarichi efficienti, lavandini per il lavaggio delle mani) contrasta la diffusione di malattie infettive (colera, diarrea, malaria) e le infezioni delle vie urinarie.
Dobbiamo ricordare che la scarsa igiene e l’accesso insufficiente a strutture sanitarie sono alcune delle principali cause di morte tra i bambini. Senza contare che si possono così abbattere le cause più frequenti di mancata frequenza scolastica, creando continuità formativa, nonché indurre – attraverso l’esperienza diretta – un’educazione ad incentivare la sanità dei luoghi che si frequentano.
Anche Nana potrà avere l’opportunità di una scuola dove avviarsi su una strada che non la costringa a sottoporsi alle angherie di un parente o di un estraneo che la vuole solo come “collaboratrice” efficiente e sottomessa.
Una sfida umana
C’è un punto basico per il raggiungimento di un’identità libera e influente: è quello della cura fisica e psicologica nel momento in cui una ragazza incomincia ad avere il suo ciclo mestruale. Nei Paesi più ricchi il problema si risolve con i consigli dei consultori medici, con l’informazione sessuale (sia pure talvolta incompleta sul piano dell’educazione ai sentimenti), con l’utilizzo degli assorbenti in un regime di ampia disponibilità di questo prodotto. Nei Paesi più poveri il primo ostacolo consiste proprio nella indisponibilità di questi strumenti ordinari atti a salvaguardare l’igiene personale e a dare sicurezza nei giorni del flusso anche sul piano della condotta sociale. Molte donne utilizzano gli stracci di casa o le foglie raccolte nei campi, con evidente rischio di infezioni. A catena, di fronte al disagio, si manifestano anche altri elementi di costrizione: il tabù ancora presente in molte culture, la reclusione in casa per più giorni, a cui si collega l’assenza dai percorsi formativi.
I missionari salesiani, sul fronte dell’educazione scolastica e dell’accoglienza dei giovani negli oratori, incorrono in queste situazioni non da oggi, ma recentemente hanno modificato il passo per adeguare maggiormente i loro “standard” di attenzione alla condizione femminile. Abbiamo avuto modo di parlare in queste colonne, dello sforzo di individuare e di accogliere bambine e ragazze “di strada” nelle megalopoli in Sierra Leone o in Nigeria, ad esempio: persone costantemente esposte alla violenza ma anche alla mancanza di condizioni igieniche adeguate. Per ragioni analoghe, la preoccupazione di assicurare toilet in misura e qualità sufficienti nelle scuole e nei centri giovanili, con occhio di riguardo per le donne (non ultime le insegnanti), si è fatta più consapevole e fattiva.
Negli ultimi anni sono arrivati a Missioni Don Bosco, la Onlus che dall’Italia sostiene i salesiani più vicini alle situazioni difficili dei giovani nel mondo, progetti che mirano a rispondere a quella che è definita dagli esperti “la povertà mestruale”. La centralità del tema non è inferiore a quella della garanzia di disponibilità di acqua o dell’accessibilità allo studio. Non a caso nel 2014 le Nazioni Unite hanno istituito la “Giornata dell’igiene mestruale”.
La prima volta che si è potuto disporre di un rapporto ufficiale sui servizi idrici e igienico-sanitari nelle famiglie in 42 Paesi posti sotto osservazione su questo tema è stata solo nel 2022. L’Unicef osservò che “le esigenze di salute e igiene mestruale non sono soddisfatte e aumenta così il rischio di infezioni per le donne e le ragazze. Queste sfide sono particolarmente acute tra i più poveri, i gruppi etnici, i rifugiati e le persone con disabilità”.
In molte parti dello Zambia, la gestione dell’igiene mestruale rimane una sfida significativa, in particolare per le ragazze che vanno a scuola. La mancanza di prodotti mestruali accessibili e sostenibili contribuisce all’assenteismo e all’abbandono scolastico, limitando le opportunità educative e future delle ragazze. Inoltre, l’uso diffuso di assorbenti usa e getta contribuisce all’inquinamento ambientale, esacerbando il già pressante problema della gestione dei rifiuti a Lusaka.
Il dono di Mutinta
Avendo presente questa situazione, i salesiani dello Zambia hanno deciso di “sposare” una campagna piuttosto impegnativa. Nel centro giovanile “Don Bosco” ospite della casa ispettoriale di Lusaka si è costituito un gruppo che aderisce al progetto della fondazione “Her and His Gift” (Lei e il suo dono). «È un’iniziativa guidata dai giovani, avviata e guidata da un gruppo di giovani donne innovatrici» tiene a commentare padre Christopher Kunda, delegato dell’Ispettoria per il Movimento giovanile salesiano. E spiega «Questi giovani mirano ad affrontare questioni legate alla salute e al benessere dei loro coetanei fornendo educazione alla salute mentale e materna tra le ragazze, promuovendo l’uso di assorbenti riutilizzabili e promuovendo l’educazione ambientale.».
Questa iniziativa è sostenuta da Catherine Kristy Phiri, fin da piccola animata dalla vocazione di dare sostegno ai suoi coetanei. Dopo aver completato gli studi liceali, ha scoperto che questa vocazione si sarebbe potuta trasformare in una vera e propria impresa sociale. La prassi della Her and His Gift prevede incontri di educazione sessuale che diventano occasione per distribuire – in appositi “pacchetti mamma” contenenti anche un chitenge, un’ampia fascia di tessuto usato per cingersi i fianchi o la testa o per tenere addosso il neonato – degli assorbenti riutilizzabili, che le stesse partecipanti al progetto imparano a fabbricare attraverso appositi corsi di taglio e cucito. Una delle partecipanti ha dichiarato: «Ho potuto fare un salto sul piano fisico, intellettuale, emozionale e relazionale. La mia situazione è migliorata in maniera automatica».
Grazie al gruppo del centro giovanile “Don Bosco”, molte giovani come Mutinta potranno non “saltare” più le lezioni a scuola.
















