BS Giugno
2025

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

ANS

PAPA FRANCESCO
Indimenticabile in tutto il mondo salesiano

“Amate, riverite, rispettate il Sommo Pontefice, Vicario di Gesù Cristo in terra. Chi sta col Papa è dalla parte di Dio” insegnava don Bosco ai suoi ragazzi. La devozione verso il Santo Padre è uno dei tre “bianchi amori” che egli sempre trasmise come parte della sua spiritualità e oggi traspare in maniera evidente nelle parole commosse e colme di gratitudine che da tutto il mondo salesiano continuano ad arrivare per la morte di papa Francesco.

Da tutte le zone del mondo in cui è diffuso il carisma salesiano continuano a rinnovarsi i messaggi di cordoglio per la scomparsa del Santo Padre, colmi di riconoscenza per la sua eredità come pontefice.

“Abbiamo sempre avuto una speciale sintonia con Francesco, e in molti casi questa si è tramutata in una reale cooperazione a sostegno di progetti a favore degli ultimi della terra”, afferma don Daniel Antúnez, presidente di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino. Don Antúnez aveva conosciuto il Santo Padre già quando questi era Arcivescovo di Buenos Aires e si sono reincontrati più volte a Roma in occasione di due importanti appuntamenti annuali in Vaticano: la Corsa dei Santi e il Concerto di Natale.

“Il pensiero di Francesco è molto vicino a quello che anima Missioni Don Bosco: l’attenzione ai più bisognosi, la presenza nelle periferie del mondo – prosegue don Antúnez –. Quello che è il carisma originario di Don Bosco è stato confermato a noi e potenziato dal magistero costante del Papa: l’attenzione ai giovani diseredati, a coloro che vivono senza alcuna speranza di futuro, ai soggetti resi deboli da un contesto di violenza e di miseria. Al punto che è stato praticamente lui, Francesco, a dettare il nostro programma: i missionari salesiani in 136 Paesi si sono sentiti sostenuti dalle sue parole, incoraggiati ad andare oltre i limiti abituali, a suscitare consapevolezza della dignità di comunità e popolazioni in Amazzonia come in Myanmar, nell’Africa costantemente offesa dalle guerre, e sotto i bombardamenti nel vicino Oriente e nella nostra stessa Europa”.

Da una Procura Missionaria all’altra, da quella di Torino, a quella di New Rochelle: anche “Salesian Missions” si unisce alla Famiglia Salesiana e alla comunità internazionale cattolica nel piangere la scomparsa di papa Francesco. “Pur essendo gesuita, era un amico di lunga data dei Salesiani di don Bosco e ha mantenuto stretti legami con missionari e sacerdoti salesiani per tutta la vita” affermano dalla Procura statunitense.

Papa Francesco e i salesiani si sono concentrati in modo particolare sull’aiuto ai poveri e agli emarginati, assicurando loro assistenza e accesso alle risorse di cui hanno bisogno. “Papa Francesco sarà ricordato soprattutto per il suo profondo amore per i più poveri tra i poveri e per la sua forte difesa di coloro che sono ai margini, in particolare i migranti, e per la sua cura per la Terra e l’ambiente”, ha detto don Michael Conway, Responsabili di Salesian Missions. “Il modo migliore per onorarne la vita e l’eredità è cercare di incarnare nella nostra vita gli ambiti della fede e della vita più importanti per lui: la cura per i poveri, gli emarginati e il Creato”.

Restando in America, ma scendendo geograficamente verso sud, il Bollettino Salesiano della sua Argentina compiange la morte del Papa connazionale raccontando lo straniamento del portare avanti la vita quotidiana salesiana senza più la presenza dolce e rassicurante del Santo Padre: “Offrire il pensiero del ‘buongiorno salesiano’ a tutti i ragazzi della scuola è stato più difficile oggi, pur arrivando con lo slancio della Pasqua che abbiamo appena celebrato!” testimoniava a caldo, lo stesso giorno della scomparsa, lunedì 21 aprile, don Nestor Zubeldía, SDB, da Neuquén, la città più popolosa della Patagonia.

“Alcuni – prosegue – mi hanno anche fatto le loro sincere condoglianze. Altri hanno cominciato a chiedersi: ‘Che cosa succederà adesso?’ E credo proprio che questa sia la grande domanda: cosa succederà ora in un mondo i cui potenti sembrano preferire voltarsi dall’altra parte di fronte alla povertà, alla disuguaglianza, all’ingiustizia, alle migrazioni di massa come mai nella storia? Chi telefonerà ogni giorno alla parrocchia di Gaza in rovina? Chi piangerà le infinite vittime dell’Ucraina martirizzata? Chi griderà ancora e ancora per la salute del nostro pianeta, la nostra Casa Comune, che sembra anch’essa ferita a morte? Chi andrà nelle periferie delle periferie di questo mondo travagliato e difficile, ad alzare la voce per le minoranze perseguitate?”.

Tornando in Europa, infine, dal Portogallo, l’Ispettore, don Tarcízio Morais, condivide: “Oggi l’umanità è più povera. Papa Francesco se n’è andato. Il Papa della semplicità, della presenza, dell’ascolto, di Cristo. Pastore, buon pastore, della casa comune, della fraternità universale, dell’umanità dell’amore, del Vangelo della gioia. Una gioia contagiosa, empatica e vera per tutti. Una vita che abbatte le periferie, le rende vicine, visibili. Una voce in difesa dei più poveri, degli ultimi, dei più lontani. Un atteggiamento di ascolto, di attenzione, di permanente anticonformismo. Giovane nella sua vecchiaia, ha fatto crescere in tutti noi la misericordia, la giustizia, l’ammirazione per la bellezza del Creato, l’amorevolezza nell’accoglienza dei rifugiati e dei migranti, la forza della fede”.

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