IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

Donato Cafarelli

Don Luigi Zulian

Morto a San Salvador, il 15 aprile del 2019, a 75 anni

“DON BOSCO FINO AL MIDOLLO”

In El Salvador, terra dove padre Salvatore Cafarelli ha lasciato il segno più grande della sua opera missionaria, una sua frase con cui è più ricordato è “Don Bosco hasta la medula”. Questo dice molto di quella che è stata la via che padre Salvatore ha seguito lungo la sua vita: quella di servire gli altri e operare per gli altri con la costanza, l’impegno e il sorriso tipico di San Giovanni Bosco.

Nasce il 14 ottobre del 1944, 6° di 9 fratelli, da Donato Cafarelli e Carmela Colasurdo a Laurenzana, un piccolo paese della provincia di Potenza (Basilicata). All’età di 12 anni, lasciando la sua famiglia e il suo paese natio per seguire la sua vocazione, entra nel seminario minore salesiano a Bagnolo (Cuneo). Nel 1961, a 17 anni ancora da compiere, decide di partire per le missioni: dopo 23 giorni di viaggio via nave, il 25 ottobre 1961, approda a El Salvador. Da quel giorno tutta la vita di padre Salvatore è dedicata al popolo salvadoregno, e con varie tappe, al popolo centro-americano.

Da quel momento, ultimò la sua formazione come educatore tra Roma, Lione e Città di Guatemala prima di iniziare a progettare, nel 1984, la fondazione di una università salesiana in El Salvador.

Nel 1986 però, il paese, già nel pieno di una guerra civile iniziata nel 1980 e che aveva già visto le drammatiche uccisioni dell’arcivescovo di San Salvador, Sant’Oscar Arnulfo Romero, e la politica Marianella Garcia Villas, fu sconvolto da un violento terremoto. Tutte le tre opere salesiane nel territorio, il collegio “Don Bosco”, la scuola “Domenico Savio” e il collegio “Ricaldone”, furono seriamente danneggiate mettendo in seria difficoltà la famiglia salesiana della regione.

Tuttavia è da quelle macerie che padre Salvatore cominciò con i suoi confratelli a ricostruire, ad operare per essere a fianco della popolazione salvadoregna e, sopratutto, dei giovani, centro dell’opera salesiana. In quegli anni, proprio i giovani erano i più coinvolti nella sanguinosa guerra civile di El Salvador, combattendo o nell’esercito oppure militando nelle forze ribelli. Utilizzando le parole di padre Salvatore: “Volevamo dare la possibilità di pensare ad un El Salvador pacifico e con più giustizia”.

Con l’aiuto di impresari locali la costruzione della Cittadella Don Bosco a Soyapango, cittadina popolosa, ma allo stesso tempo povera, a pochi chilometri di distanza dalla capitale, iniziò nel 1988. Con l’università, il Collegio, il centro di formazione professionale, la scuola primaria, la Chiesa di San Giovanni Bosco, la cappella “Gesù Maestro” e il centro sportivo, la Cittadella Don Bosco di El Salvador è l’opera più grande finora realizzata in Centro America.

E proprio l’edificazione di questo spazio unico che coinvolgerà padre Salvatore nel lavorare per fermare la guerra civile. Infatti, con l’inizio della stipulazione degli accordi di pace nel 1992, il sacedorte metterà a disposizione le officine e le aule per i giovani che negli anni precedenti avevano preso parte attivamente alla guerra, dando loro una occasione di formazione e “rinascita”. Padre Salvatore Cafarelli non ebbe paura di scommettere su chi, fino a poco tempo prima, imbracciava i fucili arrivando a confrontarsi con rappresentanti dell’esercito e delle milizie: diceva al personale della Cittadella Don Bosco “Dobbiamo aprire i nostri cuori”.

Padre Salvatore Cafarelli portò la sua opera anche in Guatemala, Costa Rica (a cavallo tra gli anni ’90 e 2000) e Nicaragua, dove con obbedienza alla sua missione si recò nel 2018, nonostante la diagnosi di cancro. Anche negli ultimi mesi, prima del ricovero in Italia, si spese fino all’ultimo per i suoi amati giovani nel centro giovanile Don Bosco della capitale Managua. L’ultima opera della cui realizzazione è stato promotore, e che gli è stata dedicata, è un’officina meccanica per le scuole professionali.

Infaticabile lavoratore nella vigna di Nostro Signore, padre Salvatore ha amato e ha ricevuto l’amore di una comunità, quella centro-americana, nella quale si è subito immerso seguendo la sua vocazione missionaria. Al di fuori degli spazi e delle opere salesiane è stato testimone vivente del Vangelo. In molti lo ricordano per la celebrazione dell’Eucarestia trasmessa sui diversi mezzi di comunicazione.

La sua curiosità per la tecnologia, insieme al suo amore per i giovani, lo portò a fondare Radio Don Bosco El Salvador nel 2005.

Memorabili sono state le sue barzellette e le battute con le quali ha sempre saputo regalare un sorriso. Un episodio particolare che lo vide protagonista fu un incidente con la sua amata bicicletta, pedalando alle prime luci dell’alba nella Cittadella Don Bosco per assaporare l’inizio della giornata lavorativa: battè la testa contro l’ala sinistra di un aereo posto vicino alle officine della Facoltà di Aeronautica per le simulazioni degli studenti. Curato con 16 punti di sutura alla fronte commentò sorridendo “Sono il primo uomo a scontrarsi con un aereo!”.

Parlando del suo rapporto con il Centro America, e in particolare con El Salvador, padre Salvatore diceva: “Ringrazio Dio per essere cresciuto spiritualmente e aver lavorato in questo paese sì piccolo ma grande per la sua gente e le sue aspirazioni”.

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