BS Febbraio
2026

SALESIANI

Blandine Lelté

Padre Daniel FEDERSPIEL
«La relazione è la materia prima di ogni educazione»

Regolarmente, padre Daniel Federspiel si traveste da clown. Con l’identità di Papi il clown, visita gli alunni delle scuole salesiane per dialogare con loro e insegnare loro l’importanza della condivisione. Lo abbiamo seguito durante una visita alle scuole salesiane dell’Aveyron.

Padre Daniel Federspiel ha diverse identità: sebbene sia un salesiano di don Bosco ed educatore, indossa regolarmente un naso rosso e abiti colorati per diventare… Papi il clown.

Da quasi 35 anni si traveste da clown e va nelle scuole per intrattenere i bambini.

Lezioni e trucchi di magia

Tutto inizia con una lettera inviata da padre Daniel ai bambini della scuola: Papi il clown, a causa della sua vita itinerante trascorsa in un circo, non ha potuto andare a scuola. E chiede se può essere accolto in classe per imparare a leggere, scrivere e contare. «Non è uno spettacolo, nel senso che i bambini vengono ad assistervi», precisa il religioso. «Sono io stesso, nei panni di un clown che non sa né leggere né scrivere, a frequentare la scuola, accolto dai bambini nella loro classe, che mi accettano subito nel loro gruppo e sono molto attenti a guidarmi e accompagnarmi nell’apprendimento». In cambio, Papi il clown mostra loro dei trucchi di magia.

«Sono convinti che siano loro a realizzare il trucco. E siccome non hanno la bacchetta magica e la formula magica, non provano a riprodurre a casa», spiega. In classe, grazie alla bacchetta magica, gli alunni colorano un quaderno bianco, fanno spuntare fiori di carta da un cappello o fanno apparire le macchie nere di un dalmata disegnato su un foulard. Il tutto intervallato da grida di ammirazione e risate. Ma la presenza di Papi il clown non li esime dal comportarsi bene; padre Daniel ricorda loro regolarmente con fermezza e dolcezza di alzare la mano per poter parlare o di non fare chiasso.

«La spontaneità dei bambini mi dà speranza per il futuro»

«Sono diventato salesiano perché ero loro allievo alle medie e al liceo», spiega il religioso, che è entrato in noviziato a 21 anni. «Erano dei bravi educatori e nutrivo una certa ammirazione per loro, poi ho scoperto gradualmente che facevano parte di una congregazione. Da giovane, al liceo, ho conseguito il bafa e ho partecipato alle attività estive con loro. Questo mi ha trasmesso il virus dell’educazione, la volontà di occuparmi dei giovani!»

Man mano che la seduta con Papi il clown procede, i bambini gli insegnano ciò che sanno: leggere, scrivere, fare un’addizione o una sottrazione. Come raccomandato da san Giovanni Bosco, il giovane diventa educatore della propria educazione: «Quando si va con i bambini per il meglio e per il bene, si sviluppa in loro la capacità di essere gioiosi, ottimisti, coraggiosi. Sono entusiasti; questa spontaneità mi dà speranza per il futuro in generale».

In classe, i bambini sono premurosi e trasmettono ciò che sanno con grande incoraggiamento. Questa naturale spontaneità dell’infanzia a volte purtroppo viene frenata. Pubblicata il 19 giugno 2023, Enabee, un’ampia indagine condotta da Santé publique France, ha rivelato che il 13% dei bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni presentava un probabile disturbo: «Le bambine manifestano più disturbi interiorizzati come ansia o depressione. I bambini, disturbi esternalizzati, iperattività, disattenzione», ha precisato il professor Richard Delorme, primario di psichiatria infantile all’ospedale parigino Robert-Debré e coordinatore scientifico dell’indagine, al quotidiano Le Parisien il 20 giugno 2023.

«La maggior parte delle volte, quando non sono vestito da clown, vedo molti bambini che sembrano stressati», aggiunge padre Daniel. «Oppure accompagnano i genitori, ma questi ultimi sono distratti: al telefono, preoccupati, presi da mille cose… E spesso si sentono i bambini dire: «Papà!» o «Mamma! Guarda», e i genitori li ignorano. Non per cattiveria, ma perché sono presi dalla routine quotidiana. L’attenzione rivolta ai bambini è rara. Come clown, correggo questa situazione: tutta l’attenzione che dedico loro li incanta. La gioia deriva dall’interesse che mostriamo loro. E per me, la gioia deriva da questa qualità relazionale».

«Dio non ha creato l’uomo come un “essere solitario”, ma lo ha voluto come un “essere sociale”. La vita sociale non è quindi esterna all’uomo: egli può crescere e realizzare la propria vocazione solo in relazione con gli altri», ci ricorda l’istruzione Libertatis Conscientia, redatta nel 1986 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Proprio come Dio desidera instaurare una relazione con noi, la relazione è indispensabile a ogni persona per realizzarsi. Questa certezza guida padre Daniel da quando ha deciso di seguire le orme di don Bosco: «Sono sacerdote, e il sacerdote che sono è clown, e il clown che sono è sacerdote. Tutto, assolutamente tutto ciò che caratterizza Dio è basato sulla relazione: Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo. Ora, la relazione è la materia prima di ogni educazione. Una relazione con i bambini si costruisce dialogando, rispondendo alle loro domande. Non abbiamo tutte le risposte, ma le risposte che abbiamo sono risposte educative sane, che mostrano il bene».

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