LE CASE DI DON BOSCO
La comunità
PADOVA
Molte cose sono cambiate negli anni, ma il cuore salesiano è rimasto qui.
«Sono arrivato in parrocchia, quando l’oratorio si trovava nello scantinato della canonica, quando esisteva ancora la “casetta Pinardi”, quando il cortile era pieno di ragazzi chiassosi che riempivano la chiesa la domenica per la Messa e il pomeriggio per un momento di preghiera e il cinema, quando le attività estive (Grest) duravano tutto il tempo delle vacanze, dal mattino alla sera.
Ero anch’io un ragazzo come tanti altri e che viveva con gioia uno spinto di comunione e di fraternità.
Una comunità stava crescendo poco a poco, accompagnata da salesiani animati di coraggio e impegno. Amo con tenerezza la mia chiesa che mi ha aiutato a incontrare Cristo, che ha accompagnato tutte le tappe importanti della mia vita e quelle della mia famiglia» (Padre Girolamo Miante).
La parrocchia di S. Giovanni Bosco era sorta nel 1957, da parziale smembramento di tre parrocchie limitrofe. La parte maggiore di territorio e popolazione venne da Mandria, una parte minore da Voltabrusegana e la parte più piccola, almeno come territorio, dal Bassanello. Fino agli anni ’50 queste tre parrocchie confinavano infatti direttamente fra loro a partire dal nodo stradale di Paltana. La zona era molto popolare e piuttosto difficile. I salesiani che si susseguirono alla guida della parrocchia operarono un vero donboschiano miracolo.
Un sogno lontano
I salesiani erano entrati in Veneto fin dal 1879 con il Collegio Manfredini di Este (fondato dallo stesso don Bosco) e già allora sognavano di fondare a Padova un Centro professionale, ma non avevano potuto realizzare il progetto per cause svariate. Nel 1956 ricevettero da un loro exallievo la proposta di acquisto di una vasta area (circa 100 000 m2) di terreno agricolo nella zona di Paltana, a poca distanza dall’area acquisita dal vescovo per la nuova chiesa. La proposta fu accettata e il terreno acquistato con il contributo anche economico di tutte la Case salesiane del Triveneto, sempre con la prospettiva del Centro professionale. Il vescovo Bortignon, venuto a conoscenza di questo, propose agli stessi salesiani anche l’animazione pastorale della nuova parrocchia, cosa che essi accettarono. Si convenne così che la nuova parrocchia avrebbe avuto come Patrono san Giovanni Bosco.
In attesa di una nuova chiesa, il parroco designato don Giuseppe Ceriotti si procurò un locale prefabbricato in legno, di metri 30×6, destinato ad ospitare provvisoriamente le attività parrocchiali, per le quali la canonica si dimostrava del tutto insufficiente. Tale struttura rimase in piedi con utilizzazioni varie fino agli anni ’80 e venne denominata Casetta Pinardi, come la prima casa di don Bosco.
Intanto la popolazione aumentava, e la Casetta Pinardi diventava sempre più insufficiente ai suoi numerosi compiti. Si progettò quindi la costruzione di un Oratorio maschile. Il progetto prevedeva la realizzazione lungo via Asolo, in stretta vicinanza della chiesa, di un edificio di tre piani: il piano-terra per le attività dell’Oratorio e i servizi generali; al primo piano, erano previste le aule per il catechismo dei bambini e, nelle ore antimeridiane, per ospitare una succursale della Scuola Media “Palladio”; al secondo piano, si volevano ricavare 36 stanzette per ospitare studenti universitari provenienti da fuori città, delle quali era molto sentito il bisogno. Nel corso dei lavori, si aggiunse un locale, progettato come palestra e compiuto poi come cinema-teatro, con una capienza di circa 420 posti, che venne chiamato “Piccolo Teatro Don Bosco”.
L’opera cresceva come una piccola cittadella salesiana: parrocchia, oratorio, convitto per studenti universitari, ampi campi sportivi, asilo (costruito con il contributo di tante persone), teatro.
Il sabato 8 giugno 1963 la chiesa parrocchiale venne consacrata dal vescovo diocesano, monsignor Girolamo Bortignon. Le celebrazioni furono ridotte al minimo, a causa del lutto per la concomitante morte del papa Giovanni XXIII.
La chiesa mostra caratteristiche architettoniche diffuse negli anni ’60: forme semplici e molto lineari, attenzione alle strutture portanti che acquistano valore decorativo, risalto dei materiali costruttivi.
L’interno, a navata unica, ha pianta esagonale, che sul lato opposto all’ingresso si apre nel presbiterio trapezoidale; i bracci del transetto, appena accennati, accolgono ampie finestre. Il tetto della navata è retto da un sistema di capriate a vista in cemento armato, quello del presbiterio da tralicci che formano un motivo a ventaglio. L’illuminazione è affidata a piccole finestre rettangolari nella parte alta delle pareti e a finestrelle quadrate con vetri colorati nel presbiterio; le finestre del transetto furono aggiunte in seguito, perché la luce era insufficiente.
La decorazione è tutta affidata ai mattoni a vista, al cemento armato e alle finestrelle colorate; unica interruzione sulle superfici piatte è la tribuna-cantoria traforata, che abbellisce la parete d’ingresso.
Non aveva grandi pregi artistici, ma era amatissima dalla gente.
I salesiani si succedevano con regolarità e semplicità. Racconta don Antonio Venco: «Una domenica mattina del settembre 1970, per ordine dei superiori arrivai a Padova con don Narciso Fantin. Io mi metto in fondo alla chiesa a confessare. Don Fantin celebra la Messa. Alla fine della Messa, dice al popolo: “Ecco il nuovo parroco; è quello laggiù in fondo alla chiesa”. Quello fu il mio ingresso. Alcune persone sono venute a darmi la mano. Salutai con un sorriso. E cominciai a fare il parroco».
Don Pio Visentin, parroco per molti anni, scrive: «Alcuni tratti, hanno caratterizzato la parrocchia. Primo fra tutti, quello di particolare attenzione al mondo giovanile. Vi è stato un susseguirsi di riflessioni e iniziative, che hanno avuto come protagonisti i giovani e, attorno a loro, salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, genitori, animatori: un inveramento del carisma di quel don Bosco che aveva fatto dei giovani lo scopo stesso della sua vita. «Mi basta che siate giovani, perché io vi ami assai».
Un altro elemento che emerge dalla cronistoria è la molteplicità dei gruppi, sorti per dare risposta al bisogno di aggregazione attorno agli interessi più vari: il tempo libero, la cultura, lo scoutismo, lo sport, la formazione religiosa, l’impegno missionario. È stata una molteplicità vivace e operosa, indice di una parrocchia che gode buona salute».
Il Collegio Universitario Don Bosco
La struttura era originariamente l’oratorio. Quando la costruzione del liceo del quartiere fu completata, la struttura cambiò destinazione d’uso e divenne un collegio.
Un convitto maschile che vuole offrire ai giovani un ambiente familiare che favorisca lo studio e l’approfondimento dei principi cristiani secondo lo spirito salesiano. Si accolgono giovani studenti che accettano lealmente alcuni principi, come la serietà nello studio, la corresponsabilità, lo spirito di servizio.
Situato a circa 3 km dal centro di Padova, in una zona tranquilla e verdeggiante, il Collegio universitario don Bosco è comodo alle principali vie di comunicazione e permette agevolmente di raggiungere la città di Padova sia in bicicletta sia con l’uso di mezzi pubblici.
È normalmente affollato da studenti delle rinomate università padovane, che provengono da altre case salesiane del Veneto e da varie zone d’Italia.
Il Piccolo Teatro don Bosco
Dopo circa vent’anni di chiusura, dovuta al mancato investimento per adeguarlo alle sopravvenute normative di sicurezza (1982) oltretutto in uno dei momenti di crisi del mondo del cinema, il Piccolo Teatro (così familiarmente chiamato per brevità dai suoi volontari ed in città) il 31 gennaio 2001 ha nuovamente alzato il sipario sugli spettacoli teatrali e musicali, e fatto scendere il grande schermo per le proiezioni di film: cambiati i tempi, grazie all’idea e all’opera di alcune persone lungimiranti oltre che “di buona volontà” (sacerdoti, laici, amministratori locali) se ne è potuta ipotizzare e poi realizzare la ristrutturazione, terminata a fine 2000: veniva così recuperato alla città, e non solo al territorio del quartiere, uno spazio culturale che dal 1967 al 1982 aveva avuto un ruolo importante a Padova e per Padova.
Dal 2001 ad oggi il Piccolo Teatro don Bosco è divenuto una realtà che, a dispetto del nome, è via via cresciuta, fino a tornare “grande” in pochi anni, avendo anche confermato di essere uno dei più grandi e dinamici contenitori cittadini per idee, proposte, realizzazioni, nel campo del cinema, della prosa, della musica, pur se situata in prima periferia, e venendo frequentato dal pubblico dell’intera provincia, se non talvolta anche di altre province.
Con una capienza di 392 posti, ha sempre puntato a mantenere il trend che, dalla riapertura, ha contraddistinto i suoi risultati in fatto di presenze, gradimento e fidelizzazione del pubblico.
Su input di un salesiano lungimirante, don Antonio Bergamin, nel 2000, qualche mese prima della effettiva riapertura, è stata costituita da persone del territorio l’Associazione Piccolo Teatro, con la finalità di curare l’animazione della sala, il rapporto con il pubblico (fondamentale per una Sala di comunità), sino a diventare sin da subito sia la mente sia il “braccio operativo” della sala, per conto della proprietà.
Oggi, grazie ai circa 70 volontari, il Piccolo Teatro fa fronte a 11 mesi di attività, con cinema del fine settimana e del mercoledì, opera lirica sul grande schermo, documentari d’arte oltre ad essere a disposizione per l’utilizzo temporaneo di associazioni, scuole di danza, compagnie teatrali, enti, imprese del mondo dello spettacolo.
Tra i volontari c’è chi quotidianamente presidia la segreteria con tutte le incombenze, taluni sono componenti del gruppo delle “teste pensanti” che si occupano settimanalmente della programmazione, cui si aggiungono altre “braccia operative”, nei vari ruoli necessari per far “funzionare la macchina”, che svariano per età dagli universitari ai pensionati.
L’attività ordinaria viene svolta da settembre a maggio. Nella programmazione viene data attenzione privilegiata alla qualità delle proposte.
La programmazione ordinaria cinematografica, che si estrinseca nei film di “seconda visione” il sabato e la domenica, e nei film “d’essai” il mercoledì sera, ha prezzi accessibili per il pubblico, praticamente i più bassi della città. Particolare boom negli ultimi anni hanno avuto i film di qualità proposti nei “Mercoledì d’essai”.
Si ricorda anche la stagione lirica con proiezioni delle opere dai più famosi teatri del mondo (il Piccolo vanta il primato tra le sale in Italia, per presenze in questo campo!).
La rassegna de “La grande Arte” al cinema, con documentari proiettati una volta al mese, il martedì, arricchisce la proposta prettamente culturale della sala.
L’Associazione, poi, propone nel corso dell’anno anche la Rassegna Teatrale “Una Poltrona per Due” (al venerdì, in gennaio-febbraio-marzo) con alcune tra le migliori compagnie amatoriali del Veneto (dal 2001); la rassegna “Appuntamenti con il Teatro Veneto” (teatro della nostra tradizione – il venerdì di ottobre-novembre, dal 2006) e da non dimenticare, sin dal 2001, la frequentatissima rassegna di film all’aperto “Sotto le stelle del Cinema” la propria “arena estiva” in luglio e agosto (30 serate) presso gli spazi (attigui al parcheggio) dell’attrezzato cortile dell’oratorio parrocchiale.
Se pensiamo che già nel 2006, festeggiando con entusiasmo i risultati dei primi cinque anni della nuova vita, veniva invitato Enzo Jannacci a tenere un concerto per festeggiare la ricorrenza, e per dare ancora più un segno della presenza del Piccolo alla città, da lì sono stati ospitati eventi di eccellenza ed artisti di primo livello.
Il 31 gennaio 2026 si festeggeranno i 25 anni della “seconda vita” del Piccolo Teatro con un programma di vari eventi speciali, da segnalare lo spettacolo con Massimo Lopez e Tullio Solenghi “Dove eravamo rimasti” previsto eccezionalmente mercoledì 28 gennaio come “punta di diamante” degli appuntamenti straordinari per la ricorrenza.
Il Piccolo Teatro è anche sede di manifestazioni organizzate da terzi, che permettono di consolidare la buona fama e il prestigio della sala: si ricorda il Festival Nazionale di Teatro per Ragazzi, che per tre mesi, ogni fine settimana, ospita gli spettacoli più belli per ragazzi disponibili nella penisola, ed è giunto alla 43a edizione, di cui le ultime 17 al Piccolo.
Il Comune di Padova stesso vi fa realizzare da anni la rassegna “Teatro Ragazzi” per le scuole, e dal 2024 anche la rassegna di teatro professionistico “Arti inferiori”.
Nel 2000 sembrava un’utopia, un sogno, è divenuto realtà: e l’adesione entusiastica delle persone al progetto pastorale/culturale della sala, nel solco di don Bosco (che ove possibile voleva che in ogni realtà salesiana vi fosse un teatro dove permettere ai giovani di esprimersi), ha dato la forza e l’energia a tutti per continuare una fantastica avventura, che per tutti è stata una privilegiata occasione di crescita come cristiani e come uomini, e che si vuole continui ad esserlo.

















