BS Giugno
2024

FMA

EMILIA DI MASSIMO

ODESSA
Ama chi resta

Un pensionato universitario a prova di bomba.

«Qui vivo un’esperienza bellissima e faticosa.»  

(Suor Teresa)

23 settembre 1993. Tre suore iniziano la loro missione educativa. Un anno prima la Cattedrale, precedentemente trasformata in una palestra, è tornata ad essere una Chiesa. Si può cominciare dalla catechesi, dall’animazione liturgica, dagli incontri con i giovani e con gli adolescenti, anche nelle loro case. L’oratorio può iniziare con la collaborazione di tutti.

È un apostolato particolare in una città multiculturale, ad Odessa, nel sud dell’Ucraina; è qui che incontriamo suor Maria Rehakova (slovacca), suor Anna Kużdżał e suor Teresa Matyja (polacche). Tutte e tre fanno catechesi, suor Anna insegna anche etica ai bambini di un Centro organizzato dalla Caritas.

“Sono stata in molte parti dell’Europa dell’est, da dieci anni sono ad Odessa, dove vivo un’esperienza bellissima e faticosa. Qui, malgrado la guerra, si parla la lingua ucraina, mentre anni fa era inammissibile; è un segno di cittadinanza universale molto bello”, ci dice suor Teresa.

La missione principale che le Figlie di Maria Ausiliatrice svolgono è quella di essere accanto alle studentesse che, dal 1994, ospitano nel pensionato universitario; gli ultimi quattro anni sono stati molto difficili a causa della pandemia e della guerra. Suor Maria afferma con convinzione che “quando è scoppiata la guerra non hanno avuto alcun dubbio: “conta chi resta”, pertanto si rimane accanto alla gente. Molte ragazze sono partite quando è iniziato il conflitto ma altre sono tornate; quelle che studiavano medicina hanno cominciato a prestare il loro servizio negli ospedali. Siamo state coinvolte anche negli aiuti umanitari, ancora oggi collaboriamo con l’Organizzazione no-profit Jugend Eine Welt gestendo progetti anche con i giovani”.

La mansarda della casa delle Salesiane è stata incendiata nell’agosto del 2022, le camere delle studentesse sono state allagate. Sono sopravvissute tutte ma adesso vivono nel seminterrato vicino alla Cattedrale perché “siamo qui per dare la speranza, per stare con la gente scoraggiata, stanca, che non riesce a perdonare. La nostra presenza è la missione più importante”, ci dice suor Anna.

La magia di una vera casa

La presenza è davvero la dichiarazione d’amore più grande? Lasciamo che siano le giovani a rispondere.

“Attualmente sono al quarto anno; il primo anno vivevo in un dormitorio dell’università, quindi posso fare il confronto. Dalle suore mi sento al sicuro, sento che sono preoccupate per me, ho qualcuno a cui rivolgermi in caso di bisogno, di paura, di insicurezza” (Roksolana).

“Voglio condividere l’esperienza indimenticabile e le emozioni positive che ho ricevuto vivendo ad Odessa con le suore. Durante i miei studi all’Accademia musicale sono state loro a sostenermi con l’alloggio ed in ogni necessità. Sono rimasta molto colpita dai loro cuori aperti e amorevoli! Sono vissuta a casa, ho trascorso felicemente del tempo insieme, ho condiviso eventi, ho imparato giochi interessanti e riso tanto ma, soprattutto, ho pregato e ho cercato Colui che è la verità: Gesù!” (Zhanna)

“Quando sono venuta a casa delle suore sono rimasta sorpresa: un’atmosfera piacevole e amichevole; fiducia e rispetto tra noi e loro. Ci hanno insegnato l’ospitalità e ad essere donne responsabili ma si sono prese cura anche del nostro mondo spirituale organizzando delle serate nelle quali potevamo parlare di un argomento scelto in precedenza e condividerlo con tutte; al termine, una preghiera che ho sempre sentito autentica. Inoltre ricordo le feste, soprattutto quelle di Natale e di Pasqua: si creava una magia indescrivibile. Abbiamo fatto escursioni e viaggi. Nei momenti difficili della guerra ci siamo unite ancora di più e sostenute reciprocamente. Le suore non ci hanno lasciato, sono state accanto anche alle ex allieve che avevano bisogno di aiuto. Hanno sempre accolto volentieri chiunque fosse in necessità.

Una testimonianza di misericordia e di bontà l’ho vista quando la casa è stata incendiata: le Salesiane hanno cercato subito un’altra casa: l’abbiamo arredata e resa confortevole insieme. Le suore sono la mia seconda famiglia. Non importa dove sono e con chi, non importa dove mi trasferirò; so che ad Odessa avrò sempre un posto dove tornare, dove condividere gioie e dolori, qualsia­si esperienza” (Katia).

Le ragazze provengono da diverse confessioni religiose, la maggioranza di loro è ortodossa, ma non ha importanza quando la presenza è molto più che essere qui, è amare perché, ci insegna il monaco Thich Nhat Hanh: “Quando amate qualcuno, la miglior cosa che potete offrire è la vostra presenza. Come si può amare senza essere presenti? Se amate qualcuno ma siete raramente disponibili per quella persona, allora non è vero amore”.

Quello delle suore salesiane sembra proprio che lo sia.   

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