BS Giugno
2024

MEMORIE

Wally Perissinotto

Novant’anni di musica
a SAN DONÀ DI PIAVE

L’anima dell’Oratorio.

Novant’anni di Banda rappresentano un momento importante che è doveroso celebrare, non certo o non solo per lasciarsi cullare dalla nostalgia, ma per recuperare l’entusiasmo degli inizi, ricordarne i sacrifici e le scelte che li hanno accompagnati.

L’oratorio salesiano di San Donà di Piave affonda le sue radici in un paese sfigurato dalla miseria materiale del Primo dopoguerra e impoverito nel suo tessuto morale e spirituale.

I Figli di don Bosco cercano di risollevare gli animi e la situazione, incidendo sull’anello debole della catena: la gioventù abbandonata, che “girovaga per le strade inoperosa e dedita a monellerie”. All’oratorio molti di questi ragazzi trovano, non solo un cortile spazioso dove giocare e un ambiente protetto dai pericoli della strada, ma soprattutto un gruppo di adulti gioiosi, i primi Salesiani, disposti ad ascoltarli, a parlare con loro, a divertirsi insieme a loro. Cosa insolita in una società abituata a trattare i ragazzi con severità e distacco.

Don Luigi Castellotti, pianista e compositore di talento, apre a questi ragazzi orizzonti impensati, avvicinandoli al mondo misterioso della musica.

È già banda nei loro sogni

Sogni che trovano concretezza quando don Franch acquista una quarantina di strumenti di seconda mano dalla società filarmonica di Ceggia, un paese limitrofo. Ragazzi di età eterogenea hanno così l’opportunità di vestire una divisa fiammante e di coltivare talenti fino ad allora impensati.

L’inaugurazione ufficiale della neo Banda Don Bosco viene fissata per il 24 settembre 1932, quarto anniversario dell’arrivo dei Salesiani. Questa festa aprirà la strada ad una serie di successi che segneranno gli eventi del calendario religioso e civile della città.

Quarantotto giovanissimi bandisti guidati dalle esperte mani del maestro Segattini, partecipano l’anno successivo alla grande manifestazione a Torino organizzata per la canonizzazione di don Bosco. Qui sfilano davanti al principe Umberto suonando l’inno del Piave. È un grande onore: nessuno di loro aveva varcato, fino ad allora, i confini ristretti del paesotto di provincia in cui erano nati e cresciuti.

I musicisti sono solo dei ragazzi, a volte incapaci di leggere un semplice spartito, ma con un orecchio musicale affinato fin dall’infanzia. In occasione delle feste paesane del circondario, viaggiano su un carro trainato da un cavallo, con gli strumenti ammassati al centro e i ragazzi seduti lungo il perimetro del mezzo, sballottati qua e là dalle improvvise virate dovute alle buche che costellano la strada. Un viaggio scomodo, ripagato dalla gioia dello stare insieme.

Dopo una parziale fase di inattività durante il periodo bellico e molti cambiamenti, agli inizi degli anni Sessanta assume la direzione della banda don Tarcisio Del Fabro, salesiano con una lunga esperienza musicale maturata negli Oratori di Chioggia e di Trieste. Con lui il gruppo bandistico trova stabilità tornando a ripercorrere la strada degli inizi, cioè puntando sui giovanissimi.

Nel corso degli anni, lo spirito di don Bosco fatto di saggezza, di fantasia, di amore appassionato per i giovani suggerisce ai maestri di banda che via via si scambiano la bacchetta, di aprirsi all’innovazione proponendo repertori sempre più ampi ed impegnativi.

Rimasta forse l’unica Banda Don Bosco ad operare all’interno di un Oratorio, il gruppo sandonatese conta attualmente 42 strumentisti di entrambi i sessi e di età variabile tra i 13 e i 75 anni. Giunta al traguardo dei novant’anni, l’associazione musicale ha voluto celebrare il prestigioso anniversario con l’intera Comunità, in due momenti distinti.

La prima manifestazione, fissata per domenica 16 ottobre 2022, ha visto la Banda esibirsi in concerto presso il Teatro Metropolitano astra di San Donà. È stata un’occasione speciale per condividere con la cittadinanza il piacere della buona musica e assaporare l’orgoglio di un’appartenenza implementata nel tempo, come ha sottolineato anche il sindaco Andrea Cereser.

L’esibizione musicale, diretta magistralmente da Graziano Cester, ha spaziato dalla musica leggera, ai brani della grande tradizione operistica senza ovviamente tralasciare i moderni arrangiamenti per banda.

Dopo due ore di attento ascolto, nessuno accennava ad alzarsi, tanto che è stato necessario segnare la fine del concerto intonando “Giù dai colli”; l’inno di don Bosco ha infiammato gli animi di una platea gremita (tutti i 498 posti erano occupati) che ha accompagnato coralmente la musica con il canto.

«Novant’anni di attività sono importanti, ma questa banda sta facendo oggi tanto del bene a noi e alla città», ha commentato dal palco a fine concerto il direttore dell’Oratorio, don Nicola Munari.

Il secondo evento, ospitato in Oratorio la settimana successiva, è stato incentrato sull’accompagnamento musicale del canto liturgico domenicale. Gli arrangiamenti allegri hanno piacevolmente sorpreso sia il Vicario generale del Rettor Maggiore dei salesiani, don Stefano Martoglio, che ha presieduto l’Eucarestia, sia i concelebranti: don Igino Biffi, Ispettore dei salesiani del Nord est e don Nicola.

La partecipazione dei bandisti alla Santa Messa è stata motivo di ringraziamento per il grande privilegio di portare avanti una delle più importanti attività di aggregazione create da don Bosco.

All’uscita dalla messa, le note festose della banda hanno invitato tutti a raccogliersi intorno alla giostra che domina il cortile per il brindisi augurale e il rinfresco offerti dall’oratorio.

Per l’occasione è stato dato alle stampe un libro, curato da Ivano Maschietto, che ripercorre fedelmente la storia della banda degli ultimi vent’anni, dando così seguito al precedente volume che ne raccontava i primi settanta. Una pubblicazione che nasce dal desiderio di alimentare il ricordo e la gratitudine per il tanto bene dato e ricevuto.

Sfogliandone le pagine patinate, si ha quasi l’impressione che i volti delle tante foto si rincorrano fino quasi a confondersi perché, pur nella naturale evoluzione, ciò rimane immutato, e ciò che traspare, è il cuore appassionato ed eternamente giovane di don Bosco.   

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