BS Aprile
2022

LE CASE DI DON BOSCO

LA COMUNITÀ

Nel cuore del “Monterosa”

L’oratorio salesiano “Michele Rua”, nel quartiere torinese del Monterosa festeggia quest’anno i suoi primi 100 anni.

Nato, come il primo Oratorio di Valdocco, inizialmente con solo una tettoia e un cortile, è cresciuto insieme con il quartiere e la città, educando intere generazioni e formando buoni cristiani ed onesti cittadini.Era infatti il 1922 quando don Gallenca aprì le porte di questo oratorio, presto diventato un luogo di culto e gioco che accoglieva numerosi bambini, figli delle tante migrazioni che hanno colorato il volto del quartiere. Ancora oggi, come 100 anni fa, l’oratorio accoglie tantissimi ragazzi, che fanno tutti parte della grande comunità del “Michele Rua”.

L’antesignano di quello che oggi è l’oratorio Michele Rua fu il “Ricreatorio Mamma Margherita Bosco”, eretto durante la Prima guerra mondiale a poche centinaia di metri dalla sede attuale dell’oratorio. L’allora Rettor Maggiore, don Paolo Albera, vi inviò un salesiano, don Ugo Lunati, a presiedere lavori e attività, che venivano portate avanti, in pieno stile salesiano, insieme alle Figlie di Maria Ausiliatrice e a tanti laici.

Dato il numero sempre crescente di ragazzi e la ristrettezza di quel primo ambiente, vennero stabiliti il trasferimento e l’ampliamento della struttura: nel 1921 venne posta la prima pietra, e grazie al sostegno di tanti benefattori – tra cui anche l’allora pontefice, Benedetto XV – i lavori furono presto compiuti e nel luglio del 1922 si completò il trasferimento nella nuova sede di via Paisiello, ufficialmente dedicata al I Successore di don Bosco, don Michele Rua.

“Di colpo la vita oratoriana cambiò. Qui (in via Paisiello) c’era la bellissima Chiesa, il cortile e tante sale che vennero occupate dalle diverse sezioni che si trasformarono in base all’età degli oratoriani” racconta la cronaca dell’epoca.

Il 30 settembre 1922 venne consacrata, alla presenza del Rettor Maggiore il Beato Filippo Rinaldi, la chiesa in stile Liberty progettata dall’architetto salesiano Giulio Valotti e dedicata alla Madonna del Rosario.

Qualche anno dopo una nuova manica del fabbricato ospitò il Cinema-Teatro. Nel secondo dopoguerra venne eretta la scuola di avviamento professionale in seguito trasformata in scuola media. L’espansione edilizia del quartiere e la forte crescita della popolazione crearono i presupposti per la nascita nel 1958 della parrocchia intitolata a san Domenico Savio. Seguirono poi la scuola materna e negli anni 2000 la scuola primaria.

Una ciclone di attività

L’opera oggi vede la presenza della scuola (dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado), per un totale di circa 560 allievi, dell’oratorio, con progetti che lo collegano alla Città, della Parrocchia, con una Caritas molto attiva e attenta ai diversi bisogni emergenti, del cinema/teatro. All’interno di ogni ambiente troviamo poi tanti gruppi: la sportiva, l’unione uomini, i laboratori dei maker lab, il coro, la musica, il servizio per gli ammalati, l’aiuto a chi non ha dimora…

Gli allievi della scuola hanno diversa provenienza ed estrazione sociale. La maggioranza delle famiglie degli allievi vive nel quartiere della nostra Casa, Barriera di Milano e nei quartieri limitrofi di Regio Parco e Rebaudengo.

Un gruppo numeroso di famiglie arriva invece da quartieri più a nord come Barca e Bertolla fino ai comuni Settimo Torinese e San Mauro. Queste ultime famiglie spesso lavorano a Torino e lasciano i figli presso le nostre scuole che risultano sulla strada verso il lavoro. È pacifico in sostanza affermare che la grande maggioranza delle famiglie vive o è legata al quartiere della Casa, la quale risulta quindi ben innestata con la comunità abitante e lavoratrice del territorio.

Le scuole sono spesso situazione di incontro anche con le difficoltà che alcune famiglie vivono, anche di natura economica. Questo aspetto ci mostra come nelle nostre scuole convivano situazioni familiari molto differenti. Dalla famiglia mediamente benestante alla famiglia che ha risentito negli ultimi tempi della situazione pandemica, e che quindi ha vissuto momenti di difficoltà economica, fino alle famiglie più povere, che però credono nell’educazione salesiana e che decidono, per quanto possono, di investire nell’educazione.

I giovani sono responsabili

Sono ancora tanti e di tante etnie, qui si vive la multiculturalità e sperimenta la sfida di imparare a vivere assieme, anche se i piccoli ci insegnano che è meno difficile di quanto pensiamo. L’integrazione, la povertà, la delinquenza sono sfide grandi da superare per tutti, in particolare i nostri ragazzi. Ci sono le baby gang, ma sono fatti sporadici anche se problematici, esistono tanti bravi ragazzi che ci aiutano e non ci lascerebbero mai, sentono che questo territorio li “ha generati” e qualcosa debbono restituire. Certo molti di loro non possono permettersi cure o assistenza specialistica a sufficienza, molti vengono con i loro genitori a ritirare il pacco viveri, ma restano prima di essere poveri, “fratelli”, sono una nostra responsabilità.

L’oratorio qui ha una grande tradizione, la gente ricorda tanto tutti i salesiani che sono passati, questo è veramente straordinario, dice la continuità salesiana e l’amore della gente per i vari don Bosco che sono passati. All’interno abbiamo cinque educatori, salesiani e Figli di Maria Ausiliatrice e giovani che creano il clima di accoglienza e famiglia, questo è il punto fermo della nostra realtà oratoriana.

La sportiva (con il calcio, la pallavolo, la pallacanestro, la danza e i roller), i maker lab con la robotica, la stampante 3D, le macchine per il taglio e cucito, la musica digitale… noi lo chiamiamo l’angolo dell’“imparare facendo”, dove piccoli, giovani e adulti possono lavorare e imparare assieme… e dove gli anziani si riscoprono giovani. Il dopo scuola è per tutte le fasce d’età, perché il gioco e lo studio sono da coniugare affinché tutti possano trovare l’importante della vita.

Il gioco libero e assistito ha spazi enormi e ben curati, in questa attività non strutturata l’informalità lascia spazio per le relazioni e perché tutti trovino il suo tempo per potersi piano piano integrare.

Il centro diurno ci dà la possibilità di incontrare i ragazzini più “speciali” del quartiere, sono un dono che cerchiamo di custodire e chiediamo a loro di farci il dono di condividere con noi la loro vita e a volte di parte della loro famiglia.

Abbiamo anche progetti che ci aiutano ad entrare nelle scuole del quartiere, questo ci dà la possibilità di creare alleanza con il territorio, poter fare la nostra parte per costruire una parte di Città, di Società.

I giovani hanno “inventato” uno sportello informatico per aiutare chi non ha competenze o mezzi per accedere ai servizi informatici necessari per il normale svolgimento della vita. “Amico click”, così si chiama il servizio, esprime bene quello che è l’intento, creare amicizia dove l’altro si sente sperso.

Il cinema/teatro, la sportiva e i gruppi formativi, in modalità diverse, cercano di fare cultura e dare un senso alla vita, cercando di uscire dall’ordinarietà e dal rischio di conformismo. I gruppi e la catechesi sono una sfida che sentiamo forte come oratorio/parrocchia, preghiera e servizio, testimonianza e condivisione, elementi che cerchiamo di vivere e trasmettere.

La parrocchia da sempre è inserita nel quartiere, fisicamente realizzata in mezzo alle case. La chiesa dapprima era dedicata alla madonna del Rosario poi fu nominata San Domenico Savio in seguito alla canonizzazione del discepolo di don Bosco. In questi anni è stato luogo di inizio alla fede di tanti fedeli, di unione di tanti sposi e ha cresciuto tante generazioni di bambini e ragazzi, alcuni di questi anche salutati per il Paradiso, Chiesa attenta al vissuto delle famiglie e alle loro necessità oltre che di fede, aiuti nelle relazioni, aiuti e sostegni a chi ha più bisogno. La particolarità bella è che la chiesa tutto il giorno è sempre aperta e, situata sull’angolo della strada, attira molte persone che entrano anche solo per una candela o per ricordare il passato o affidare il presente e sicuramente il futuro.

Fulcro vitale del quartiere

In merito a questo significativo anniversario, don Stefano Mondin, Direttore dell’opera salesiana, ha affermato: “100 anni di storia sono un grande traguardo, in particolare se pensiamo che siamo in una cultura del provvisorio e dell’individualismo. 100 anni di storia vogliono dire tante persone, tanti sacrifici, tanta dedizione, per un territorio fatto di persone concrete a cui dare risposte e una via per dare un senso alla propria vita. Sono stati 100 anni di storia salesiana, di dedizione per giovani poveri, famiglie, immigrati… per tutti coloro che la Spiritualità Salesiana è riuscita ad intercettare attraverso l’attenzione speciale di Salesiani e di Figlie di Maria Ausiliatrice che si sono donati e spesi per il prossimo; e anche 100 anni dove il Signore non ha fatto mancare la sua benedizione, e che ancora tutt’oggi dona l’Eucaristia, la Misericordia e sta vicino a chi soffre, perché Dio ama”.

È passato un secolo da quando la felice intuizione dei primi eredi di don Bosco portò a edificare questa grande struttura in una periferia fatta al tempo di cascine e campagna… Oggi tutto attorno è cambiato, ma di sicuro non cessa il via vai quotidiano di centinaia di bambini ed adolescenti “simpaticamente rumorosi”, che frequentano le scuole e il cortile del “Michele Rua”, un oratorio salesiano che resta fulcro vitale, educativo e religioso di una vasta area di Torino nord, che ha accolto e accoglie ancor oggi vecchie e nuove famiglie del territorio, restando fedele ad una delle massime più famose del suo fondatore: “l’educazione è cosa di cuore”!

In occasione del centenario, vogliamo vivere un piccolo Cammino Sinodale con la nostra cep. Un cammino che ci aiuti a consolidare il tanto bene che è stato fatto e che ci aiuti a scoprire insieme che cosa il futuro di Dio ci chiede.

È importante sognare insieme, come Comunità, è importante continuare il sogno dei 9 anni. Come dice papa Francesco: «è importante che il sogno porti dentro la nostra e l’altrui gioia».

TRE DOMANDE AL DIRETTORE DON STEFANO MONDIN

Quali sono le più belle soddisfazioni?

Vivere in un quartiere di gente semplice e vera, di persone che si assumono la responsabilità della propria Comunità e della vita degli altri. Poter condividere le giornate con i ragazzi e le famiglie mi aiuta a vivere la vita salesiana con entusiasmo. I poveri creano le giuste domande e i miei collaboratori/corresponsabili sono fondamentali per capire che cos’è la Chiesa.

Qui si capisce fino in fondo quanto don Bosco sia fondamentale per la mia e altrui vita!

Quali sono i problemi di una struttura così complessa?

Siamo in tanti, tanti volontari, tanti ragazzi e tante famiglie, quando si è in tanti non è semplice restare uniti, ma questo è anche un grande dono. Tante esperienze e tante vite, siamo in cammino ma c’è un grande desiderio di Comunità.

Abbiamo bisogno della Città, abbiamo bisogno di essere aiutati a costruire un territorio che doni possibilità, speranza e che eviti ghetti che dividono le persone.

In sintesi non parlerei di problemi ma sfide e possibilità, qui regna la Speranza più che la volontà di problematizzare.

Qual è il futuro che sogni?

Sogno che tutti i ragazzi e le famiglie dell’opera possano sentirsi accolti e che insieme impariamo a costruire una Comunità capace di sostenersi e aperta agli altri e al cambiamento. Vogliamo aiutare chi fatica in famiglia, chi fatica nello studio e rischia di abbandonare, chi non trova o non ha voglia di lavorare, chi cerca un senso nella vita… vogliamo realizzare il sogno di Dio con il cuore di don Bosco per rispondere come Chiesa all’oggi, alle persone di oggi, ai poveri di oggi. Per me, sogno di essere un degno figlio di don Bosco.

 

BORGATA MONTEROSA

I giovani del quartiere hanno scritto: «Un quartiere ricco di realtà, associazioni e singoli che creano opportunità e curano spazi di aggregazione e socializzazione per tutti i suoi abitanti. In breve, persone che si prendono cura le une delle altre. Il nostro quartiere è molto popoloso, eterogeneo, ricco di fragilità e delle problematiche che a queste si accompagnano, non bisogna nasconderlo. Visto da vicino, il nostro quartiere non risulterà così diverso da altre zone di Torino: composito e vitale come la città in cui viviamo. Come la società in cui viviamo». In Borgata Monterosa si registra uno dei tassi di popolazione straniera residente più alti d’Italia, il 42,5%. Su poco meno di 27mila residenti in quella parte di Torino gli italiani sono circa 15mila, mentre ben 11mila vengono da altre parti del mondo.

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