FMA
Emilia Di Massimo
NAMASTE
L’armonia delle differenze
Nella vivace e stimolante prospettiva di crescita dell’India, la presenza delle suore svolge un vitale ruolo educativo e religioso.
È uno Stato in cui convivono tradizioni, progresso, modernità; induismo, islam, giainismo, cristianesimo. È sede di vivaci culture plasmate da secoli di storia, dall’influenza di Mahatma Gandhi, dalla non-violenza. È fondamentale la relazione e l’unità tra generazioni, ben espressa con il “Namaste”, il tradizionale saluto con il quale l’anima di una persona riconosce e porge riverenza all’anima di un’altra. È ben più di un gesto di buona educazione, è ciò che armonizza le differenze. Le strutture sociali sono profondamente radicate nei valori comunitari, promuovono stili di vita equilibrati, si esprimono dalle feste alle arti, alle pratiche religiose. Il rispetto per le diverse fedi e tradizioni è l’incentivo per costruire ambienti di reciprocità e di pace su cui si basa la missione salesiana di Gujarat, in India. Nella vivace e stimolante prospettiva di crescita del paese, la presenza delle suore svolge un vitale ruolo educativo e religioso.
Suor Mariet Lukose, animatrice della comunità, ci dice: “Ci impegniamo a testimoniare l’amore gratuito e la fraternità ai giovani che raggiungiamo, specie gli emarginati, offriamo loro la possibilità di frequentare scuole, Centri di formazione professionale e programmi di sviluppo, garantiamo un’istruzione, conoscenza di sé e crescita personale. Vogliamo creare ambienti che facciano maturare i giovani dal punto di vista spirituale, intellettuale e professionale, emotivo e relazionale. In tale ottica raggiungiamo le comunità emarginate attraverso diverse attività di sviluppo sociale che responsabilizzano perché si viva con dignità e speranza”. Scegliamo, pur adattandoci ai cambiamenti epocali, di educare secondo il Sistema Preventivo, ciò richiede creatività e audacia, costante presenza accanto ai giovani perché facciano l’esperienza dello spirito di famiglia e gradualmente diventino protagonisti del proprio futuro.
È per tale motivo che suor Mary Cherian, vicaria e coordinatrice della missione che si svolge nel villaggio, e suor Urmila Torane, responsabile dell’Istituto Tecnico della comunità, affermano: “organizziamo campi giovanili, programmi di formazione alla leadership, attività di animazione e festival di fede, iniziative che offrono loro un percorso di speranza, di educazione e di crescita personale, opportunità per scoprire se stessi e trovare la presenza di Dio nelle loro vite. Cerchiamo di essere compagne di viaggio, di ascoltare le voci dei giovani, i loro sogni e di “seminare nella certezza che, come afferma il filosofo Swami Vivekananda: “Ciò che siamo oggi è il risultato di ciò che abbiamo valorizzato ieri; ciò che saremo domani sarà il risultato di ciò che valorizziamo oggi.”
Risorse latenti
Un particolare processo di crescita è l’empowerment delle ragazze, ha lo scopo di spezzare il ciclo della povertà facendo emergere le loro risorse nascoste perché si approprino consapevolmente del loro potenziale. I programmi educativi sono basati sull’incremento dell’autostima, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione, si realizzano mediante gruppi di auto-aiuto, percorsi di leadership e formazione professionale; le giovani donne maturano nell’indipendenza finanziaria, diventano leader nelle loro comunità. Nelle aree rurali, dove l’accesso a un’educazione di qualità è limitato, le suore ci dicono che “gestiamo programmi educativi per dare ai giovani l’opportunità di imparare e di crescere, sono progettati per soddisfare le esigenze specifiche delle comunità locali, garantiscono la formazione pratica, i programmi di alfabetizzazione e di etica i quali aiutano i giovani a diventare membri responsabili ed attivi della società capaci di amore e di servizio”.
L’eco ritorna con Priyanka Macwana, exallieva, la quale ha frequentato la “Scuola Don Bosco” e ha vissuto nella Casa Famiglia con le Figlie di Maria Ausiliatrice per sette anni, esprime così la sua gratitudine: “Le suore Salesiane sono state gentili e premurose. Hanno trasmesso a me e alle mie compagne i valori dell’onestà, del rispetto e della compassione verso tutti. Ci hanno anche guidato nella scoperta di noi stesse. Con il loro sostegno, ho imparato ad essere autosufficiente, sicura di me e resiliente di fronte alle difficoltà. Il tempo trascorso con loro è stato davvero speciale, il ricordo lo custodirò sempre nel cuore”.
Savita Dharmesh Parmar, exallieva, che attualmente lavora come insegnante nella scuola di don Bosco, afferma che “vivendo nell’ambiente salesiano mi sento accolta e curata, faccio esperienza dello spirito di famiglia”.
“Differenze di abitudini e linguaggi non contano se i nostri intenti sono identici e i nostri cuori aperti” sostiene la scrittrice Joanne Kathleen Rowling, ed il suo pensiero sembra essere veramente confermato dall’armonia che si vive a Gujarat, forse perché ci sono svariate diversità che si sanno trasformare in reciproca ricchezza?

















