BS Settembre
2023

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

MARCEL VERHULST

Monsignor Jean-Pierre Tafunga

Salesiano, arcivescovo metropolita di Lubumbashi.
Morto il 31 marzo 2021, a 78 anni

Era nato il 25 luglio 1942 a Panda-Likasi. Un film su don Bosco gli diede la risposta che cercava da tempo: capì che sarebbe stata una cosa meravigliosa dedicare la sua vita ai giovani come sacerdote. Jean-Pierre, a diciotto anni, temeva di essere già troppo vecchio per iniziare il lungo cammino. Jean-Pierre ne parlò con suo padre. Sua madre era morta un anno prima e lui era figlio unico. Pensava che il padre avrebbe contato soprattutto su di lui per garantire il futuro della famiglia. Tuttavia, egli rispose: “Anch’io ero figlio unico; prendi la decisione che vuoi” e lo lasciò completamente libero di seguire la strada del sacerdozio. Nel frattempo, aveva acquisito un diploma in studi tecnici. Trovò facilmente un buon lavoro all’Union Minière, dopo un anno di lavoro, si ritirò dalla vita professionale per iniziare gli studi che gli avrebbero permesso di diventare sacerdote. È entrato poi nel noviziato di Kansebula e ha seguito il corso ordinario di formazione dei salesiani fino all’ordinazione sacerdotale.

Insegnò quindi in diversi istituti tecnici e fu nominato direttore a Goma. Completò in seguito gli studi all’Università Pontificia Salesiana di Roma e nel 1989 fu subito nominato direttore della casa di formazione di Kansebula e nell’aprile 1990 ricevette la nomina a provinciale dell’Ispettoria AFC. Diventò così il primo provinciale africano dell’AFC, ma anche il primo africano a ricoprire questo incarico nella Congregazione salesiana. La nomina a questo incarico era un segnale forte di un’Africa che voleva diventare protagonista del proprio futuro, non solo nella sfera politica, ma anche in quella sociale ed ecclesiale.

La sua nomina suscitò grande entusiasmo tra i confratelli africani. Già preparato, in un certo senso, a questo compito dalla sua esperienza di direttore di due case (Goma-Kansebula), dai suoi studi di spiritualità salesiana presso l’UPS e dalla sua recente partecipazione al Capitolo Generale 23 come delegato dell’Ispettoria AFC. A quel tempo, più o meno due terzi dei confratelli erano ancora missionari, la maggior parte belgi, ma un terzo erano già africani (congolesi, ruandesi o burundesi). La sua nomina significava che l’Africa salesiana doveva diventare più inculturata o africanizzata. Questa era anche la sua convinzione personale: “Il fatto che la scelta sia caduta su di me, indica in un certo senso che vogliamo dare la mano agli africani. Spetta agli africani inculturare don Bosco in Africa. È un segno profetico: è stata posta la prima pietra di una nuova realtà. Da tempo la Congregazione scommette di fare dell’Africa salesiana una regione autonoma”.

Padre Jean-Pierre Tafunga esercitò il suo mandato di provinciale per poco più di due anni, cioè dal 15 agosto 1990 al 6 ottobre 1992: data della sua elevazione all’episcopato da parte di san Giovanni Paolo II, come vescovo della diocesi di Kilwa-Kasenga (nella provincia del Katanga). Il nuovo vescovo adottò come motto episcopale “Amor et misericordia”.

Il 10 giugno 2002, dopo quasi dieci anni come vescovo di Kasenga, papa Giovanni Paolo II lo trasferì alla diocesi di Uvira (Sud Kivu), dove rimase fino al 2008. Un giornalista ha scritto: “Nel 2002, in un momento in cui la diocesi di Uvira languiva sotto l’ombra del tribalismo e della xenofobia, il Vaticano decise di trasferire il vescovo Jean-Pierre Tafunga dal Katanga alla diocesi di Uvira. Il desiderio di promuovere la gioventù si è concretizzato, in particolare nell’organizzazione di un grande congresso a Uvira nel 2005 per la prima volta. Oggi i fedeli cattolici e i sacerdoti riconoscono nel vescovo Tafunga un unificatore.

Il 31 luglio 2008, papa Benedetto XVI lo ha promosso arcivescovo-coadiutore dell’arcidiocesi di Lubumbashi con diritto di successione. Partecipando al Secondo Sinodo Africano, il 12 ottobre 2009, ha spiegato ai padri sinodali come i valori della giustizia, della pace e della riconciliazione siano inscritti nella cultura tradizionale africana.

«Monsignor Tafunga» scrive Honorato Alonso, di Goma, «era una persona piena di attenzione e di cura per ogni confratello della sua comunità. Conosceva i bisogni di ciascuno e non smetteva mai di incoraggiarli per il bene della comunità. Dobbiamo constatare con gioia che è stato grazie a lui che lo spirito salesiano si è radicalmente impiantato a Goma. Dalla comunità, attraverso il corpo insegnante, fino agli studenti, ha saputo mostrare chiaramente lo spirito ereditato da san Giovanni Bosco».

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