LA LINEA D'OMBRA
ALESSANDRA MASTRODONATO
Mi muovo, DUNQUE SONO
La prospettiva di una vita regolare e confortata da una serie di certezze incrollabili e granitiche ci seduce al punto da farci rifuggire ogni minimo cambiamento. Ed è così che, senza nemmeno rendercene conto, ci ritroviamo nostro malgrado “congelati” in situazioni pericolosamente bloccate.
«Mi muovo, dunque sono». L’uomo non è fatto per stare fermo, statico, inerte, né per la «morta quiete» dell’immutabilità, come la definisce Eraclito, l’originale ideatore della teoria del divenire. All’esistenza è, invece, connaturato il dinamismo del movimento, della trasformazione, del cambiamento, che solo rende possibile l’evoluzione della vita e la crescita individuale.
Lo intuiscono fin da subito i bambini, allorché imparano ad andare in bicicletta e sperimentano a loro spese che per mantenersi in equilibrio devono muoversi. Ne sono fermamente convinti gli adolescenti, che vivono con insofferenza ogni forma di immobilismo o costrizione e sono ansiosi di mettersi in gioco in esperienze sempre nuove, non di rado bruciando le tappe del proprio percorso di maturazione interiore ed esteriore. Ma le cose si complicano quando, dopo aver attraversato improvvisi cambi di rotta e innumerevoli tempeste, approdiamo “finalmente” alla condizione adulta e ci illudiamo di aver conquistato una stabilità che facciamo fatica a rimettere in discussione…
La prospettiva di una vita regolare e confortata da una serie di certezze incrollabili e granitiche ci seduce al punto da farci rifuggire ogni minimo cambiamento. La novità e l’ignoto, anche quando non appaiono particolarmente minacciosi e anzi si colorano delle suadenti sfumature della speranza e del desiderio, ci spaventano a prescindere, poiché temiamo di compromettere quell’equilibrio tanto faticosamente costruito e che ci siamo ripromessi di difendere a qualunque costo. Ed è così che, senza nemmeno rendercene conto, ci ritroviamo nostro malgrado “congelati” in situazioni pericolosamente bloccate e stantie che, anche se ci stanno strette e ci tolgono il respiro, ci ostiniamo a mantenere inalterate perché ogni alternativa ci sembra impraticabile o troppo difficile da affrontare.
Ma, anche quando ci sforziamo di restare immobili nel punto in cui siamo e di opporci con tutte le nostre forze a ogni possibile mutamento, non possiamo sottrarci agli scossoni della vita e agli imprevisti di una realtà che, inesorabile, si diverte a stravolgere capricciosamente tutti i nostri piani e ci sollecita a rimetterci ancora una volta in movimento. Una realtà che ci ricorda che la costruzione della nostra identità è un viaggio che non può mai dirsi concluso una volta per tutte e che, anche quando ci sembra di essere arrivati a destinazione e di aver finalmente trovato un porto sicuro da chiamare “casa”, non dobbiamo cedere alla tentazione di ammainare le vele e di tirare i remi in barca, poiché ci sarà sempre un nuovo sogno da inseguire, un nuovo mare da navigare, un nuovo orizzonte verso cui rivolgere la prua.
Se è vero, infatti, che talvolta sentiamo il bisogno di fermarci e di mettere radici sulla terraferma, e un simile desiderio di riposo e di quiete appare del tutto comprensibile se si considerano le tante avversità che abbiamo dovuto attraversare per arrivare dove siamo, d’altra parte non possiamo neppure ignorare la nostra natura più intima di creature mobili e inquiete che, come marinai fatalmente attratti dal richiamo dell’oceano, non possono fare a meno di continuare a prendere il largo alla ricerca di sé, ben consapevoli che l’identità si costruisce per tentativi ed errori, attraverso sperimentazioni multiple che ci costringono ad abbracciare la dimensione mutevole e inattesa del cambiamento. E se non possiamo sottrarci alla precarietà dell’esistenza e ai maremoti della vita né controllare fino in fondo i contraccolpi delle onde che si infrangono sulla nostra quotidianità, abbiamo però la possibilità di decidere in che modo stare dentro al mutamento: se limitarci a subirlo, assecondando la corrente e lasciandoci trascinare dai marosi, oppure se affrontarlo con coraggio e avvedutezza, valutando accuratamente il momento propizio per partire e attrezzandoci al meglio con tutti i mezzi a nostra disposizione per orientarci nel mare aperto della vita, ma soprattutto imparando a muoverci all’unisono con il vento e a sfruttarlo con intelligenza affinché ci sospinga nella direzione che abbiamo scelto.
È da un po’ di tempo che non ho scampo
da certe idee che hanno invaso il campo,
tipo che è ora di un cambiamento
e lasciarsi indietro il cattivo tempo.
Come l’esempio dei marinai
quando stanno a largo della tempesta,
perché l’oceano più insidioso
è comunque quello che è nella testa…
Ci son burrasche però che no,
non si può far niente per evitarle;
e, allora, forza, coraggio e avanti,
cerchiamo il modo di attraversarle!
Buon vento a chi oggi partirà
e sa per certo che il maltempo passerà:
marinai di terraferma in pericolo costante,
sulla groppa di un pachiderma
che non sta fermo un istante,
si muove, si muove, si muove…
Se le emozioni sono come onde,
è naturale avere i saliscendi;
facciamo sogni grandi come navi,
ma poi arrugginiscono se stanno fermi…
E allora apro le vele, poi saluto il porto,
finché non è un punto piccolo nel mare.
È vero, casa sarà sempre casa,
però l’orizzonte è dove voglio andare;
quindi mi tuffo nel Mediterraneo
ed è come l’abbraccio di un amico mio,
perché, in fondo, di acqua e sale
è fatto lui e sono fatto io…
Ho la coscienza piena di scogli
e un abisso dentro al mio cuore,
ma oltre le nuvole minacciose
ho un’estate eterna e il mio amico sole…
Buon vento a chi oggi partirà
e sa per certo che il maltempo passerà:
marinai di terraferma in pericolo costante,
sulla groppa di un pachiderma
che non sta fermo un istante,
si muove, si muove, si muove…
(Jovanotti & Alfa, Buon vento, 2026)
















