BS Aprile
2024

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

Sorelle Vdb

Maria Ida Paolotti
Salesiana Vdb

Morta in Burkina Faso il 4 gennaio 2024, a 80 anni

Maria Ida è nata il 22 luglio 1943 a Torino. Ha conseguito il diploma di insegnante di scuola primaria. È entrata tra le Volontarie nel 1966. Nel 1969 a Frascati, la prima professione. Fino al settembre del 1970 ha fatto parte del Gruppo di Torino, poi si è trasferita a Viareggio con i suoi genitori ed è entrata così a far parte del Sottogruppo della Toscana, all’epoca denominato di Colle val d’Elsa, nato con le sorelle del posto Clara Bargi e Laura Mazzoni, che hanno svolto entrambe in modo diverso un grande servizio per l’istituto a livello centrale. Nel Gruppo c’era anche Elena Mancini di Pietrasanta, deceduta lo scorso anno, che è stata anche Regionale, e per tal motivo M. Ida diceva scherzando di essere l’unico “soldato semplice” del Sottogruppo, di cui ha dovuto accettare più volte di essere Responsabile. Lo è stata dall’89 al 2000.

L’amore di M. Ida per i poveri ha diretto tutta la sua vita e motivato le sue scelte apostoliche. Insegnante di scuola primaria, volle andare in pensione appena possibile (approfittando della legge che consentiva agli statali di andare in pensione dopo soli 20 anni di servizio) per dedicarsi ai ragazzi. Prese in affidamento due adolescenti, che seguì fino alla maggiore età. Spese tutto quello che poté per aiutare don Pierino Gelmini ad aprire una Comunità Incontro in un’antica villa a Brancoli, in provincia di Lucca, data in concessione dal Comune di Viareggio e lo fece perché in lui vedeva don Bosco. Ci disse: «Sapete, vedendo il suo amore e la sua determinazione per i ragazzi, io ci vedo don Bosco. Don Bosco avrebbe fatto così».

A Viareggio M. Ida aiutò tante persone che si rivolgevano a lei per chiedere un alloggio, un sostegno, un qualsiasi aiuto. Lei non diceva mai di no, cercava, trovava possibili soluzioni, apriva la sua casa. È per questo che per molti è stata madre, poi nonna.

A Viareggio per molti anni visse in via Fosso le Quindici, una zona nella periferia della città, in una roulotte, perché aveva venduto, alla morte dei genitori, la casa. Voleva vivere come e tra i diseredati.

Il 31 agosto 2016, con un nipote e un’amica, dopo aver “sistemato” i suoi ragazzi, M. Ida, nonostante i molteplici problemi di salute, parte da Viareggio con biglietto di sola andata per stabilirsi definitivamente a Kouini, uno sperduto villaggio del Burkina Faso.

M. Ida ha iniziato a inserirsi nella vita quotidiana del villaggio, ammirava la pazienza di quelle persone e la loro capacità di essere contente del poco che hanno. Ha costruito negli anni a Kouini, i “bisongo” (asili nido), la scuola materna, la scuola primaria e post-primaria, la scuola agricola, il centro sanitario. Tali strutture sono state donate al governo che doveva solo provvedere a inviare il personale. Molti pozzi sono stati costruiti in zone diverse per rispondere a uno dei bisogni fondamentali del Sahel: l’acqua.

Un burkinabé: Larba, le è stato vicino, l’ha aiutata con lo stesso affetto di un figlio, prendendosi in tutti i modi cura di lei, nella vita quotidiana, nel comunicare con le persone, infine durante la malattia e fino alla morte.

M. Ida, con la sua pensione, con le offerte di amiche e di amici, poteva rispondere ai bisogni delle persone che si rivolgevano a lei e al suo cuore di madre. Erano tanti, non solo del villaggio dove lei viveva, ma provenivano anche da luoghi lontani. In particolare, bambini, giovani donne, giovani uomini. Tutti avevano bisogno di cure particolari, di operazioni, di protesi, di interventi specialistici. Lei, nei primi anni, li accompagnava durante il percorso di cura, dalla diagnosi fino alla guarigione e al ritorno nel villaggio, successivamente è stata aiutata perché la salute e il progredire degli anni avevano ridotto le sue possibilità di spostamento. Si recava fino alla capitale Ouagadougou o in posti ancora più lontani dove si potesse intervenire sulla malattia. Cercava anche di offrire aiuti alimentari, latte artificiale, quanto altro potesse emergere dall’ascolto delle persone.

Il 2 agosto 2023, con l’unica sorella rimasta del suo Gruppo, siamo andate a Viareggio, per incontrare i due collaboratori burkinabé inviati da M. Ida per parlarci di come vengono impiegate le offerte che gli amici le hanno inviato in questi anni. Il viaggio era stato pagato da M. Ida che voleva condividere il suo desiderio di far continuare l’opera di assistenza dei bambini del villaggio anche dopo la sua morte.

Abbiamo chiesto loro: «Che cosa avete pensato di questa donna bianca che è venuta a stare con voi?». Loro hanno risposto: «Per noi è la grand-mère», la nonna di tutti, come dicono i burkinabé, «yaaba».

A dicembre 2023 ha contratto la malaria Dengue, una malattia virale, endemica in tante zone dell’Africa. Sono state rispettate le sue volontà, espresse in precedenza, di non subire trattamenti invasivi, tanto meno un accanimento terapeutico. Voleva morire come aveva vissuto: come i più poveri.

Prima di partire per l’Africa ci disse: «Voglio morire lì, tra i poveri». Ha realizzato il suo sogno.

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