BS Maggio
2026

IL MESSAGGIO DEL RETTOR MAGGIORE

Don Fabio Attard

MARIA

Esempio di un cuore aperto e disponibile

Abitati da Dio, come Maria, vediamo noi stessi come chiamati ed inviati.

Maria si alzò e andò in fretta (Lc 1,39). Poche parole, eppure piene di significato. In questi gesti semplici e decisi si rivela la struttura interiore di un cuore che ha lasciato che Dio lo abiti davvero. Quella di Maria non è una partenza qualunque: è la risposta di una vita raccolta, di un’anima che, poiché ha imparato ad ascoltare e a discernere, arriva poi a rispondere. Maria, vissuta l’esperienza dell’annunciazione, non si ferma a elaborare quello che le è appena accaduto. Maria non si chiude nell’intimità della propria esperienza, straordinaria e profonda tenendola per sé. Al contrario, si lascia plasmare e guidare dalla Parola. E si mette in movimento verso l’altro.

Quello di Maria è un movimento spirituale: ha accolto il Verbo, e ora è il Verbo che abita in lei che la orienta verso il prossimo. Chi ama veramente come conseguenza del fatto che si sente amato da Dio, dimentica se stesso e si mette al servizio del prossimo. Maria ci insegna che la disponibilità del cuore non è una virtù accessoria, ma il modo in cui l’amore di Dio prende forma nella vita di chi crede in Lui.

Disponibilità: uscire dalla visione ristretta

Abitati da Dio, come Maria, vediamo noi stessi come chiamati ed inviati. L’azione di Maria contrasta con una visione della vita costruita sull’“io” non disponibile, chiuso in se stesso. Quando noi decidiamo soltanto di osservare il mondo da un ristretto punto di osservazione, rischiamo di arrivare alla conclusione che la nostra opinione contenga la verità intera. È la tentazione di sempre: ridurre la realtà a ciò che noi abbiamo già visto, misurato, programmato. Il nostro modo di pensare e vedere diventa la misura unica ed esclusiva.

Maria ci mostra che l’apertura del cuore è prima di tutto uno svuotamento del proprio egoismo. Quando ci si rimane chiusi, invece di lasciarsi condurre dalla carità, si perde quel movimento del cuore che riceve il dono di Dio per poi avvicinarsi al prossimo. La vera disponibilità del cuore non è una decisione umana. È, anzitutto, una grazia che va invocata, liberamente ricevuta, custodita e esercitata ogni giorno. Non si va verso l’altro in senso pieno, libero e gioioso se non lasciamo che Dio sia vivo nel cuore. Che sia Lui a renderci aperti, spalancandoci gli occhi su ciò che supera la nostra piccola e misera logica umana.

Svuotarsi è la forma prima dell’amore

In una cultura come quella nostra c’è il rischio sottile dell’autoreferenzialità: quello di credere che la propria identità si costruisca guardando a se stessi, come in uno specchio sempre più piccolo. Maria ci testimonia un’altra maniera di guardare la vita: riposiziona tutta la sua vita sulla presenza della Parola nel suo cuore e, poi, sul bisogno di Elisabetta. Una scelta che trasforma il bisogno del prossimo in una chiamata, frutto della relazione con Dio. E per questo che parte in fretta verso chi ha bisogno.

La vera disponibilità ha alle sue radici il coraggio di mettersi in discussione, di rinunciare a se stessi, anche quando questo appare come perdita. Non si tratta di generosità esibita, ma di una libertà interiore che nasce dall’aver scoperto che posso essere me stesso solo donandomi all’altro in modo radicale. Qui il cuore aperto e disponibile non è una conquista di un trofeo, ma abbandono alla volontà del Padre.

Non un gesto di bontà, ma un’obbedienza a Dio che abita il cuore

Maria non va da Elisabetta soltanto perché umanamente crede che la cugina anziana abbia bisogno di aiuto. La visitazione alla cugina non è un gesto di bontà: è la presenza del Figlio, che nel grembo sta conformando a sé la Madre. Il cammino di Maria verso Elisabetta è la missione stessa di Dio che prende la forma di un cammino verso l’altro.

La visita di Maria è missione che è frutto della venuta del Figlio in lei. Perché quando davvero Gesù diventa parte della nostra vita, tutto ciò che siamo e facciamo esce da questa sorgente unica. Dall’incontro personale con Cristo scaturisce la missione.

Disponibilità incondizionata: oltre i risultati

Davanti a questa scelta libera e generosa di Maria, il nostro desiderio di imitarla è segnato da una tentazione molto sottile ma sempre presente: quella di voler vedere che tipo di risultati abbiano le nostre scelte. Maria che subito si mette in cammino ci comunica la decisone di un cuore che è già pieno e non cerca sicurezze e certezze fuori di sé. Perché la misura della missione e del suo successo sta nella sua viva relazione con la Parola che la abita.

Maria, icona del cuore libero – Parola, fede e carità

Il cardinal Martini ci offre una riflessione breve ma densa ed essenziale: la Parola è il seme, la fede è il grembo che accoglie, la carità è il frutto che nasce. Maria è la donna che ha vissuto questa dinamica nella sua pienezza: con umiltà accoglie la Parola, con fede si alza in fretta, con carità si dona. Il suo “andare in fretta” comunica quel gesto di carità che rispecchia un cuore libero e liberante, illuminato dalla Parola che sostiene la sua fede.

Un cuore aperto e disponibile non è un cuore sentimentalmente buono: è un cuore che ha imparato a stare nella tensione tra l’annuncio ricevuto e assunto, e il fratello e la sorella che aspettano, tra la grazia interiore e la strada da percorrere, tra il mistero di Dio e la concretezza del bisogno umano.

Maria ci insegna che non bisogna aspettare di aver capito tutto per partire.

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