Marco Baù

B.F.
A Paranaque, nelle Filippine, c’è la comunità Sandor per la formazione specifica dei Salesiani Coadiutori, Marco è uno di loro. Ci racconta la sua storia.

Puoi autopresentarti?

Buongiorno a tutti, mi chiamo Marco Baù, sono consacrato salesiano; vengo dal nord Italia, la mia piccola provincia è Treviso, vicino a Venezia per intenderci. Ho 30 anni. Sono a Manila, Filippine, da un anno e mezzo per studiare teologia e finire la mia formazione di salesiano coadiutore, o brother come dicono qui. A Dio piacendo, vorrei professare i voti perpetui quest’anno, al mio ritorno in Italia. Ho un fratello e una sorella. Mio padre è geometra e mia madre maestra d’asilo. La mia famiglia vive in campagna su una bella collina che dà sulle montagne; loro vivono con la mia nonna paterna che ha raggiunto la veneranda età di 90 anni.

Come ti è nata questa vocazione?

“Prova a chiederti se il Signore ti chiama a seguirlo più da vicino”, sono queste le parole che un sacerdote della mia diocesi mi ha detto in confessione quando avevo 12 anni durante un camposcuola. Ora vedo molte connessioni tra la vocazione salesiana e il mio passato, ma la ricerca è stata più un “travaglio del cuore” che una passeggiata. Ora sono grato per la fede che mi è stata trasmessa nella mia famiglia come nella nostra parrocchia, dedicata alla Madonna del Rosario anche se ho dovuto lottare per farla mia. Qui ho incontrato don Giuseppe, un sacerdote anziano che ha deciso di passare i suoi ultimi anni nel nostro santuario; lui è stato il mio “don Calosso”, molto buono soprattutto in confessione. Sono entrato a far parte del Cammino Neo-catecumenale nella mia parrocchia, dove ho fatto esperienza di alcuni momenti molto forti. Durante il 2004, allora avevo 14 anni, sono andato ad un incontro del Cammino ad Amsterdam, nello stadio dell’Ajax. Essendo un calciatore, il posto era molto suggestivo per me. Ascoltando le parole dei laici e del sacerdote che parlava mi sono detto “se tu Dio mi ami così tanto anche nei miei momenti più bui e miseri, davvero vale la pena dare la vita per te!”. Ero davvero un po’ idealista, come molti adolescenti, ma non potevo negare che questi due momenti mi avevano portato tanta emozione e qualcosa di vero c’era.

Tuttavia ero ancora lontano da una scelta e dalla pace; infatti la via del sacerdozio, seppur affascinante, mi lasciava inquieto. Durante la scuola superiore ho conosciuto i Salesiani. Facevo l’animatore in una parrocchia vicino a casa durante l’estate e per prepararci siamo andati a un corso nella casa di Udine: l’atmosfera mi aveva proprio affascinato. Così quando durante l’anno scolastico un mio amico, Elia, mi disse “vieni alla festa dei Salesiani a Jesolo?” non ci ho pensato due volte e ci sono andato. Ho seguito questo amico e grazie alle fma di Guarda ho partecipato alla preparazione della festa. I Salesiani mi hanno dato la possibilità di recitare e così avevo l’occasione di vederli durante l’anno una volta al mese.

Alla fine delle superiori avevo deciso di studiare Educazione Sociale nell’università salesiana; volevo studiare matematica ma un’esperienza estiva di un mese nella casa salesiana di Betlemme mi aveva fatto cambiare idea: “voglio lavorare con le persone” mi sono detto. Per la scelta dell’università era stato molto importante per me consigliarmi con Gigi Cotichella; lui e la cooperativa Animagiovane mi hanno dato delle belle possibilità formative in quegli anni. Ho fatto anche delle belle esperienze, anche se non sempre semplici, con il “mondo femminile”. È stato importante per me potermi confrontare con un sacerdote salesiano sulle “questioni del cuore”.

Durante l’università ho pagato i miei studi grazie a una borsa di studio dei salesiani e grazie alla possibilità di fare servizio civile nella scuola di Pordenone, grazie a don Silvio Zanchetta SdB. Qui ho vissuto con la comunità salesiana e sperimentato l’oratorio e la scuola. Ho trovato molto significato per la mia vita in questa esperienza. Così, senza rifletterci in maniera cerebrale, un giorno alla domanda “Marco, per te il discorso della vocazione salesiana è già chiuso?” ho risposto, dopo un attimo di silenzio, “No.” Così ho lasciato il lavoro e finito la magistrale durante il mio anno di aspirantato e pre-noviziato e sono entrato in novizato nel 2014: ecco come è nata la vocazione.

Che cosa ne pensa la tua famiglia?

Sono molto grato a Dio per la mia famiglia. Entrambi i miei genitori sono felici di questa strada che ho intrapreso. Mio padre mi ha supportato in maniera molto concreta, accompagnandomi agli incontri della parrocchia, del Cammino o dei Salesiani. Mi ha detto più volte, quando c’era da pagare qualche quota per un pellegrinaggio o per gli eventi salesiani “per queste cose belle i soldi ci sono” anche se a volte magari non ce n’erano proprio tantissimi in famiglia. Mia madre credo mi abbia trasmesso la passione di aiutare gli altri, la sensibilità contro le ingiustizie e una certa radicalità nell’approcciarsi alla vita. Mio fratello e mia sorella sono altrettanto importanti per me. Specialmente adesso, dopo qualche anno di vita salesiana, quando ci sentiamo posso percepire il loro affetto pur nella differenza di scelte di vita e momenti che stiamo vivendo. Ci piace soprattutto ricordare gli alti e bassi di quando eravamo più piccoli. I miei fratelli sono una delle benedizioni più grandi che Dio mi ha dato nella mia vita, me ne rendo conto sempre di più.

Com’è la vostra vita di studenti?

Studiare teologia durante la pandemia non è stato facile. Il secondo semestre dell’anno scorso è stato bruscamente interrotto a metà. Tuttavia grazie a un sacerdote salesiano, don Dennis Paez sdb, con la mia comunità ho potuto contribuire nel produrre delle maschere di plastica che abbiamo inviato agli ospedali delle Filippine. Abbiamo lavorato mattina e pomeriggio a questo progetto e con l’esperienza abbiamo creato una vera e propria catena di montaggio arrivando a lavorare con 15 persone contemporaneamente e a produrre migliaia di “face shield”. Questa esperienza ci ha unito con il resto del paese che stava soffrendo molto. Ora abbiamo ripreso i corsi con normalità, ma online. Sono molto felice e fortunato ad avere nello stesso compound la comunità dei chierici e dei professori; possiamo condividere assieme a loro l’esperienza della teologia che anche in un tempo difficile come questo è per noi fruttuosa e piena di speranza.

Come sono salesiani e Chiesa nelle Filippine?

Sono molto grato per essere stato inviato a studiare nelle Filippine, ringrazio per questo don Igino Biffi, il mio ispettore. I salesiani qui sono stati accoglienti con me sin da subito. Molti dei formatori hanno studiato in Italia e possono parlare italiano con me. Alcuni sono stati anche nella mia ispettoria per delle esperienze pastorali. I confratelli studenti mi parlano dei quasi-mitici missionari italiani nelle loro ispettorie. Qui ho trovato tanta misericordia nel mio confessore, don Alton sdb; don Vic Cervania sdb mi accompagna come direttore spirituale, con affetto e esperienza. Sono grato di cuore a don Dennis Paez sdb per il supporto psicologico e paterno in questi mesi difficili del Covid. Insomma, ho trovato davvero tanti confratelli che mi stanno accompagnando in questa formazione. Ci sono sfide legate alle molte culture da cui proveniamo. Tra i chierici e i brothers credo possiamo contare svariate nazionalità: Filippine, Indonesia, Timor, Vietnam, Madagascar, Korea, Taiwan, Nigeria, Ungheria, Sri lanka, India. Sono molto felice delle belle relazioni che stiamo costruendo tra di noi salesiani studenti, credo sia l’essenziale. La Chiesa delle Filippine è veramente numerosa e coraggiosa e impegnata in ambienti molto diversi. Ho potuto fare esperienza pastorale, prima del Covid, sia in un quartiere molto povero sia in una zona ricca di industrie e sviluppo. Questo mi ha dato un’idea della differenza di sfide e ricchezza di risorse della Chiesa filippina. Ho potuto vedere come qui c’è attenzione pastorale ai singoli villaggi; inoltre il coinvolgimento dei laici nelle attività è parte integrante della mentalità filippina. In questo anno passato c’è stato un movimento per il dialogo ecumenico, viste le diverse religioni e confessioni presenti qui. Infine direi che la Chiesa filippina è forte e grata per i 500 anni della fede in questa terra, ricorrenza che si celebra quest’anno 2021.

I tuoi sogni per il futuro

Il mio sogno è poter professare i voti perpetui una volta finita la teologia e vivere a pieno la vita consacrata salesiana da “fratello”. A volte qualche giovane mi ha fatto questa domanda: “Ma tu ti sposi con Dio?”. Non mi piace molto questa espressione; se vogliamo usare la bella immagine del matrimonio, direi che la sposa è l’anima e lo sposo è Gesù. Il mio sogno è quello di essere vero amico di entrambi. Credo sia questo il miglior dono che posso fare ai giovani. Vi chiedo una preghiera per la mia vocazione, per la mia famiglia e per i miei compagni di teologia e i giovani delle Filippine. Un caro saluto, in Gesù e don Bosco.      

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