IN PRIMA LINEA
Andrei Munteanu
MAGHREB
Nel cuore di questa regione, i salesiani hanno recentemente istituito una nuova entità amministrativa e pastorale: la Circoscrizione Nord Africa (CNA), dedicata a sant’Agostino d’Ippona. Questa nuova Visitatoria comprende Tunisia, Marocco e Algeria, Paesi con profonde radici romane e classiche, e rappresenta una frontiera missionaria in rapido sviluppo.
Don Domenico Paternò ha voluto iniziare con una riflessione sul Mar Mediterraneo: «Il Mediterraneo non è solo un mare geograficamente molto conosciuto ma è una vera e propria culla di civiltà che attorno ad esso sono cresciute nei millenni dando all’umanità intera contributi di culture, conoscenze, esperienze umane, sociali, politiche che ancora oggi sono oggetto di studio e approfondimento.
Tutti i Paesi che sono bagnati da quello che i romani chiamavano ‘Mare Nostrum’ hanno una storia ricchissima e sono tutti portatori in vario modo di ricchezze culturali e naturali importanti.
Inoltre, il Mediterraneo, confine naturale tra Europa e Africa, ha una rilevanza geopolitica e strategica non indifferente.
Se dall’Europa attraversiamo il Mediterraneo, giungiamo nel Maghreb, regione nordafricana che sta conoscendo sempre più il carisma di don Bosco. Lo scorso anno, infatti, è stata ufficialmente creata la Circoscrizione speciale del Nord Africa (cna), il 28 Agosto, festa di sant’Agostino, a cui è stata dedicata la circoscrizione, che comprende Marocco, Algeria e Tunisia. Si tratta di una nuova frontiera missionaria piena di sfide e di opportunità.
Il Maghreb ha chiare radici romane, classiche, era denominato ‘Afriquia’, dando così il nome a tutto il continente che da qui ha inizio. I figli di don Bosco che, per inciso, sono presenti in quasi tutti i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo onde per cui hanno costituito la Regione Mediterranea della Congregazione, hanno di recente deciso di sviluppare la loro presenza e il loro servizio tra i giovani di questi Paesi. Il Maghreb non è ‘la parte sbagliata’ del Mediterraneo, come dicono soggetti male informati, ma è invece una zona geografica, umana e culturale che non si finisce mai di scoprire ed apprezzare.
I salesiani sono interessati all’educazione dei tantissimi giovani che affollano questi Paesi: la popolazione sotto i 25 anni arriva ad essere quasi il 50% della popolazione totale. Si tratta, quindi, di Paesi ricchi di speranza e di futuro. Lo scopo dei salesiani e dei loro collaboratori è di sostenere e di sviluppare il sogno di questi giovani».
Don Paternò è convinto della “garanzia spirituale” della nuova missione: «La presenza attuale dei Figli di Don Bosco vuole concretizzare e attuare il sogno del Fondatore e far sì che i ‘lupi’ possano diventare agnelli, non solo pacifici, ma costruttori di pace e di sviluppo. Ed ecco che, anche se con religioni diverse, cristiani gli uni, e musulmani gli altri, tutti discendenti di Abramo, ci si ritrova a camminare insieme per il bene dei giovani e delle famiglie che stanno attorno alle comunità salesiane e con loro».
Questa nuova realtà missionaria non è un semplice ampliamento geografico, ma un autentico progetto di speranza, dialogo interculturale e sviluppo giovanile. Come spiega don Domenico Paternò, Superiore della cna, l’obiettivo si radica profondamente nel carisma di don Bosco: formare “onesti cittadini” e “buoni credenti”, nel rispetto reciproco e nella dignità di ogni persona.
Il coraggioso manipolo di salesiani e dei loro collaboratori si propone di offrire ai giovani di questi paesi una formazione solida, opportunità di studio e di lavoro, accompagnandoli nella costruzione di un futuro migliore e valorizzando la ricchezza insita nella loro diversità. L’opera salesiana non si limita alla sola istruzione: laboratori professionali, oratori, spazi di aggregazione e momenti di dialogo interreligioso favoriscono la conoscenza reciproca, la dignità, lo spirito di famiglia, la collaborazione e la pace.
L’istituzione della nuova Visitatoria non segna l’inizio della presenza salesiana in queste terre, bensì ne rafforza lo sviluppo. I salesiani operano infatti da tempo nel Maghreb.
Marocco
In Marocco, i salesiani sono presenti dal 1950 a Kenitra, sulla costa atlantica. Qui gestiscono scuole di vari livelli, un centro di formazione professionale, attività sportive, oratori e spazi educativi ispirati al Sistema Preventivo di don Bosco. La parrocchia di Cristo Re sostiene la minoranza cristiana, frequentata soprattutto da giovani africani ed europei. Esistono inoltre due case per giovani migranti, una casa per l’infanzia e percorsi di formazione professionale dedicati alle donne. Complessivamente, oltre 1500 persone – per la gran parte musulmane – partecipano a queste attività in un ambiente inclusivo, sereno e di mutuo arricchimento. La comunità salesiana in Marocco è anch’essa multiculturale, con membri provenienti da diversi paesi europei e africani, e si colloca nell’Arcidiocesi di Rabat guidata dal cardinale salesiano Cristóbal López Romero.
Tunisia
In Tunisia, a Tunisi e a Manouba, la presenza salesiana è in crescita. L’offerta educativa comprende due scuole primarie, una scuola secondaria, un centro di formazione professionale in via di sviluppo, due oratori, la collaborazione con la Chiesa locale e una parrocchia a Hammamet rivolta in particolare alle comunità italiana ed europea. Vi operano anche le Figlie di Maria Ausiliatrice, un gruppo di laici musulmani “Amici di Don Bosco” vicini al carisma salesiano, e numerosi laici impegnati. L’impegno educativo dei salesiani in Tunisia coinvolge circa 3000 persone, con nuove energie missionarie provenienti da Italia, Siria, Libano, Spagna, Repubblica Democratica del Congo e Ciad.
Algeria
In Algeria, la presenza salesiana è in fase di definizione. Non si tratta di un vero esordio: i salesiani giunsero a Orano già nel 1891, poi ad Algeri, ma negli anni ’70 le opere furono chiuse per le complesse condizioni politiche del tempo. Oggi, su invito dell’Arcivescovo di Algeri, i salesiani ritornano per rispondere ai bisogni di una società giovane, in cerca di formazione e opportunità.
Ciascuno di questi paesi presenta sfide considerevoli: la lingua, il contesto socioeconomico fragile, l’elevata disoccupazione giovanile, la mancanza di politiche mirate ai giovani e le tensioni politiche e sociali. Tuttavia, la presenza salesiana mira a consolidare un terreno di dialogo, incontro e sviluppo. Nonostante episodi di intolleranza e radicalismo, la maggior parte delle persone è aperta, desiderosa di costruire un futuro solido e animata da uno spirito di collaborazione. Nonostante le difficoltà, la Circoscrizione Nord Africa ha già vissuto momenti significativi, come il primo Capitolo Ispettoriale, utile a tracciare le linee guida e i progetti educativo-pastorali per il futuro. Un futuro che vede già l’arrivo di due nuovi salesiani: i coadiutori Joseph Ngo Duc Thuan, dal Vietnam, e Kerwin Valeroso, dalle Filippine.
La presenza salesiana nel Maghreb rappresenta una sfida coraggiosa e un rinnovato entusiasmo missionario, con l’obiettivo di raggiungere sempre più giovani in ogni parte del mondo, restando fedeli al carisma di don Bosco. Oggi i salesiani nel Maghreb offrono un modello di missione moderna: non imposizione ma proposizione, non proselitismo ma condivisione, non assistenzialismo ma promozione integrale della persona.
NGO DUC THUAN JOSEPH, DAL VIETNAM AL NORD AFRICA
Da un’Ispettoria che ha già dato molti missionari alla Congregazione Salesiana, soprattutto in anni recenti, viene il giovane Ngo Duc Thuan Joseph. Andrà in avanscoperta in una terra molto diversa dalla sua e con non poche sfide, ma, come afferma, ogni sua paura si scioglie quando pensa che “con Dio nulla è impossibile”.
Puoi presentarti?
Mi chiamo Ngo Duc Thuan Joseph, vengo dall’Ispettoria del Vietnam e in questa 154ª spedizione missionaria sono destinato alla Tunisia, nella nuova Circoscrizione Nord Africa (CNA).
Che cosa ti ha spinto a fare la scelta di diventare missionario?
Penso che la dimensione missionaria abbia un ruolo importante nella nostra Congregazione perché, se non ci fossero stati i missionari nel passato, non ci sarebbe la nostra Congregazione oggi. Diventare missionario è come lanciarsi in un’avventura. Voglio sfidare me stesso uscendo dalla zona di comfort del mio Paese e muovermi verso nuove terre, per amore di Cristo e di don Bosco. Questo mi ha motivato a scegliere di essere missionario.
Sei felice della tua destinazione? Hai qualche timore o preoccupazione riguardo al luogo o alla cultura?
Sono contento del luogo in cui sono stato mandato perché credo che sia la volontà di Dio. Al tempo stesso, sono anche un po’ preoccupato, perché verrò mandato in una regione dove i cattolici sono una minoranza.
Come hanno reagito famigliari, amici e confratelli quando hai detto loro della tua vocazione missionaria?
Tutti quanti mi sostengono molto nella mia decisione di essere missionario. La maggior parte di loro è molto felice quando gliene parlo. Mia madre, comunque, è piuttosto preoccupata per il mio invio in terra straniera, perché non vuole che io viva lontano da casa.
Quali sono i tuoi progetti e i sogni per la vita missionaria?
Il principale progetto per la mia vita missionaria è vivere bene l’essere salesiano e sviluppare il più possibile le mie capacità. Sono molto interessato all’animazione 3D e voglio anche studiare a fondo questa materia: penso che possa essere di grande utilità per aiutare i giovani.
Hai in mente qualche grande modello di missionario di cui vuoi seguire lo stile e la vita?
Sì, mi sono ispirato ad alcuni salesiani, soprattutto a quelli che lavorano in Cina. Come loro, voglio diventare semplice, umile e laborioso nella mia vita missionaria. Voglio anche condividere la mia passione, il mio entusiasmo, la mia felicità e la mia gioia con le persone con cui vivrò.
Qual è il tuo messaggio ai giovani sulla scelta missionaria e sulla vocazione?
L’aspetto missionario è un elemento essenziale della vocazione cristiano-cattolica. Ovunque tu sia, sei chiamato ad essere un missionario, e se uno si rende conto di questo e coltiva questo desiderio allora il seme della vita missionaria darà i suoi frutti. È giunto il momento di prendere la decisione di essere missionario. Confido nella guida e nella provvidenza di Dio, sono coraggioso e fiducioso perché con Dio nulla è impossibile.
UNA GRANDE PATRIA
Gli Arabi definiscono come Maghreb («luogo ove tramonta il sole», «Occidente») l’ampia distesa dell’Africa settentrionale ad ovest dell’Egitto. I geografi musulmani non sempre si trovano d’accordo sull’esatta delimitazione di quest’area, dato che alcuni ne escludono parte dell’attuale Libia ed altri vi includono quelli che per secoli furono stabili possedimenti dell’Islam in Europa, come la Spagna e la Sicilia. Al di là di queste divergenze – peraltro non del tutto irrilevanti – possiamo in effetti considerare tutti questi domini occidentali come un insieme storicamente e culturalmente abbastanza omogeneo.
L’assoluto dominio dell’Islam nell’area maghrebina resta ancora, per molti versi, un problema storico insoluto. Nel volgere di un tempo relativamente breve, l’Islam si trovò padrone indiscusso di una terra già saldamente cristianizzata, che aveva dato i natali a personaggi come Tertulliano, san Cipriano e sant’Agostino.


















