BS Aprile
2022

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

L’utilità dell’inutile

Sono l’effimera bellezza di un tramonto o il piacere disinteressato che scaturisce dalla creazione artistica a far nascere in noi il desiderio della trascendenza e ad offrirci spiragli di luce con cui resistere alla barbarie del presente.

In un’epoca che tende a riconoscere un valore intrinseco solo a ciò che è monetizzabile, misurabile, quantificabile in termini di “utile”, risulta sempre più difficile e quasi velleitario riuscire a dare il giusto peso a quello che, in una prospettiva meramente strumentale ed efficientistica, viene solitamente considerato “inutile”. La contemplazione della bellezza fine a se stessa, il diletto regalato dall’arte e dalla poesia, i sentimenti gratuiti e disinteressati, il tempo dedicato alla cura di sé e della propria interiorità, i gesti di gentilezza dispensati a chi ci sta accanto senza aspettarsi nulla in cambio appaiono come vanità oziose e improduttive, espressione di uno sterile divertissement che distoglie le nostre energie dal perseguimento di obiettivi ben più tangibili e costruttivi.

A fare le spese di questa stringente logica utilitaristica, ma nel contempo a contribuire inavvertitamente alla sua riproduzione, sono soprattutto i giovani adulti, figli prediletti della società del profitto e della performance e abituati, loro malgrado, a calibrare le proprie scelte e a programmare il proprio tempo sulla base di criteri che rispondono unilateralmente ai dettami di una fredda razionalità economica. Nella corsa affannosa verso il raggiungimento di standard socialmente accettabili di benessere e piena realizzazione di sé, non c’è spazio, infatti, per coltivare interessi, relazioni, valori che non abbiano un’immediata ricaduta pratica e che appaghino bisogni diversi da quelli che improntano l’agire dell’Homo œconomicus.

Eppure è proprio «la forza generatrice dell’inutile» che, come scrive il filosofo Nuccio Ordine, ci salva dalla «desertificazione dello spirito». Sono l’effimera bellezza di un tramonto o il piacere disinteressato che scaturisce dalla creazione artistica a far nascere in noi il desiderio della trascendenza e ad offrirci spiragli di luce con cui resistere alla barbarie del presente. Sono le giornate sottratte al frenetico agitarsi quotidiano e condivise con le persone che amiamo a restituire qualità e significato al nostro tempo concitato. Sono l’amore e la cura messi generosamente al servizio degli altri a dare dignità al nostro essere umani e ad alimentare la speranza nella possibilità di costruire un mondo migliore.

Lungi dall’essere tempo “perso” in quanto improduttivo, il tempo vissuto all’insegna della gratuità ci libera dalla schiavitù dell’utile, anzi ci aiuta a distinguere tra i due significati possibili della parola utile. Ci insegna a comprendere che anche l’“inutile” può essere “utile”, sia pure in un senso diverso da quello implicito nella logica efficientistica che guida assai spesso il nostro agire sociale. L’“utilità dell’inutile” consiste piuttosto nella sua capacità di restituire valore a ciò che ci rende autenticamente umani e di farci assaporare momenti di genuina felicità, ridisegnando le nostre priorità esistenziali e riposizionando il nostro sguardo su ciò che talvolta, adombrato e inaridito dalla spasmodica ricerca della produttività e dall’insipienza di una vita scandita da obiettivi di performance, rischia di passare del tutto inosservato.

Non è inutile

che tu mi voglia bene,

non è inutile

far felici le persone,

non è inutile

pensare di cambiare il mondo

e non riuscirci mai.

Ognuno ha il suo dolore

e qualche goccia di sole dentro sé…

Oggi piovono parole

e sono tutte qui per te!

Siamo stelle, siamo fiori,

siamo lacrime e canzoni;

siamo frasi da finire,

siamo attori, e quindi veri,

in un prato di illusioni.

Io so cosa mi perdo

se il mondo non avrà il tuo sguardo,

già so cosa mi perdo…

Non è inutile

pensare che tutto questo è inutile,

cadere e poi rialzarsi e combattere

per chi non ha più voce

e forse non ne ha avuta mai.

Ogni tempo ha il suo dolore,

ma la cura è sempre quella che tu sai:

se non vuoi chiamarlo amore,

non lo chiameremo mai…

Siamo passi, siamo strade,

siamo ombrelli sulla testa;

siamo scene da girare,

siamo in onda, siamo in fuga,

accordi di un’orchestra.

Io so cosa mi perdo

se il mondo non avrà il tuo sguardo,

già so cosa mi perdo

se al mondo mancherà il tuo sguardo…

(Luca Barbarossa, Non è inutile, 2020)

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