I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
L’ultima CARTUCCIA
Da giovane chierico, Giovanni Bosco passava con la madre le vacanze estive. In realtà non faceva proprio vacanza: leggeva, scriveva, lavorava al tornio, cuciva abiti, fabbricava scarpe, era muratore e legatore di libri, costruiva sedie e mobili, falciava l’erba, mieteva, vendemmiava e imbottigliava il vino. Il sabato e la domenica radunava i ragazzi della borgata, faceva catechismo, insegnava a leggere e a scrivere.
Era simpatico come sempre e tutti amavano la sua compagnia. Sapeva suonare con maestria il violino e, un anno, lo zio Matteo lo invitò a suonare in chiesa per la festa di San Bartolomeo.
In chiesa, le cose andarono molto bene. La musica e la solenne liturgia lasciarono la gente estasiata. Subito dopo pranzo, cominciarono i guai. Tutti i commensali invitarono Giovanni a suonare qualche bel pezzo al violino. Il giovane non seppe dire di no e incominciò un’allegra serenata. Dopo qualche minuto si sentì un bisbigliare e uno scalpiccio ritmico. Giovanni si affacciò alla finestra e vide nel cortile una folla di persone che a coppie, teneramente allacciati, ballavano spensieratamente. Il giovane seminarista arrossì e si rivolse confuso agli astanti: «Ma come? Io predico contro i balli pubblici, e voi me ne fate organizzare uno nel vostro cortile? Non capiterà mai più!».
Arrivato a casa, Giovanni frantumò in mille pezzi il suo violino. E non lo suonò mai più. Manteneva quello che prometteva.
Giovanni era bravo in tutto, ma era un asso nella caccia. Aveva un fiuto per le prede come pochi. E una mira eccellente. Uscì un mattino all’alba con il fucile a tracolla. Vide sfrecciare una grossa lepre. Partì all’inseguimento. Di campo in campo, di vigna in vigna, attraversò le valli e si arrampicò sulle colline. Per ore. La lepre era veloce e resistente. Giovanni di più. Cinque chilometri di corsa senza sosta. Finalmente la lepre fu alla sua portata, e la colpì. La povera bestiola cadde nell’erba umida di rugiada.
Ma il buon Giovanni non esultò. Si sentì triste e aveva le lacrime agli occhi. Gli amici che lo avevano seguito con il fiatone si congratularono. Ma Giovanni era mortificato, chiese perdono agli amici per il brutto spettacolo che aveva dato e tornò immediatamente a casa.
Rinnovò al Signore la promessa di non andare mai più a caccia. Il fucile finì in un angolo buio. E nella canna arrugginì l’ultima cartuccia.

















