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EMILIA DI MASSIMO

La speranza su due ruote

Lubumbashi, Congo «Non posso nascondere l’emozione e la gioia per quanto riguarda il dono della bicicletta: ha facilitato il trasporto, la mobilità, posso andare più volte al villaggio per la missione, là i giovani mi aspettano per la formazione».

Riduciamo le distanze

“È andando in bicicletta che impari meglio i contorni di un paese perché devi sudare sulle colline e andare giù a ruota libera nelle discese. In questo modo te le ricordi come sono veramente, mentre in automobile ti restano impresse solo le colline più alte e non hai un ricordo tanto accurato del paese che hai attraversato in macchina come ce l’hai passandoci in bicicletta”, asserisce lo scrittore Ernest Hemingway, un’affermazione che per alcuni giovani è particolarmente vera perché la bicicletta non è solo un mezzo per praticare sport: è la speranza che consente di alleggerire la fatica quotidiana di chi trasporta mercanzie e persone.

La bicicletta potrebbe essere paragonabile al vento: vola, non tocca la terra, permette di rendersi utili alle popolazioni che sono più in difficoltà; le biciclette hanno apportato un vantaggio all’economia domestica dei ragazzi itineranti che vivono nella cintura verde di Lubumbashi (Repubblica Democratica del Congo); la bicicletta consente di trasportare persone e merci in città e, al ritorno, di portare ai villaggi i prodotti finiti.

È quanto avviene all’interno di un progetto di pastorale giovanile che ha come responsabili don Emmanuel Salumu, Salesiano, e suor Hortense Katapala, Figlia di Maria Ausiliatrice. A lei chiediamo di raccontarci la missione educativa che svolgono. I consacrati lavorano presso l’ufficio diocesano di cui fanno parte cappellani, preti, e religiose appartenenti a differenti Congregazioni ma anche laici. Insieme hanno ideato un progetto di mobilità sostenibile: Un vélo pour l’avenir, che si sviluppa soprattutto nella zona della cintura verde la quale vive di agricoltura, ha 17 cappelle distanti le une dalle altre, in genere le strade non sono praticabili, pertanto i ragazzi spesso non riescono a partecipare agli incontri formativi e d’altro canto i responsabili faticano a raggiungere tutte le cappelle per svolgervi le attività. Il progetto di mobilità sostenibile, spiega suor Hortense, è nato con l’obiettivo di ridurre le distanze per raggiungere i giovani e formare i coetanei che vivono nei villaggi lontani e si sta realizzando con il dono della bicicletta, come testimoniano i giovani animatori, riconoscenti a suor Hortense per quanto sta facendo per la loro crescita integrale: “Non posso nascondere l’emozione e la gioia per quanto riguarda il dono della bicicletta: ha facilitato il trasporto, la mobilità, posso andare più volte al villaggio per la missione, là i giovani mi aspettano per la formazione.” (Gabin).

“Da quando ho ricevuto la bici per l’apostolato sta cambiando il mio atteggiamento di donazione per chi è nel bisogno, dono di più il mio tempo e le mie capacità ai bambini che non hanno la possibilità di andare a scuola. Mi sento riconosciuto dalla comunità e, svolgendo il volontariato, sento che la prossimità con i giovani è più intensa”. (Albert)

“La possibilità di potermi spostare più velocemente mi fa sentire più vicina ai ragazzi con i quali condivido la Parola di Dio e le esperienze che viviamo; si genera speranza e familiarità. Insegniamo loro anche alcune competenze sportive e… speriamo che la Provvidenza ci regali un pallone da calcio”. (Leticia)

“Ho imparato a sognare anche con mezzi deboli e sognare con Dio fa miracoli. È quello che sto vivendo. Quando arrivo al villaggio per la missione l’ambiente è bello, mi aspettano, mi sento accolta, imparo ad ascoltare le esigenze dei ragazzi ed è così che ci accompagniamo reciprocamente. Con la bicicletta trasporto anche la verdura che vendo al villaggio”. (Pauline)

Non c’è, non ancora…

I benefattori non mancano a Lubumbashi, ci dice Daniele Vallet il quale, animato da sentimenti di giustizia ed equità, in seguito alla pubblicazione del suo libro, Fernanda ed Io, ha attivato un fondo per l’acquisto di 24 biciclette, un nobile gesto che ha permesso di dare un impulso nuovo ai giovani che attendevano da tempo il mezzo di trasporto per recarsi facilmente nei luoghi di missione. Tuttavia il progetto ha un duplice scopo: annunciare e testimoniare il Vangelo, rinforzare l’economia domestica. Il sogno è quello di veder nascere un punto vendita per la comunità, quindi veramente la bici favorisce per moltissimi un vantaggio sia economico sia sociale, persino se si dovesse rompere: darebbe lavoro a chi lavora nelle officine, sostiene suor Hortense aggiungendo che è gradito un aiuto economico: consentirebbe di dare inizio ad un’ulteriore attività rigenerante per la popolazione, in particolare per i giovani. Un eventuale fondo finanzierebbe progetti di giardinaggio e di orticoltura, costituirebbe una risorsa economica comunitaria ed alcuni prestiti potrebbero essere accordati ad esterni per altri progetti individuali o collettivi. Servirebbero ancora bici per compiere un miracolo, ci assicura suor Hortense: l’idea di un nuovo progetto c’è ma non il mezzo, non ancora poiché certamente chi sta leggendo darà forma alla speranza facendola giungere su due ruote!    

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