I NOSTRI EROI
B.F.
Lo splendido sorriso di GILDA
Gilda (nonostante avesse piena coscienza di tutto e del mostro che doveva affrontare) ha deciso e scelto di lasciarci il suo sorriso. Ciò che più ci stupisce è proprio questo, avrebbe potuto disperarsi, avrebbe potuto anche semplicemente chiudersi al mondo, alla famiglia e agli amici… ed invece si è aperta ancora di più alla vita sorridendo nonostante tutto.
La ricordiamo avvolta da una cascata di riccioli d’oro, la delicatezza, l’armonia, la grazia e la bellezza dei tratti, il naso in miniatura, la bocca delicata e il viso piccolo contrastano con la grande grinta che le hanno attribuito l’appellativo di leonessa. Tenace sin da piccola, determinata a raggiungere ciò che desiderava.
Era nata a Torino il 13 aprile del 2004 per la gioia di mamma Paola, papà Pasquale e del fratellino Antonio. Dalla mamma salernitana e dal papà calabrese, prende l’intelligenza, la forza fisica e il carattere accentuato da una determinazione straordinaria, che le hanno consentito di farsi sempre spazio senza chiedere aiuto a nessuno. A Torino cresce in una bellissima realtà familiare, che sarà il segreto della sua forza. Trascorre una buona parte dell’anno a Torino e durante le vacanze, si trasferisce dai nonni a Castellabate (SA) e a Laino Borgo (CS), dove dimostra una straordinaria voglia di vivere in mezzo agli altri, circondata da amiche e amici che la riconoscono come leader naturale, che sa come affrontare i problemi e risolverli. Sportiva, con la passione del nuoto, dello sci e della pallavolo tanto da entrare come ultima arrivata nella squadra.
Educata sin da piccola alla fede cristiana nella Parrocchia salesiana di San Giuseppe Lavoratore di Torino, frequenta la Scuola Materna, l’Oratorio salesiano del Rebaudengo e il catechismo per prepararsi a ricevere, dopo il Sacramento del Battesimo, la Comunione e la Cresima, per poi proseguire nella sua ricerca personale del Signore. Lo ha fatto tramite la Parrocchia ma soprattutto attraverso la Turris Eburnea, una associazione di magnifiche ragazze che annunciano e vivono il Vangelo attraverso il linguaggio dell’eleganza, perché rispecchiava in lei quel senso della bellezza femminile capolavoro del Signore.
«Gilda amava le piccole cose di vita quotidiana da cui attingeva gioia e voglia di vivere ed era capace di inondare anche gli altri di questa voglia di vivere.»
Una cara amica le aveva regalato la parrucca originale di Pippi Calzelunghe, importandola direttamente dalla Svezia. Pippi Calzelunghe, bambina indipendente e furba, dalle trecce incredibilmente orizzontali, che viveva in compagnia di un cavallo e una scimmietta, sempre ottimista e senza paura, era un’icona che le stava a pennello.
Scrive ad un’amica: «Come oramai da anni nelle notti estive a Santa Maria di Castellabate siamo in compagnia di piccole civette che nidificano nelle tegole delle nostre case… a volte quando hanno bisogno di fare un po’ di movimento le vediamo appollaiate sui fili dei pali della corrente. In una piena notte estiva (perché ti sarai accorta che noi siamo nottambuli) il mio amatissimo nonno ha sentito quel lamento tipico della civetta nel terrazzo del piano di sotto. Scattante e agile come sempre, nonostante sia il più grande in tutto il gruppo, ha preso una gabbietta, che è diventata la casetta di questa piccola creatura per una notte. Dopo questo, nonno ha pensato di farmi vedere da vicino la civetta e, svegliandomi, ero di fronte a questi occhioni spalancati… io ero veramente contenta e ho pensato che un simile spettacolo non potesse perderselo di certo mio fratello Antonio… d’altra parte fa parte del sesso maschile che è coraggioso. Ci appropinquiamo per le scale che portano alle camere da letto al piano superiore, dove, Antonio, dormiva già da ore. Erano circa le 3 di notte e con tanta gioia lo svegliai e gli misi, insieme a nonno, la gabbietta vicino al suo viso… appena aperto gli occhi ha urlato fortissimo sbattendoci fuori dalla camera per la paura. Si chiuse a chiave ed io, nonno e la povera civetta, divertiti da ciò, pensavamo a come sarebbe stato divertente raccontarlo a tutta la famiglia l’indomani. Ahahahah ho tante storie da raccontarti perché faccio e ho fatto molti scherzi!»
Da piccola a Laino Borgo (CS), paese natale del papà Pasquale, amava nascondersi tra i vicoli e, spesso, saltava fuori per il gusto di far spaventare gli amici.
Era portata per le lingue e anche per i dialetti. Era un piacere sentirla parlare in calabrese o in salernitano, le terre delle sue radici. Il gioco, quello che vive anche d’improvvisazione, la caricatura di qualche caratteristica di un amico, ma sempre nella direzione della spontaneità, tutt’altro che timida, capace di scoppiare a ridere in modo fragoroso anche per qualche bravata di un compagno di liceo, caotico e disturbatore durante l’ora di chimica. Lei prendeva la scuola molto sul serio, ma sapeva sempre vedere l’aspetto comico delle situazioni.
La croce
«Gilda non è stata la sua malattia. La malattia ha tolto di torno tutto quanto Gilda non era, per lasciare a nudo solo quello che lei autenticamente era ed è. La Croce è terribile ma il suo lato buono è che ci mostra fino in fondo il Crocifisso.»
Nel febbraio del 2020, in concomitanza con lo scoppio della pandemia da covid-19, dopo aver fatto una risonanza magnetica per un dolore alla schiena che insisteva da mesi, veniva scoperta una massa sospetta sulla cresta iliaca dell’anca destra. Il 12 marzo del 2020, dopo il ricovero al cto di Torino per la biopsia ai tessuti ossei e molli della massa sospetta, le veniva diagnosticato un Sarcoma di Ewing. Quattro giorni prima aveva perso anche il nonno paterno che viveva in Calabria.
La sua forza di carattere le ha consentito di non nascondersi ma di affrontare subito e in maniera diretta, la malattia. Inizia un percorso difficile e pesante dove ha dovuto sostenere 9 ricoveri in Ospedale per le infusioni di chemioterapia con la caduta quasi immediata dei capelli (la sua forza), un autotrapianto e 36 interventi di radioterapia. A fine dicembre, al termine delle cure, effettua tutti i controlli strumentali che confermano l’andamento positivo delle terapie tanto da iniziare, a gennaio del 2021, una terapia orale di mantenimento per sei mesi. Ricrescono i capelli, continua con gli studi concludendo un anno scolastico con una media generale altissima (superiore al 9). Durante questo periodo di fine inverno e inizio primavera, l’Oratorio salesiano della parrocchia e la Turris Eburnea, organizzano delle interviste per condividere la testimonianza forte di Gilda con tutti i ragazzi e le ragazze della sua età, ma anche per le persone adulte. La prima intervista, breve nella durata, viene trasmessa su un canale interno all’Oratorio mentre la seconda, considerato il “mondo” di preghiera che Gilda aveva mosso per la sua malattia e guarigione, viene trasmessa su un canale social con una punta di più di 400 collegati. Più che un’intervista, un fiume in piena di un racconto di circa 1 ora e 40 minuti dove Gilda ha raccontato come ha vissuto il periodo della malattia e delle cure.
La passione per la musica le darà sempre tanta forza. Il 16 marzo del 2020, quando era in attesa del primo ricovero, trovò un pianoforte nell’atrio dell’ospedale e iniziò a suonare “Someone You Loved” di Lewis Capaldi. La mamma Paola e il papà Pasquale erano dietro di lei con il cuore pesante per la diagnosi appena ricevuta dall’oncologo: “Sarcoma di Ewing”. L’incanto di quella musica trasportò i genitori e persino l’oncologo in una dimensione diversa dalla tristezza di quel reparto d’ospedale.
Nella musica, Gilda ricercava sempre un momento di distensione, ma anche un modo di comunicare serenità ed allegria verso chi aveva problemi di malattia o di sofferenza.
Registrava video dove cantava e suonava al pianoforte e che inviava ad amiche che stavano affrontando un ricovero ed anche la scelta della musica o del testo non erano casuali, ma sapeva sempre trovare il messaggio giusto per comunicare: «Coraggio, ce la farai!»
Nell’agosto del 2021, avrebbe tanto voluto trascorrere quella vacanza fuori dal reparto di oncologia e invece la “recidiva” la costrinse ad un secondo ciclo di chemio più forte. Con la complicità del papà, si appropriò del pianoforte e della chitarra, che si trovavano nel salone dei giochi del reparto e organizzò una straordinaria festa di Ferragosto. Tra i piccoli pazienti, i genitori, qualche dottoressa di turno, le infermiere e le oss del reparto, forte delle lezioni di canto che aveva preso durante la malattia, trasportò tutti in un “metaverso” di favolosa allegria.
Ed era già Vangelo. La prima parola del Nuovo Testamento è «Kaire! Sii allegra!» e la dice un angelo ad una ragazzina di quattordici anni destinata a diventare la Regina dell’Universo.
«Gilda in quei giorni era Luce! E la sua stanza una cattedrale.»
«Tranquilla qualunque cosa accada!»
La frase che aveva fatto sua, nella consapevolezza che non sarebbe guarita dalla malattia era: “Tranquilla qualunque cosa accada, perché così deve essere” che non è una frase di rassegnazione ma, al contrario, di totale abbandono ad un disegno superiore. Quell’abbandono frutto di impareggiabile maturità umana e di vera santità. Davanti alla passione, Gesù dice fra le lacrime: «Padre mio, se è possibile allontana da me questo calice di dolore! Però non si faccia come voglio io, ma come vuoi tu». E rassicurava tutti con la frase “Sto bene!”.
Non sembra possibile, ma nel calendario sulla scrivania, dove lei annotava tutto, impegni scolastici, visite mediche, prelievi, radioterapia… risalta in stampatello in corrispondenza del mese di novembre 2021, un SONO FELICE!
Incredibili parole di una ragazza bella, dotata, amata, carica di sogni da realizzare a pochi giorni dalla fine della vita terrena. Era come se un divino artista, con lo scalpello della sofferenza, liberasse sempre meglio l’oro interiore di Gilda. Forse aveva già intravisto che cosa c’è al di là della Porta dove si spalanca una vita piena e senza più separazioni? Forse è per questo che ci ha lasciato con la serenità di pensare che la vita terrena è solo un momento di preparazione alla Vita Eterna e che bisogna viverla nel migliore dei modi: “l’importante è fare!”, il suo mantra.
«Non respira più!»
La sera del 24 gennaio, papà Pasquale, mamma Paola e il fratello Antonio erano in quella stanza di ospedale e durante tutta la giornata avevano tenuto strette le mani di Gilda parlandole di cose belle e affidandole tutte le persone bisognose, i tanti amici, la famiglia.
Alle 21 e 26 minuti, la mamma ha detto “Non respira più!”.
Gilda ora danzava al passo di Dio.
















