SALESIANI
Andrei Munteanu
L’Ispettoria croata ha UN NUOVO SUPERIORE
Incontro con don Milan Ivančević

Puoi presentarti?
Sono Milan Ivančević, salesiano, nato il 25 ottobre 1962, a Šlimac (Rama – Prozor). Ho tre fratelli, tre sorelle e 29 nipoti. Ho terminato le scuole elementari e superiori nella mia città natale. Dopo aver studiato matematica e fisica a Mostar e due anni di insegnamento in una scuola elementare, sono entrato nella comunità salesiana nell’autunno del 1989. Ho preso i voti permanenti l’8 settembre 1997 e sono stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1998.
Sono stato Vicario parrocchiale, insegnante di religione, più volte parroco e direttore. Posso solo ringraziare per le belle esperienze che ho fatto.
Com’è nata la tua vocazione?
Mia madre mi ha insegnato i primi passi nella fede, con la parola e con l’esempio. Più tardi, crescendo, anche tutti gli altri membri della famiglia ci hanno formato nella fede, perché in famiglia c’era la preghiera regolare: preghiera del mattino e della sera, prima e dopo i pasti.
Abitavamo in un villaggio a 7 km dalla chiesa, ma andavamo regolarmente alla Santa Messa domenicale. Tutto era intriso di fede, ma anche di tanta sofferenza. La mia zona ha sofferto molto durante la seconda guerra mondiale. In un giorno la madre, quando aveva solo 11 anni, perse due fratelli che furono uccisi dai cetnici (serbi) nell’autunno del 1942 solo perché croati. Quella ferita segnò la famiglia per tutta la vita insieme alla povertà.
Come hai conosciuto i Salesiani?
Ho sentito parlare dei Salesiani abbastanza tardi. Durante i miei studi di matematica, ho espresso il desiderio a mia zia, ormai defunta, che era una suora in Germania, di voler diventare prete. Mi ha fornito quattro indirizzi dalla Germania a cui è possibile rivolgersi in relazione alla vocazione al sacerdozio. Tra questi il discorso dei Salesiani in Germania. Così ho cominciato a corrispondere con loro, e le lettere sono state tradotte dal salesiano croato don Franjo Crnjaković, che allora lavorava in Germania. Quando i tempi furono maturi per entrare in comunità, si presentò il problema di non conoscere la lingua tedesca. Poi don Franjo mi ha mandato l’indirizzo dei Salesiani di Zagabria e così sono diventato salesiano croato.
Perché hai scelto di essere salesiano?
Amavo la matematica e lavorare con i bambini a scuola. Mi è piaciuto aiutare i giovani a risolvere problemi di matematica. Fin dalla mia infanzia, la vocazione sacerdotale in qualche modo covava in me. La prima che ricordo è stata un’esperienza con un parente anziano che era tra i pochi parenti a ricevere una pensione. Quando ero in terza elementare, un giorno mi vide felice per i miei ottimi voti e mi disse: “Promettimi che studierai per diventare prete, e d’ora in poi ti darò 5 stoi di ciascuna delle mie pensioni” (valore attuale 10 euro). E ovviamente l’ho promesso perché per me da bambino era un grande valore. Molti anni dopo, quando già lavoravo in una scuola ed ero vicino alla decisione di entrare in comunità, fui al suo funerale e sulla tomba aperta lo ringraziai e gli promisi che mi sarei fatto prete. Tra i bambini a cui insegnavo matematica c’erano anche quelli abbandonati dai genitori. Osservare la loro situazione mi ha aiutato a decidere di intraprendere la strada del servizio ai giovani come salesiano.
Abbiamo la fortuna che un gran numero di giovani riescano a coltivare e vivere la propria fede, a volte anche controcorrente.
La tua gioia più bella?
Le esperienze della confessione mi rendono felice più di tutto. Quando vedo davanti a me la trasformazione dell’anima umana e riconosco me stesso come il mezzo attraverso il quale avviene, essa non può essere paragonata a nulla sulla terra, è un evento celeste. Soprattutto quando si tratta di giovani, ma in queste situazioni ogni anima è giovane perché è bella. E ciò che mi ferisce di più è la disperazione dei bambini e dei giovani quando i loro genitori si separano. Sono sempre profondamente commosso dalla loro sofferenza. E anche la consapevolezza di quando le persone prendono alla leggera la decisione di abortire. Mi viene la pelle d’oca a causa della cecità in cui le persone non sono consapevoli di quanto grande sia l’errore che stanno commettendo. Queste cose penetrano nel profondo dell’umanità e la mettono in discussione.
Quali sono le necessità locali più urgenti e dei giovani?
Abbiamo la fortuna che un gran numero di giovani riescano a coltivare e vivere la propria fede, a volte anche controcorrente. Ma purtroppo molti sono ancora lontani dalla fede e cercano un senso in qualcosa di più piccolo di loro.
Forse potremmo uscire ancora di più e iniziare a cercare i “randagi”. Ma è necessario uscire preparati, se usiamo solo le nostre forze riusciremo un po’, ma se andiamo avanti con la forza di Dio, allora Lui fa molto per le nostre piccole cose.
Come vedi il futuro?
Il futuro, come il presente, è nelle mani di Dio. La Bibbia ci insegna che il mondo è in buone mani. Ecco perché non dobbiamo avere paura. “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31). È vero che i cambiamenti avvengono a una velocità incredibile, il mondo diventa sempre più piccolo perché tutto è facile e veloce da raggiungere. Culture e tradizioni si mescolano e nessuno può immaginare quali saranno le conseguenze. Ma se abbiamo fiducia nel Signore, che è la fonte della vita, Egli porterà tutto al bene. Sta a noi ascoltare, discernere e cercare il nostro posto e il nostro ruolo in ciò che Egli ci chiede. E se siamo su quella strada, allora siamo pronti alle meravigliose sorprese che il Signore sta preparando per noi.
Che cosa diresti ai giovani in questo momento?
Il mio messaggio ai giovani è che non abbiano paura di essere credenti, anche se la moda la chiama arretratezza. E infatti nessuno è interessato al nostro domani quanto Dio, che nei suoi comandamenti ci dà la forza per il futuro. Ci prepara per il futuro con i suoi comandamenti. Se ogni giorno cerchiamo di armonizzare la nostra vita secondo il Decalogo, allora possiamo già dire di noi stessi: beati quelli che vengono dietro di noi perché avranno delle persone davanti a loro. Perciò giovani, siate coraggiosi, non abbiate paura della vita, è il dono più bello di Dio.
CROAZIA: cicatrici e speranze
I Salesiani sono presenti in Croazia dal 1914. Il paese ha vissuto grandi cambiamenti in questo periodo, con la dittatura, la guerra d’indipendenza… La testimonianza di don Goran Antunovic, 32enne salesiano attivo a Rijeka (Fiume), offre una panoramica della situazione attuale: «Fino al 1972 eravamo una sola Ispettoria con la Slovenia, poi siamo diventati due Ispettorie autonome. Oggi siamo circa 115 Salesiani, tra cui una quarantina di giovani in formazione, e abbiamo 11 case in Croazia, più quella di Zepce, in Bosnia, fondata nel 1995. In Croazia, animiamo principalmente parrocchie e oratori, ma abbiamo anche due licei per l’educazione generica e sportiva, e a Zepce, un liceo e una scuola professionale. Abbiamo anche alcuni ostelli per studenti. Tra le nostre attività fondamentali ci sono senza dubbio i campi estivi o “Estate Ragazzi”: ciascuna opera li organizza, durante la pausa estiva, e l’anno scorso, inspiegabilmente, il numero di partecipanti è esploso: da 300 a 500 giovani in ogni luogo. Siamo gli unici ad offrire questo tipo di attività nel paese. C’è un forte senso spirituale e la gente cerca di fare il proprio cammino nella fede: non si vuole credere per tradizione. Ogni comunità salesiana ha il suo gruppo di preghiera. Qui s’incontrano ogni martedì 60-90 persone.
Dalla fine della guerra c’è stata una crescita della presenza salesiana e il paese ha incominciato a conoscerci bene. I Salesiani sono usciti dalle sacrestie per offrire attività educative e una spiritualità salesiana ai giovani del paese. Ci sono Salesiani cappellani nelle scuole, nelle carceri… Guidano i campi estivi, i pellegrinaggi in bici, le settimane di discernimento vocazionale, i ritiri… Inoltre l’arrivo delle Reliquie di don Bosco ha suscitato molti frutti spirituali, i vescovi riconoscono la ricchezza della nostra presenza e contano su di noi per risvegliare la fede tra i ragazzi».
















