LA LINEA D'OMBRA
ALESSANDRA MASTRODONATO
L’esperienza “dissonante” del silenzio
Quello che manca al mondo è un poco di silenzio; quello che manca in questo mondo è il perdono che non vedo e non sento!
Nella civiltà delle parole, non siamo più avvezzi al silenzio e la cosa più grave è che spesso non ne sentiamo neppure la mancanza!

Lasciateci alle spalle le vacanze estive, un altro anno lavorativo sta per cominciare e, ancora una volta, ci apprestiamo a essere risucchiati, inghiottiti, fagocitati da un turbine delirante di attività, scadenze e impegni di ogni genere che più spesso di quanto crediamo finiscono con il toglierci il respiro, precludendoci la possibilità di ritagliarci dei momenti preziosi di silenzio e di riflessione all’interno della nostra quotidianità.
Nella frenesia scomposta delle nostre giornate di giovani adulti immersi nella propria esistenza convulsa e irrequieta tutto diventa “rumore”: dai clacson impazienti che ci scuotono impietosi dal nostro torpore mentre attraversiamo la città nel traffico mattutino al chiacchiericcio incessante e salottiero dei colleghi che incontriamo al lavoro; dal sottofondo onnipresente della televisione sempre accesa nelle nostre case al “muto frastuono” dei pensieri che in ogni istante della giornata affollano la nostra mente, impedendoci di “fare silenzio” dentro di noi persino quando all’esterno tutto tace… Nella civiltà delle parole, non siamo più avvezzi al silenzio e la cosa più grave è che spesso non ne sentiamo neppure la mancanza!
Eppure, mai come in questo particolare momento storico, il mondo sembra avere bisogno di silenzio. Mai come oggi, che siamo chiamati a confrontarci con una comunicazione a dir poco ridondante e pervasiva e con molteplici forme di “inquinamento acustico”, ciascuno di noi necessita di riscoprire il valore terapeutico e liberante del silenzio.
È nel silenzio, infatti, che possiamo penetrare nelle pieghe più intime della nostra interiorità per nutrire i nostri sogni e desideri più autentici. È facendo silenzio che, mettendo tra parentesi ogni ambizione e interferenza, abbiamo l’opportunità di cogliere il senso del nostro agire, di decifrare le nostre emozioni, di riconoscere ciò che conta davvero nella nostra vita e ciò che ci rende felici. È attraverso il silenzio che diventiamo finalmente capaci di restituire significato alle nostre parole, aprendoci nel contempo all’ascolto degli altri, alla comprensione profonda delle loro ragioni, al perdono e alla tolleranza verso chi la pensa diversamente da noi.
Come in uno spartito musicale le note non avrebbero senso senza le pause e gli intervalli che ne scandiscono la melodia; come in un testo poetico lo spazio bianco della pagina è ciò che delimita il pensiero dell’autore, accogliendo il distendersi del verso e determinando il ritmo del componimento; così la reciprocità di ogni dialogo ha bisogno di fondarsi sull’alternarsi di pieni e di vuoti, di parole e silenzi, in cui poter far spazio al punto di vista dell’interlocutore e al riconoscimento della sua “alterità”, senza il quale rischiamo di ricadere in una sterile autoreferenzialità.
Il silenzio, dunque, lungi dal coincidere con il “vuoto comunicativo”, se ricercato e custodito come momento fondamentale di riflessione e pausa necessaria nel flusso ininterrotto e sovrabbondante di chiacchiere e rumori che ingombrano le nostre giornate, può offrirci una rinnovata capacità di metterci in ascolto di tutto ciò che ci circonda e che non urla per imporsi alla nostra attenzione. Ma, soprattutto, ci apre ad una nuova prospettiva sul mondo: quella della “contemplazione”, che per quanto possa apparire per molti aspetti “dissonante” rispetto al nostro vissuto abituale fatto di ritmi febbrili e corse contro il tempo, è l’unica esperienza in grado di metterci in comunicazione con la nostra dimensione interiore, di aiutarci a discernere le cose davvero essenziali per lasciare andare ciò che non serve, di indicarci la via di una ritrovata trascendenza in cui anche il silenzio ci parla con Parole di Vita.
Quello che manca al mondo
è un poco di silenzio;
quello che manca in questo mondo
è il perdono che non vedo e non sento!
Tutta la gente intorno sogna
di cavalcare il temporale,
quello che serve alla vita
è acqua e sale.
Io non sono quell’uomo che aveva un sogno:
che ne è stato dei sogni di questo tempo?
Di che cosa parliamo in questa vita?
Di che cosa nutriamo i nostri figli?
Quello che mancherà domani
è un monumento all’uguaglianza;
quello che manca già stanotte
sono mille parole d’amore,
perché c’è gente che parla d’amore
in una lingua morta.
Sono vivi e gli basta e sanno aspettare,
ma in questa estate che sembra
piuttosto dicembre
non tutto va bene, oppure sì,
se vi pare…
Quello che manca al mondo
lo vedo bene coi miei occhi;
quello che manca in questo mondo
non lo posso raccontare…
Io non sono quell’uomo che aveva un sogno
e nemmeno l’artista che aveva un dono,
ma anche un solo pensiero fa strada,
come tutte le grandi illusioni.
Quello che manca al mondo
è un poco di silenzio;
quello che manca in questo mondo
è il perdono che non vedo e non sento!
Quello che manca al mondo
è un poco di silenzio…
(Ivano Fossati, Quello che manca al mondo, 2011)


















