NEL NOME DI DON BOSCO
C.M. Paul*
L’eredità di don Bosco:
I SALESIANI e la COMUNITÀ CINESE di CALCUTTA
Dalle strade di Tiretta Bazaar a Tangra, i cattolici cinesi di Calcutta hanno trovato nei Salesiani non solo pastori, ma compagni di resilienza. Nel centenario della presenza salesiana in città e con l’arrivo del Capodanno cinese il 17 febbraio 2026, questo reportage ripercorre come cappelle, scuole e una laica indomita abbiano plasmato un’eredità di fede e speranza che continua a fiorire oltre i continenti.

CALCUTTA – La storia della comunità cinese di Calcutta è spesso raccontata attraverso i suoi artigiani del legno e della pelle, la cucina vivace e il fascino antico di Tangra e Tiretta Bazaar. Ma per generazioni di cattolici cinesi, la loro narrazione è quella di una fede incrollabile, di abilità affinate e di speranza duratura – una storia coltivata dal lavoro instancabile dei Salesiani di Don Bosco. È la cronaca di come un ordine dedicato abbia offerto a una comunità non solo la possibilità di sopravvivere, ma di prosperare.
Il percorso tra le due Chinatown di Calcutta, dai vicoli affollati di Tiretta Bazaar al paesaggio delle concerie di Tangra, è una storia di migrazione e resilienza. Eppure, per i cattolici cinesi, vi è stata una costante spirituale: i Padri, i Coadiutori e le Suore Salesiane.
Il legame salesiano
Il legame formale iniziò nel 1925, quando i Salesiani assunsero la guida della Cattedrale del Santissimo Rosario in Portoghese Church Street. Già nel 1928, l’attenzione era rivolta ai cattolici cinesi di Tiretta Bazaar, la “vecchia Chinatown”.
I primi missionari, come padre Attilio Colussi e padre Luigi Jellici, abbracciarono il Sistema Preventivo di don Bosco e fondarono l’Oratorio parrocchiale della Cattedrale, un vivace centro giovanile dedicato al gioco, al canto e al catechismo. Fu la prima base spirituale organizzata per i bambini della comunità, garantendo che la loro fede fosse coltivata tra le sfide di una nuova vita in città.
“Capivano i nostri bisogni particolari,” ricorda padre Francis Alencherry, cappellano della comunità cinese cattolica a Dhapa/Tangra dal 1979 al 1982. “Ci hanno dato una casa spirituale, un luogo dove pregare e sentirci parte.”
Una donna di sostanza
Per quasi tre decenni, questo ponte spirituale ebbe il volto di una donna determinata: Daisy Mary Kuo. Segnata dalla poliomielite, percorreva instancabilmente la città, fungendo da indispensabile tramite tra i sacerdoti e la comunità. La sua dedizione incrollabile è il cuore umano di questa missione centenaria.
“Ricordo Daisy Mary camminare instancabilmente nonostante le sue difficoltà fisiche” racconta padre K.K. Sebastian, già parroco di Auxilium Parish. “È stata lei a tradurre la nostra fede in un linguaggio e una cultura che la comunità potesse comprendere. Senza di lei, il nostro lavoro sarebbe stato impossibile.”
Ex insegnante alla Cappella cinese del Sacro Cuore in Weston Street, organizzava con meticolosità catechismo e celebrazioni sacramentali. Fu figura chiave nella fondazione della Cappella cinese di Maria Immacolata a Tangra, benedetta dall’arcivescovo Henry D’Souza l’11 agosto 1996.
Padre Sebastian, che costruì la splendida cappella in marmo, sottolinea che il suo successo spirituale fu dovuto in gran parte alla “donna forte e risoluta Daisy Kuo, la cui amministrazione della chiesa era impeccabile”.
“I sacerdoti ci hanno dato la cappella, ma Daisy Mary ci ha dato la voce,” ricorda Melissa Chen, ex studentessa e volontaria parrocchiale.
L’educazione come acceleratore
Il contributo più profondo dei Salesiani fu l’istruzione. Le scuole tecniche Don Bosco di Park Circus, Tangra e Liluah offrirono ai giovani cinesi un percorso verso la sicurezza economica. Qui imparavano mestieri richiesti – meccanica, saldatura, elettronica, tipografia – che aprivano loro opportunità di lavoro in Canada, Stati Uniti e Australia.
“Le scuole salesiane sono state la piattaforma di lancio che ha permesso ai nostri giovani di partire per l’estero” afferma padre Dominic Kachira, già cappellano dal 1983 al 1988.
Questi istituti non puntavano soltanto all’eccellenza accademica, ma alla formazione professionale. I ragazzi cinesi imparavano mestieri richiesti come tornitura, meccanica di precisione, saldatura, tipografia ed elettronica.
Padre Kachira, che fu Rettore e Preside della Don Bosco School e Boarding di Liluah dal 1995 al 2001, aggiunge: “Questa formazione tecnica è stata un canale diretto per molti giovani cinesi verso lavori ben retribuiti in paesi come Canada, Stati Uniti e Australia, offrendo loro i mezzi per costruire nuove vite”.
Anche le scuole Loreto, l’istituto Auxilium delle Suore Salesiane a Bandel e altre scuole cattoliche contribuirono alla formazione delle ragazze, trasmettendo conoscenza e senso di comunità.
L’ancora spirituale: il pellegrinaggio a Bandel
Una tradizione profondamente radicata è il pellegrinaggio annuale al Santuario mariano di Bandel, affidato ai Salesiani nel 1928. Spesso legato al Capodanno cinese, il pellegrinaggio simboleggia il cammino continuo della comunità sotto la guida salesiana e mariana.
“Il pellegrinaggio a Bandel è la nostra tradizione più profonda. Ci riconnette ai nostri antenati e ci ricorda che la nostra fede è condivisa attraverso le generazioni. I Padri Salesiani sono sempre stati lì, camminando accanto a noi”, afferma Vincent Liu, storico residente cinese di Tangra.
Un’eredità vivente
La vera misura di questa missione si trova nelle vocazioni che ha saputo generare. La comunità ha prodotto i propri religiosi, tra cui suor Miriam Chen (Loreto) e suor Cecily (Loreto); suor Lucille Ho (Missionarie della Carità), la cui scelta di entrare nell’ordine di Madre Teresa mette in evidenza la profonda carità maturata all’interno della comunità. Vi sono inoltre suor Violet Ashing e suor Marie Tham (Salesiane) e il fratello Joseph Han (Salesiano), le cui esperienze testimoniano l’impatto della formazione salesiana.
Gli ex insegnanti della Don Bosco School di Liluah, il compianto signor Paul Chung e il signor Dominic Lee, hanno servito la comunità come presidenti del Movimento dei Cooperatori Salesiani di Calcutta. Tra loro si annoverano anche membri di spicco dei Cooperatori Salesiani e numerosi exallievi.
Queste vocazioni, sebbene poche nel numero, rappresentano un simbolo potente di una comunità che non è stata soltanto destinataria di fede, ma anche sorgente viva di essa. La dedizione personale di questi individui, insieme alla presenza costante di figure come suor Clara Martin (Salesiana) e il fratello Charles Sewin (Salesiano), assidui visitatori della cappella di Dhapa, ha garantito che il carisma salesiano del servizio ai giovani rimanesse una realtà viva e pulsante per la comunità cattolica cinese di Calcutta.
Conclusione: una fede che resiste
Oggi, sebbene il numero dei cattolici cinesi di Calcutta si sia ridotto a causa dell’emigrazione, la loro fede rimane la testimonianza di una collaborazione unica durata un secolo. Le splendide cappelle, le scuole tecniche che hanno formato carriere e i legami umani intrecciati dai missionari salesiani e da leader laici come Daisy Mary Kuo hanno creato un’eredità destinata a durare. La loro storia è un potente richiamo al fatto che, anche quando le comunità si spostano e cambiano, i semi della fede e della speranza, se piantati con amore autentico, continuano a fiorire attraverso le generazioni e i continenti.
*C.M. Paul è un sacerdote salesiano, giornalista ed educatore. Vicepreside al Salesian College di Siliguri, ha servito come cappellano della comunità cinese di Tangra a Calcutta. Le sue scritture intrecciano storia, fede e comunità in narrazioni coinvolgenti.
















