I FIORETTI DI DON BOSCO
B.F.
L’epidemia di Lanzo
In una soleggiata giornata di primavera del 1869, don Bosco si recò a Lanzo con i cantori e la banda dell’Oratorio per celebrare in quel collegio la festa di san Filippo Neri, titolare dell’Istituto, e render più solenne la festa del Corpus Domini in paese. Il collegio, costruito a partire dal 1864, era imponente ed era la prima struttura salesiana fuori Torino. Don Bosco ne era particolarmente orgoglioso. La scuola godeva di grande stima.
Don Bosco andava spesso a visitarlo. Ma quel mattino di maggio, lo attendeva una brutta notizia. In una camera isolata dell’infermeria, erano stati ricoverati sette allievi contagiati dal terribile vaiolo.
Appena seppero che era arrivato don Bosco, i sette, pieni di fiducia nella benedizione di don Bosco, pregarono il Direttore d’invitarlo a benedirli non appena giunto: «Così, dicevano, guariremo subito e potremo andare a far festa con i compagni!».
A quella notizia, don Bosco esclamò: «Già! festa e vaiolo non stanno insieme. Andate a preparare i loro abiti in fondo al letto, che salirò a benedirli».
Alla vista di don Bosco, i malati gridarono: «Don Bosco, don Bosco, possiamo alzarci? Ci dia la sua benedizione!»
«Avete fede nella Madonna?»
«Sì!»
«Recitiamo tutti insieme un’Ave Maria!» e li benedisse.
I giovani, seduti sul letto, ricevettero devotamente la benedizione, quindi, tendendo con slancio ambo le mani verso i vestiti, insistettero: «Possiamo alzarci?»
«Ma avete proprio fede nella Madonna?» «Sì… sì…» «Ebbene; alzatevi!» disse il Santo.
In fretta e furia, incominciarono a vestirsi. E poi si precipitarono in cortile.
Tutti e sette, meno uno, un certo Baravalle, che, dubitando di essere guarito veramente, per precauzione rimase a letto.
Poco dopo il direttore li cercò di nuovo e li trovò impegnati in una calorosa partita di gioco tra i compagni. Le “bolle” erano scomparse, ma essendo una giornata molto umida, i superiori, a dire il vero, erano in qualche apprensione.
L’unica quasi-vittima di quel giorno di maggio 1869 fu il povero e coscienzioso medico della scuola, che per poco non ebbe un infarto quando vide i malati di vaiolo “infettare” l’intera scuola con una malattia spesso mortale. Pur essendo comprensibilmente furioso, in realtà nessuno contrasse la malattia.
Il dì seguente si compì la distribuzione di premi speciali di buona condotta a sei alunni, giudicati i migliori, per votazione degli stessi compagni. Era presente anche il medico, dott. Magnetti.
Primo a essere nominato fu il giovane De Magistris. «Infermo!» esclamò il dottore.
«Presente!» esclamò più forte l’alunno. Era uno degli ammalati. Il secondo a essere proclamato fu Passerini. «Infermo!» ripeté il dottore; e il giovane ripeté più forte: «Presente!». Era un altro degli ammalati.
Il buon medico s’inquietò; si mise a gridare all’imprudenza, disse che le “bolle” erano scomparse, ma che quell’atto sarebbe stato fatale; e si affrettò a recarsi nell’infermeria ove non trovò che il Baravalle, il quale, grazie alle sue cure, poté lasciare il letto dopo venti giorni; mentre gli altri, che avevano avuto fede in Maria Ausiliatrice e in don Bosco, erano guariti all’istante.
















